Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!

mercoledì 30 gennaio 2008

Eroi di carta e uomini di cartone

In mezzo a tanti veri uomini mediocri, uomini di cartone, spesso la frequentazione di fumetti (certamente non la più nobile delle arti figurative, ma di sicuro una delle più diffuse e pervasive della nostra società!) può farci imbattere in personaggi che, per le loro personalità, psicologia, carattere, &c., possono essere considerati a tutti gli effetti degli eroi, per cui, non ostante il loro essere spesso di fantasia, rappresentano per i lettori dei veri punti di riferimento, dato il loro valore e il loro coraggio.
Ultimamente ci siamo imbattuti in un personaggio non del tutto nuovo, ma a noi sconosciuto, che oltre alle caratteristiche solite dell'eroe, ha anche il valore aggiunto di non dover essere elaborato dalla cultura dell'Estremo Oriente (come, per altro, il nostro Capitan HARLOCK!), e quindi importato, ma è del tutto europeo nella elaborazione delle storie, e italiano nella concezione.
Egli è Dago, il Giannizzero Nero, al secolo Cesare RENZI.
http://it.wikipedia.org/wiki/Dago

domenica 27 gennaio 2008

Giorno della Memoria

Oggi noi chiniam la fronte davanti ad una tragedia che non ha colpito solo un'etnia, ma l'Umanità intera; non solo perché insieme cogli ebrei sono stati interdetti, perseguitati, internati e trucidati esseri umani appartenenti a quelle categorie che un'idea folle e criminale indicava come "sottouomini" (slavi, pazzi, testimoni di Geova, omosessuali, &c.), ma perché, fossero stati colpiti anche solo appartenenti ad una categoria umana, l'Umanità intera si sentirebbe doverosamente offesa, non solo perché colpita, ma anche perché si sentirebbe di aver prodotto, al suo interno, i responsabili di tale mostruosità.

Due uomini nella storia hanno espresso il loro giudizio sulle morti di massa: tutti e due rimandano a quella vertigine che noi umani proviamo di fronte ad esse.

L'uno, tale Napoleone BONAPARTE, disse che se si uccide un uomo si è un assassino, mille uomini un grande generale, un milione di uomini un dio.

L'altro, tale Josif Vissarionovič DŽUGAŠVILI (in arte Stalin!), che l'uccisione di un uomo è un assassinio, quella di un milione di uomini statisica.

Di genocidi è costellata la storia; ma mentre quelli del lontano passato ci sembrano relegati, insieme colle ombre da cui sono usciti, in un tempo ormai lontano che ci sembra non più attuale, perché ci illudiamo di aver epurato dall'Umanità stessa quella ferocia beluina che li ha scatenati, quelli del passato recente ci fanno rabbrividire, facendoci provare una sensazione di spaesamento, in cui non riusciamo a collocare quell'idea di Uomo che le "magnifiche sorti e progressive" sembravano ormai definitivamente avere attualizzato.

Per dirla alla Thomas MANN, parafrasandolo, l'Uomo nel corso della storia ha raggiunto "vette sublimi ed esecrabili abissi".

"Mai più!" è stato il grido di dolore e di speranza che da più parti si è innalzato ad un cielo che è sembrato sordo. Ma la storia ha continuato a ripetersi: Ruanda, Bosnia-Erzegovina e, attualmente, Sudan gli esempi a noi più vicini.

"Mai più!" è il grido strozzato e commosso che dobbiamo indirizzare all'interno di noi stessi, perché i nostri occhi non possano mai più vedere negli occhi dei fratelli la luce del sole spenta per sempre.

Amen!

Per approfondimenti:

domenica 20 gennaio 2008

S. Sebastiano martire

Anche oggi, come tutti i giorni, se buttiamo lo sguardo al calendario, accanto alla data troveremo il nome di un santo.

Questa volta però il nostro interesse non è indirizzato alle "virtù eroiche" di quello del giorno, ma bensì al significato che lo stesso ha assunto nel contesto di una delle culture "alternative" che tanta parte stanno avendo nella società contemporanea.

Non è nostro interesse, in questa occasione, entrare nel merito della cultura in questione, per la discussione della quale ci riserviamo un'altra circostanza, ma semplicemente di esporre una curiosità a molti sconosciuta.

Non è un caso che, in apertura, si sia scelto un dipinto del pittore Michelangelo MERISI, detto il CARAVAGGIO!

Buona lettura. "Alternativi" & non!

Per approfondimenti:

giovedì 17 gennaio 2008

Quando laicità fa rima con intolleranza!

E' alquanto illogico, per non dire immorale, che in una società che si definisce fondata sui principi di libertà e democrazia, dove hanno non solo diritto di replica, ma bensì anche quello di esporre, tanto in contesti privati, quanto in quelli pubblici, le loro opinioni e il loro operato ex brigatisti e mafiosi falsamente pentiti, si arrivi ad impedire che il Papa possa partecipare ad una conferenza, dove, per altro, era stato regolarmente invitato.

Questi i fatti

In occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico della prima università europea per numero di iscritti, nonché una delle più prestigiose per anzianità, importanza e ubicazione, quella della Sapienza di ROMA, il Senato Accademico della stessa aveva espresso parere favorevole alla proposta del Magnifico Rettore, Renato GUARINI, di avere tra gli invitati il Santo Padre.

Dei circa 4500 docenti, un manipolo di 67 laicisti anticlericali aveva inviato, tempo fa, una lettera al Rettore, in cui, pur non mettendo in discussione la realizzazione dell'avvenimento, la cui scelta era avvenuta secondo le regole universalmente riconosciute nell'ambito democratico, che prevedono il passaggio delle mozioni approvate con maggioranza assoluta semplice, esprimevano semplicemente il loro disappunto su ciò. Punto! Come dire: noi non avremmo gradito che venisse, ma poiché riconosciamo che il sistema democratico, che approviamo a pieno, prevede che la maggioranza vince, venga pure. Punto!
Se tutto fosse rimasto così, oggi non avremmo scritto l'ennesima pagina vergognosa della storia, soprattutto contemporanea, dell'Italia.
Ma purtroppo non è andata così!

Questa volta, ben più di un manipolo, ma non di docenti, bensì di scalmanati, che spesso mal interpretano il concetto di libertà, provenienti da varie realtà nazionali, minacciando di impedire il normale svolgimento della manifestazione con contromanifestazioni di disturbo (musica ad alto volume sparata da altoparlanti) e di provocazione (significativa la "frocessione laica", che prevedeva l'"ostensione" di busti del Papa con rossetto), hanno indotto il Santo Padre a desistere dal partecipare, arrecando una grave ferita al concetto liberale della libera esposizione delle idee.
Il Papa come figura religiosa in generale, e questo Papa in particolare, possono risultare più o meno simpatici: ma in uno Stato di diritto non dipende dal grado di simpatia l'accesso al diritto stesso, che se è stato concesso a persone dalla dubbia moralità (attuale) e certa reputazione (pregressa), è impensabile ed illecito rifiutare a chi, in un sol colpo rappresenta il capo di uno Stato estero regolarmente riconosciuto dall'Italia e rappresentato a livello internazionale; la suprema autorità morale dei cristiani cattolici e, a volte, anche se non dogmaticamente seguita, almeno ascoltata dai cristiani separati; un
ex docente universitario; un teologo di notevole spessore e quindi un filosofo di altrettanta squisita dottrina.

Ma in una società che predilige il sensazionalismo e l'urlo, l'introspezione e il silenzio diventano fumo!

Alcuni invitati hanno preferito non partecipare, in solidarietà col Papa, forse perché offesi come cattolici; avremmo preferito che tutti non partecipassero, perché offesi come cittadini e come uomini.

Ma in fondo siamo contenti che sia andata così: il Santo Padre, desistendo dal presentarsi, ha compiuto una ritirata strategica. Con essa si rinuncia sì alla battaglia, ma si pone una pesante ipoteca sulla vittoria della guerra. Lo sanno tutti gli studiosi di tattica e di strategia.

Soprattutto alla luce dell'insegnamento che si evince dal discorso che avrebbe dovuto tenere in quel contesto, e che la Sala Stampa vaticana ha inviato comunque. In uno dei passi introduttivi si legge: "...la 'Sapienza' era un tempo l'università del papa, ma oggi è un'università laica con quell'autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all'autorità della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l'università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un'istituzione del genere." E inoltre, in uno dei passi conclusivi, alla domanda: "Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell'univesità", si rispondeva: "Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà."

Ogni commento è inutile, ogni pensiero superfluo.
Parola di laici. Veri! Sinceri! Ferventi!
Per leggere il discorso preparato da Benedetto XVI:

Per approfondimenti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Benedetto_XVI http://it.wikipedia.org/wiki/Sapienza_Universit%C3%A0_di_Roma

mercoledì 16 gennaio 2008

S. Marcello I papa martire

Questa mattina, chi ha avuto ancora la fortuna di rivedere la luce del sole, al risveglio, buttando lo sguardo sul calendario, ha notato che a fianco alla data vi era il nome di un santo: Marcello I, papa & martire.
Ma chi sono i santi & beati? Sono i corrispettivi religiosi degli eroi. Sono coloro che hanno vissuto e/o sono morti nel nome di un'idea. Nel nome dell'Idea! Sono gli esempi, gli specchi a cui siamo chiamati, anche da laici, a confrontarci. Sono coloro che colla loro "testimonianza", a volte a costo della vita (martiri), sono stati elevati agli onori degli altari. Sono il vero "tesoro" della Chiesa (Cattolica, ma anche Ortodossa). Sono il motivo di cui si può rallegrare l'Umanità. Tutta.
Fatti salvi santi come
Antonio (13 giugno), Pietro & Paolo (29 giugno), Lorenzo (10 agosto), Francesco (4 Ottobre), Stefano (26 dicembre), ed altri universalmente riconosciuti, ve ne sono di innumerevoli i cui nomi ci sono sconosciuti. Sono tutti coloro che vengono commemorati il giorno di Ognissanti.
In mezzo, gli altri, numerosissimi, di cui conosciamo il nome, a volte la memoria, quasi mai la vita, la morte e i miracoli. Come Marcello I, papa & martire. Conoscerli serve a comprendere non solo,
per chi ci crede, i valori della religione, ma, per tutti, il valore dell'Uomo.
Auguri a tutti coloro che si chiamano come il santo del giorno!

sabato 5 gennaio 2008

La Dodicesima Notte

Colla seguente notte, che per altro con tale definizione ha dato pure il nome ad una commedia scritta da William SHAKESPEARE, e il successivo giorno si chiude il ciclo del Natale, se si compie il computo dalla Notte Santa stessa.
La computazione del tempo natalizio, infatti, può essere effettuata a partire da date diverse, a seconda delle tradizioni. C'è chi parte dal 16 dicembre (inizio della novena di Natale), computando 21 notti/giorni; chi dal 13, (S. Lucia), 24 n/g; chi dall'8 (Immacolata Concezione), 29 n/g; chi dal 6 (S. Nicola), 31 n/g; chi dall'1 (inizio del Calendario dell'Avvento), 37 n/g; e chi adirittura dalla prima domenica di Avvento, che, essendo una festa mobile, può cadere dal 27 novembre, al 3 dicembre, computando da un minimo di 34 ad un massimo di 40 n/g. Ne consegue che se le tradizioni divergono sulla data di inizio del computo del tempo natalizio, non è così su quella di fine.
In questo giorno la Chiesa d'Occidente celebra la commemorazione dell'Epifania, ovvero la "Manifestazione" di Gesù Cristo all'Umanità, mentre la Chiesa d'Oriente celebra la Teofania, ovvero l'"Apparizione della Divinità" in occcasione del Battesimo del Salvatore, che le due tradizioni volevano fossero avvenute il medesimo giorno dell'anno, seppur in anni diversi, per una visione perfettamente simmetrica e speculare, che tanto si addiceva alla perfezione divina, che vedeva la coincidenza di eventi simili per significato, tanto da associarla ad un altra commemorazione legata anch'essa al medesimo concetto, il miracolo effettuato a CANA dal Signore, durante il banchetto delle famose nozze, che rappresenta l'inizio della sua vita pubblica.
Almeno così per il B. Jacopo da VARAGINE nella sua Leggenda Aurea.
Comunque la mettiamo, coll'Epifania, che una tradizione orale popolare ha corrotto in Befania prima e Befana poi, tanto da personificarla nella vecchia strega buona (forse l'unica della letteratura!), tanto cara e una volta così attesa soprattutto dai piccini, finisce quel periodo dal sempre meno contenuto sacro e dal sempre più contenitore profano che sono le feste natalizie e le giornate ad esse precedenti.
Tale processo di laicizzazione, che nel volgere di qualche decennio ha portato a far virare questo periodo dal sacro al profano, ha quasi il sapore di una "profanazione", anche per chi non è credente, tanto che per l'impronta quasi esclusivamente consumistica che esso ha assunto, al termine "laico" sarebbe più opportuno sostituire quello di "laido".
Coll'ottica di una visione semplice ed umile, quale quella della civiltà campagnola, come neanche nelle campagne ora si vede più, le abbuffate (e non solo di tipo alimentare!) dei giorni precedenti avevano un senso. Come i vestiti nuovi, i regali, le feste danzanti, i botti. Ma in una società dove è più facile morire per indigestione piuttosto che per fame (a meno che la scelta perversa di apparire sempre più simili a modelli umani inutili, inarrivabili e insulsi ci spinga all'anoressia), tutto questo rappresenta un vergognoso vortice che fa sprofondare verso l'Inferno quell'Umanità che in nome del dio "uno e quattrino" pensa di elevarsi sempre più verso il Paradiso.
L'Avvento di Gesù Bambino è diventato l'avvento di Babbo Natale! E i vari cenoni e pranzoni sono diventati sempre più occasioni autoreferenzianti in cui, nel totale disinteresse o, nella migliore delle ipotesi, nella marginale attenzione rivolta a chi muore per la fame (ma non a causa dell'anoressia!), i partecipanti, crogiolandosi dell'opportunità e della possibilità della crapula data loro dalla società, gli unici complessi di colpa che provano sono dettati dall'aumentata massa corporea con conseguente deleterio aumento ponderale, che più che per i motivi sanitari, igienici e salutistici, rappresentano un problema per quelli estetici.
Ed ecco allora, in un crescendo senza fine, aprirsi, finite le feste colle loro spese, un altro periodo con sue spese, per cercare di rientrare nei canoni cosmetici che la società (lei sì bulimica!), impone: "Dieta & Palestra", sembra il grido d'arme che i novelli cavalieri della "gozzoviglia alla faccia del mondo" (dal primo al quarto compresi!) urlano, quasi fosse un novello verbo che porta la salvezza agli uomini dalla mente ottenebrata; ma non si rendono conto che sono più simili ai Cavalieri dell'Apocalisse, e che la loro è la mente ottenebrata, poiché la lucentezza è passata esclusivamente ai loro vestiti, gli involucri, dimostrandosi sempre più simili, come disse Qualcuno (Gesù Cristo o Babbo Natale, fate voi!), a dei "sepolcri imbiancati".
Una società bulimica, dicevamo, ed anche schizofrenica, se è vero che oltre agli acquisti dei giorni passati, con cifre da capogiro, si sommano quelli dei giorni a venire, per via dei "$aldi", "$aldi", "$aldi", che sembra tanto una grafia errata di "$oldi", "$oldi", "$oldi", dove non solo bisogna fare attenzione a non farsi appioppare le rimanenze di magazzino della stagione autunno-invernale precedente (come neanche fosse una collezione medievale!), ma si deve pregare Nostra Signora dell'Economia che nella stagione prossima non risultino essi come di qualche secolo fa.
Nell'ottica di tutto ciò, forse si può comprendere perché questa festa non ha più il significato di una volta: la Befana portava soprattutto dolci, con cui si concludevano le feste in un finale esplosivo che non ha più senso, essendoci, come diceva già una canzone di Raffaella CARRA' del 1970, "una Befana per settimana".
Ma soprattutto, come si può accettare che qualcuno scelga l'incenso quando gli viene offerto l'oro? Non ci sarebbe più religione!
O forse sì.
Per approfondimenti:
Per leggere il testo e visionare il video della canzone
Ma che musica maestro: