Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!

lunedì 31 dicembre 2007

L'anno che verrà!

L'anno che sta arrivando
fra un anno passerà
e ristarem tentando
a cambiar l'Umanità:
perché è provando e riprovando
che qualcosa cambierà
nei cuori di chi amando
dona ad altri felicità,
nelle menti di chi pensando
sogna un'altra Umanità.
Anonimo
Per leggere il testo e visionare il video della canzone L'anno che verrà:
http://www.italianissima.net/testi/lannoche.htm
http://www.youtube.com/watch?v=O-10rlRrtiU
Tanti auguri di un migliore 2008!

mercoledì 19 dicembre 2007

Boia di un mondo!

"L'Italia oggi non ha nulla di cui andare fiera". Questo è stato quanto ha affermato ieri John R. BOLTON, ex ambasciatore degli USA presso l'ONU. Il motivo? Aver guidato una scalata presso tale organizzazione per la conquista della memoria da consegnare ai posteri.

In breve: su 193 Paesi che siedono presso quest'istituzione internazionale, ben 104 si sono pronunciati favorevoli alla "Moratoria sulle esecuzioni in prospettiva della abolizione della pena di morte", voluta e presentata come prima firmataria appunto dall'Italia, che sia in patria sia all'estero si è vista compatta come non mai, con un fronte trasversale che ha unito politici e cittadini, anche di opposte fazioni, mentre 54 si sono dichiarati contrari e solo 29 hanno preferito l'astensione.

La vittoria italiana risulta ancora più rilevante se si sottolinea che appena un mese fa (il 15 novembre) la Commissione per i diritti umani dell'ONU si era espressa sì favorevolmente, ma con proporzioni differenti: 99 favorevoli, 52 contrari e 33 astenuti.

La motivazione addotta dal diplomatico, per un'affermazione così grave nei nostri confronti, è stata che ogni Nazione ha il diritto di applicare la propria legge secondo la volontà del popolo sovrano, che negli USA è ancora prevalentemente antiabolizionista, e che così facendo si procurava una ferita al concetto di sovranità popolare.

E' alquanto singolare che lo Stato in cui, grazie ad una rivoluzione e conseguente guerra, sono state poste le basi della democrazia moderna, essa venga interpretata come applicazione fredda e ferrea della volontà nazionale, anche quando essa è in contrasto coi principi fondamentali dell'Uomo.

E' infatti vero che l'Idea democratica, che ha preso corpo nelle Rivoluzioni Americana prima e Francese dopo, e quindi il riconoscimento dei diritti politici (o civili) dell'Uomo, che così diviene a pieno titolo Cittadino, è conseguente all'Idea liberale, che ha avuto origine colla Rivoluzione Inglese, e quindi col riconoscimento dei suoi diritti naturali (o umani), per questo motivo maggiormente inalienabili.

Al momento della votazione 64 Paesi erano praticanti tale sanzione; 32 con una legislazione favorevole in vigore ma abolizionisti di fatto; 11 abolizionisti per i reati comuni e 90 abolizionisti assoluti (tra cui l'Italia). Tra i praticanti spiccano per la solerzia con cui procurano il lavoro al boia Nazioni come la Cina (con circa 5000 esecuzioni nel 2006), il Pakistan (con 82), l'Iraq ed il Sudan (a pari merito con 65), gli USA (con 53), l'Arabia Saudita (con 39). Resto del Mondo (incivile): 109.

Al fronte del "No" appartengono, oltre ai su citati anche l'Iran, la Siria, la Corea del Nord e la Libia, i quali più volte, insieme col Sudan, sono stati definiti, proprio dall'amministrazione di WASHINGTON, "Stati canaglia". Il Sudan per altro, insieme coll'Egitto, è stato proprio il capocordata per tale fronte.

Anche per i "compagni di merende" è alquanto singolare la posizione degli USA, vista la vicinanza ideologica con Stati non sempre conformi alle loro volontà. E se la condanna maggiore per via del numero è necessario che sia indirizzata alla Cina, questa, quanto meno, non ha l'aggravante di essere considerata la prima democrazia (moderna) del globo, per anzianità, per prestigio e per potenza.

Gli USA, comunque, in questa occasione hanno scelto un basso profilo, e ciò in attesa che la Corte Suprema si esprima (verosimilmente prima dell'estate prossima) sulla costituzionalità dell'iniezione letale, dopo le recenti affermazioni sulla probabile lenta e dolorosa morte che procurerebbe, in contrasto col loro dettato costituzionale che prevede la proibizione a condanne crudeli e inusuali.

Tale moratoria non è vincolante per i membri delle assise, ma rappresenta, colla presa di coscienza della maggior parte di essi, una pietra miliare nel percorso che l'Umanità intera ha intrapreso sul sentiero della Civiltà, dal quel lontano 30 di novembre del 1786, quando uno Stato italiano, il Granducato di Toscana, aboliva, primo al mondo, la pena di morte, in seguito all'introduzione del Codice Leopoldino, sulla scia delle idee illuministiche del giurista, sempre italiano, Cesare BECCARIA.

Erano appena dieci anni che gli USA erano al mondo! Ed è per questo che trenta secoli di storia ci fanno guardare con sovrana pietà a certe dottrine d'oltroceano.

Ed è sempre per questo che noi oggi possiamo affermare che ieri sono stati gli USA a non aver avuto nulla di cui andare fieri!

Per visionare un video sull'evento:

Per approfondimenti:

mercoledì 5 dicembre 2007

S. Nicola di MIRA e la Tradizione

Tradizione è una parola di origine latina (traditio, -onis sf) proveniente, a sua volta, da tradere (vt), "tramandare". Con questo termine si indica quel patrimonio di tipo culturale, antropologico, sociale, &c. che di generazione in generazione da un gruppo umano viene custodito e consegnato ad un altro gruppo umano col compito che venga a sua volta custodito e tramandato.
Ne deriva che è fondamentalmente un fenomeno conservativo, ma non per questo non contempla il cambiamento, l'innovazione. C'è stato addirittura chi, su questa scia, ha affermato che la tradizione è bella perché cambia! Infatti, con tale termine non si deve indicare un elemento immutabile, quasi museale, ma bensì un percorso, che pur cambiando, rimane fedele a sé stesso.
La tradizione è un albero su cui si possono innestare altri frutti, è un fiume in cui si riversano atri torrenti e che si accresce grazie a percorsi carsici e a precipitazioni.

In un primo momento, nel vedere le nostre città sempre più dotate di ristoranti appartenenti alle catene di multinazionali americane dedite alla ristorazione veloce, molti di noi, legati alla Tradizione, percepirono il fenomeno come un'autentica invasione, che avrebbe comportato la perdita dell'identità culturale (anche solo gastronomica!) e la conseguente imposizione di stili di vita improntati ad una malsana globalizzazione/mondializzazione. E ancora molti di noi avrebbero plaudito ad una loro messa al bando o boicottaggio o addirittura sabotaggio in nome della conservazione e preservazione dei sani e virtuosi principi tradizionali (!?).

Sempre in un primo momento, gli stessi di noi, non videro di buon occhio l'arrivo dal Nuovo Mondo di feste, fino ad allora semisconosciute, come quella così detta di Halloween, coi suoi travestimenti, colle sue zucche, i suoi dolcetti o scherzetti, il suo gusto per l'orrido ed il macabro di carattere apotropaico.

Ma in seguito, molti sempre di quelli che avrebbero voluto la non contaminazione delle usanze e costumanze degli antichi, in seguito ad una disamina della Storia, dovettero fare i conti colla Storia stessa.

E' essa costellata di eventi che, proprio per il fatto di essere inseriti nel corso impetuoso ed inesorabile degli accadimenti, hanno sempre avuto un inizio, una evoluzione e, a volte, una fine.

E molti di essi, addirittura, iniziati in contesti del tutto differenti, a volte si sono istallati nei posti più disparati, dando vita a realtà diverse, lasciando in ognuno di essi un'impronta rimarchevole del loro passaggio, al punto tale da rappresentare, in ciascuno di quei luoghi, un elemento della Tradizione, tanto da essere rielaborati in modo tipico.

E' il caso del Natale, del Capodanno, del Carnevale e di tante altre ricorrenze, che se pur uguali, risultano tanto diverse in ogni dove, rendendo gli usi e i costumi di quei dove sempre più ricchi.
Lo st
esso albero di Natale addobbato, nato nel contesto tedesco più di quattro secoli fa (STRASBURGO F, 1605), è ora uno degli elementi tradizionali natalizi più diffusi al mondo, e nessuno metterebbe in dubbio che faccia parte dell'immaginario collettivo mondiale di tale festività.
O perché no, il presepe, nato in Umbria quasi otto secoli fa (GRECCIO PG,
1223), è ormai da tempo un simbolo della cristianità, soprattutto cattolica, in Italia tutta, ma anche in altre realtà, come nel mondo germanico, quello iberico e, non ultima per importanza, in Terra Santa.

Ma sempre per rimanere nell'ambito natalizio c'è da sottolineare dell'altro.
Un simbolo di sicura diffusione planetaria è Babbo (o Papà) Natale. Ma non tutti sanno che il suo personaggio, di impronta anglosassone, in quanto di origine inglese e di rielaborazione angloamericana, riprende le caratteristiche di un personag
gio che si diffuse in America grazie ai primi coloni olandesi della città di NUOVA AMSTERDAM (l'attuale NUOVA YORK USA), di nome Sinterklaas, da cui il nome inglese Santa Claus. Questi altri non era se non quel S. Nicola di MIRA TR, da noi più conosciuto come S. Nicola di BARI [in apertura & in chiusura], che in varie parti del mondo aveva (ma non sempre ha continuato ad avere!) l'abitudine di portare doni ai bimbi la notte del suo dies natalis (il 6 dicembre). Da ciò ne è derivata la presenza concomitante di due personaggi, ambedue collegati ad ambiti religiosi, ma uno anche con caratteristiche esterne tali, l'altro decisamente più laiche.

E' bello constatare che la tradizione occidentale, cristiana (ma non solo) possa essersi arricchita di elementi nuovi che l'abbiano resa sempre più corposa! Ma quanti di quelli che hanno aperto la porta al personaggio laico del Natale, per altro veicolato in ogni cultura soprattutto grazie ad una delle campagne pubblicitarie più riuscite nel mondo del commercio, del mercato e della vendistica globali, dell'industria produttrice della bevanda analcoolica più bevuta al mondo dopo il latte, sono coscienti della sua figura alternativa, del suo alter ego totalmente religioso, che pur essendo più antico e più vicino alla realtà storica, anche se viene festeggiato in una data diversa (o forse proprio per questo!) avrebbe, se non un maggiore diritto, quanto meno lo stesso, di vederne conservata la memoria, continuando a trovare egualmente aperta la medesima porta?

Permane nel mondo germanico, dove oltre all'arrivo di S. Nicola (la notte del 6), i bimbi tedeschi (la notte del 25) aspettano anche l'arrivo di Gesù Bambino, quelli di formazione cattolica, o di Weihnachtsmann (Uomo di Natale), quelli di formazione evangelica.

Ma nelle altre parti del mondo, come purtroppo anche in Italia, la questione è fuori discussione. Se non in piccole e circoscritte zone della nostra Nazione, la memoria di S. Nicola (come portatore di doni ai bimbi) è pressocché assente.

Come pure ci si potrebbe dilungare per l'attesa dell'arrivo di S. Lucia da SIRACUSA (la notte del 13), praticamente sconosciuta come distributrice di regali, o della Befana (la notte del 6 del mese venturo), che sembra non ricevere più, né da grandi né da piccini, il consenso di cui godeva un tempo dagli stessi, mentre, sempre nel contesto germanico, sembra permane l'usanza di attendere per la medesima notte l'arrivo di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ovvero i tre Re Magi.
Ma ci viene spontaneo chiederci fino
a quando si godrà di questa indipendenza culturale, prima di essere fagocitati nel grande calderone global-mondializzatore di stampo prettamente angloamericano!

Allora ci viene ulteriormente spontaneo chiederci se oltre alla visione senz'altro conservatrice, inutilmente protesa alla preservazione antistorica delle proprie tradizioni e alla preclusione di qualsiasi integrazione, vista come una inutile, superflua e nociva contaminazione, e alla visione senza dubbio innovatrice, pericolosamente rivolta ad un'acritica accettazione delle culture altrui, non ci sia da considerare l'opportunità di accogliere, integrare, metabolizzare e rielaborare elementi provenienti anche da altre realtà, in modo da compiere nella nostra Tradizione quell'iniezione di linfa vitale che le permetta non già di sopravvivere, ma, anzi, di vivere nello splendido percorso che ogni Tradizione ha il diritto e il dovere di effettuare, affinché, traendo spunto dal passato, non le sia precluso il futuro.

Per approfondimenti:

martedì 4 dicembre 2007

Chiamiamolo "Liberalsocialismo"!

Tempo fa, al grido "Né WASHINGTON, né MOSCA", si voleva sottolineare la necessità di trovare una via economica, sociale e politica alternativa alla prima (il Liberalismo) e alla seconda (il Socialismo): una via che non prese un nome vero e proprio, rimanendo indicata colla semplice denominazione di "Terza Via".

Di che cosa fosse tale alternativa alle due fin'ora praticate nel mondo, ambedue concepite e applicate con alterne fortune e forti speranze di dare all'Umanità intera una risposta esaustiva e definitiva ai suoi problemi, si sono occupati innumerevoli economisti, sociologi e politologi, ognuno dandole un indirizzo (e a volte anche un nome) differente, a seconda della pubblicistica che, standovi dietro, la alimentava.

In un primo momento si parlò di "Dottrina sociale della Chiesa", ovvero di "Cristianesimo sociale", che fondata sulle encicliche sociali dei papi, voleva rappresentare la risposta ai problemi della società che, alla fine del secolo XIX, sembrava esclusivo appannaggio dei gruppi politici di ispirazione marxista.

Il fascismo, che nelle sue varie declinazioni prese corpo in Europa, tanto da dover parlare, forse più correttamente, di fascismi, e alcune emanazioni dello stesso nel subcontinente meridionale dell'America (Brasile e Argentina), si disse a sua volta, se non l'inventore, quanto meno l'applicatore di tale dottrina, propagandando la propria visione come la sintesi delle due visioni politiche antitetiche, la panacea dei problemi dell'universa Umanità, l'apoteosi della politica.

Ma nel periodo in cui tali regimi (tutti autoritari, ed alcuni addirittura totalitari!) si affermarono nel Vecchio Continente, alcuni uomini, non desiderando aderire a tali strutture politiche, non tanto per i contenuti, quanto per la forma con cui venivano esplicati, amanti della giustizia e della libertà in egual misura, riunendosi in movimenti (come quello denominato, per l'appunto, "Giustizia e Libertà") e partiti (come quello detto "d'Azione") teorizzarono (soprattutto in Italia) un sistema politico che, prendendo spunto dai due ormai diffusi ed applicati a livello planetario, prese il nome di "Liberalsocialismo".

Durante il periodo della contestazione giovanile, che tanta parte fece nella creazione delle coscienza collettiva dei giovani di allora, e che tanta parte avrebbe avuto non solo nell'immediato futuro, al punto che ancor oggi ne sentiamo il soffio innovatore, non sempre apportatore di felici novità, ci fu chi, al grido "Né fronte rosso, né reazione: lotta armata per la Terza Posizione", avrebbe voluto sovvertire, anche colle armi, l'ordine costituito, per instaurare un "nuovo ordine" basato sul principio dell'equidistanza dalle due vie tradizionali.

Comunque la si voglia chiamare, questa visione economica, sociale e politica, noi siamo profondamente convinti che sia essa intrinsecamente valida e che per la sua (diciamo) equivicinanza colle due fin'ora più conosciute e diffuse, rappresenti l'unica percorribile ai fini dell'applicazione su grande scala per la risoluzione dei problemi dell'Umanità tutta.

Vi proponiamo la lettura di parte del Manifesto liberaldemocratico elaborato nel 1940 dal suo maggiore teorico, Guido CALOGERO, allievo di Giovanni GENTILE e avversario di Benedetto CROCE.
http://www.ossimoro.it/calogero.htm
In linea di principio ci troviamo d'accordo con esso, anche se esprimiamo qualche riserva su alcune affermazioni e definizioni; ma tant'è: la perfetta condivisione delle idee è pura utopia!
Per approfondimenti:

domenica 2 dicembre 2007

Onore - Fedeltà - Coraggio

Qualcuno, leggendo la descrizione di questo spazio, lo etichetterà come un luogo "fascista", e questo perché parole come "Onore, Fedeltà e Coraggio", da quando l'obbedienza è stata definita "l'ultima" o "la più subdola delle tentazioni", ovvero "non più una virtù", tutto ciò che fosse minimamente assimilabile a visioni tradizionali, ma non per questo necessariamente conservatrici, della società (e non solo di quella occidentale), fu considerato desueto, reazionario e, quindi, essendo contrario alle "magnifiche sorti e progressive" dell'Umanità tutta, in una parola, il più delle volte offensiva, "fascista".
Noi non siamo d'accordo!

Non c'è bisogno di essere fascisti per credere (e qualcuno in mala fede aggiungerà: obbedire e combattere!) in quelle caratteristiche che per millenni, da quando l'Umanità tutta si è costituita in società organizzata, hanno identificato l'uomo nell'accezione più elevata, e cioè di essere vivente che, dominante sulla Natura e sulla Storia, ha preso coscienza della sua esistenza, e ha cercato, prima, di elevarsi dagli altri animali e, poi, di distinguersi da quei suoi simili (tali solo nell'aspetto, ma non nell'intelletto!), che animali erano nel modo di pensare e condurre la propria esistenza, non riuscendo a concepire un sistema di vita che li rendesse degni del dominio che Dio (volontariamente) o la Natura (casualmente) gli avevano consegnato, come custode del Mondo.

E' dall'alto della sua posizione che l'Uomo ha considerato l'opportunità, se non addirittura la necessità, di creare un sistema di valori che ha permeato le coscienze dei "migliori" sin dai primordi, e che per questo sono considerati "immortali".

Esempi reali e concreti di quel che vuol dire ciò ne è disseminata la Storia: laicamente sono definiti Eroi, religiosamenti Santi.

Nella pletora di essi, noi ne abbiamo scelto uno, perché italiano, perché sconosciuto, perché ha combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, rimanendo fedele all'Idea fino in fondo, dimostrando di essere coraggioso per difendere l'onore della Patria.

Ma soprattutto perché non era fascista. Almeno non nella solita accezione.

Egli è il Generale Barone Ambasciatore Amedeo GUILLET, detto il Comandante Diavolo.
Per approfondimenti:

venerdì 30 novembre 2007

Si comincia! Buon viaggio!

Con oggi inizia, dopo un lungo periodo di gestazione, la vita di questo "spazio".
Come vi avevamo promesso iniziamo proponendovi la lettura della storia e della psicologia del personaggio scelto come nostro pseudonimo, o forse dovremmo dire,
alter ego.

domenica 11 novembre 2007

Attenzionee! Lavori in corso! Stiamo lavorando per noi!

Facciamo presente, a quanti vorrebbero immantinente interagire con tutti noi, che per il momento ciò non è possibile a causa dei lavori in corso, ricordandogli che questo è ancora uno spazio in allestimento: sarà completamente attivo e accessibile a tutti nel giro di qualche settimana.
Ce ne scusiamo per l'inconveniente!