Tempo fa, al grido "Né WASHINGTON, né MOSCA", si voleva sottolineare
la necessità d
i trovare una via economica, sociale e politica alternativa alla prima (il Liberalismo) e alla seconda (il Socialismo): una via che non prese un nome vero e proprio, rimanendo indicata colla semplice denominazione di "Terza Via".
la necessità d
i trovare una via economica, sociale e politica alternativa alla prima (il Liberalismo) e alla seconda (il Socialismo): una via che non prese un nome vero e proprio, rimanendo indicata colla semplice denominazione di "Terza Via".
Di che cosa fosse tale alternativa alle due fin'ora praticate nel mondo, ambedue concepite e applicate con alterne fortune e forti speranze di dare all'Umanità intera una risposta esaustiva e definitiva ai suoi problemi, si sono occupati innumerevoli economisti, sociologi e politologi, ognuno dandole un indirizzo (e a volte anche un nome) differente, a seconda della pubblicistica che, standovi dietro, la alimentava.
In un primo momento si parlò di "Dottrina sociale della Chiesa", ovvero di "Cristianesimo sociale", che fondata sulle encicliche sociali dei papi, voleva rappresentare la risposta ai problemi della società che, alla fine del secolo XIX, sembrava esclusivo appannaggio dei gruppi politici di ispirazione marxista.
Il fascismo, che nelle sue varie declinazioni prese corpo in Europa, tanto da dover parlare, forse più correttamente, di fascismi, e alcune emanazioni dello stesso nel subcontinente meridionale dell'America (Brasile e Argentina), si disse a sua volta, se non l'inventore, quanto meno l'applicatore di tale dottrina, propagandando la propria visione come la sintesi delle due visioni politiche antitetiche, la panacea dei problemi dell'universa Umanità, l'apoteosi della politica.
Ma nel
periodo in cui tali regimi (tutti autoritari, ed alcuni addirittura totalitari!) si affermarono nel Vecchio Continente, alcuni uomini, non desiderando aderire a tali strutture politiche, non tanto per i contenuti, quanto per la forma con cui venivano esplicati, amanti della giustizia e della libertà in egual misura, riunendosi in movimenti (come quello denominato, per l'appunto, "Giustizia e Libertà") e partiti (come quello detto "d'Azione") teorizzarono (soprattutto in Italia) un sistema politico che, prendendo spunto dai due ormai diffusi ed applicati a livello planetario, prese il nome di "Liberalsocialismo".
periodo in cui tali regimi (tutti autoritari, ed alcuni addirittura totalitari!) si affermarono nel Vecchio Continente, alcuni uomini, non desiderando aderire a tali strutture politiche, non tanto per i contenuti, quanto per la forma con cui venivano esplicati, amanti della giustizia e della libertà in egual misura, riunendosi in movimenti (come quello denominato, per l'appunto, "Giustizia e Libertà") e partiti (come quello detto "d'Azione") teorizzarono (soprattutto in Italia) un sistema politico che, prendendo spunto dai due ormai diffusi ed applicati a livello planetario, prese il nome di "Liberalsocialismo".
Durante il periodo della contestazione giovanile, che tanta parte fece nella creazione
delle coscienza collettiva dei giovani di allora, e che tanta parte avrebbe avuto non solo nell'immediato futuro, al punto che ancor oggi ne sentiamo il soffio innovatore, non sempre apportatore di felici novità, ci fu chi, al grido "Né fronte rosso, né reazione: lotta armata per la Terza Posizione", avrebbe voluto sovvertire, anche colle armi, l'ordine costituito, per instaurare un "nuovo ordine" basato sul principio dell'equidistanza dalle due vie tradizionali.
delle coscienza collettiva dei giovani di allora, e che tanta parte avrebbe avuto non solo nell'immediato futuro, al punto che ancor oggi ne sentiamo il soffio innovatore, non sempre apportatore di felici novità, ci fu chi, al grido "Né fronte rosso, né reazione: lotta armata per la Terza Posizione", avrebbe voluto sovvertire, anche colle armi, l'ordine costituito, per instaurare un "nuovo ordine" basato sul principio dell'equidistanza dalle due vie tradizionali.
Comunque la si voglia chiamare, questa visione economica, sociale e politica, noi siamo p
rofondamente convinti che sia essa intrinsecamente valida e che per la sua (diciamo) equivicinanza colle due fin'ora più conosciute e diffuse, rappresenti l'unica percorribil
e ai fini dell'applicazione su grande scala per la risoluzione dei problemi dell'Umanità tutta.
rofondamente convinti che sia essa intrinsecamente valida e che per la sua (diciamo) equivicinanza colle due fin'ora più conosciute e diffuse, rappresenti l'unica percorribil
e ai fini dell'applicazione su grande scala per la risoluzione dei problemi dell'Umanità tutta.
Vi proponiamo la lettura di parte del Manifesto liberaldemocratico elaborato nel 1940 dal suo maggiore teorico, Guido CALOGERO, allievo di Giovanni GENTILE e avversario di Benedetto CROCE.
http://www.ossimoro.it/calogero.htm
http://www.ossimoro.it/calogero.htm
In linea di principio ci troviamo d'accordo con esso, anche se esprimiamo qualche riserva su alcune affermazioni e definizioni; ma tant'è: la perfetta condivisione delle idee è pura utopia!
Per approfondimenti:

