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Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!

sabato 5 gennaio 2008

La Dodicesima Notte

Colla seguente notte, che per altro con tale definizione ha dato pure il nome ad una commedia scritta da William SHAKESPEARE, e il successivo giorno si chiude il ciclo del Natale, se si compie il computo dalla Notte Santa stessa.
La computazione del tempo natalizio, infatti, può essere effettuata a partire da date diverse, a seconda delle tradizioni. C'è chi parte dal 16 dicembre (inizio della novena di Natale), computando 21 notti/giorni; chi dal 13, (S. Lucia), 24 n/g; chi dall'8 (Immacolata Concezione), 29 n/g; chi dal 6 (S. Nicola), 31 n/g; chi dall'1 (inizio del Calendario dell'Avvento), 37 n/g; e chi adirittura dalla prima domenica di Avvento, che, essendo una festa mobile, può cadere dal 27 novembre, al 3 dicembre, computando da un minimo di 34 ad un massimo di 40 n/g. Ne consegue che se le tradizioni divergono sulla data di inizio del computo del tempo natalizio, non è così su quella di fine.
In questo giorno la Chiesa d'Occidente celebra la commemorazione dell'Epifania, ovvero la "Manifestazione" di Gesù Cristo all'Umanità, mentre la Chiesa d'Oriente celebra la Teofania, ovvero l'"Apparizione della Divinità" in occcasione del Battesimo del Salvatore, che le due tradizioni volevano fossero avvenute il medesimo giorno dell'anno, seppur in anni diversi, per una visione perfettamente simmetrica e speculare, che tanto si addiceva alla perfezione divina, che vedeva la coincidenza di eventi simili per significato, tanto da associarla ad un altra commemorazione legata anch'essa al medesimo concetto, il miracolo effettuato a CANA dal Signore, durante il banchetto delle famose nozze, che rappresenta l'inizio della sua vita pubblica.
Almeno così per il B. Jacopo da VARAGINE nella sua Leggenda Aurea.
Comunque la mettiamo, coll'Epifania, che una tradizione orale popolare ha corrotto in Befania prima e Befana poi, tanto da personificarla nella vecchia strega buona (forse l'unica della letteratura!), tanto cara e una volta così attesa soprattutto dai piccini, finisce quel periodo dal sempre meno contenuto sacro e dal sempre più contenitore profano che sono le feste natalizie e le giornate ad esse precedenti.
Tale processo di laicizzazione, che nel volgere di qualche decennio ha portato a far virare questo periodo dal sacro al profano, ha quasi il sapore di una "profanazione", anche per chi non è credente, tanto che per l'impronta quasi esclusivamente consumistica che esso ha assunto, al termine "laico" sarebbe più opportuno sostituire quello di "laido".
Coll'ottica di una visione semplice ed umile, quale quella della civiltà campagnola, come neanche nelle campagne ora si vede più, le abbuffate (e non solo di tipo alimentare!) dei giorni precedenti avevano un senso. Come i vestiti nuovi, i regali, le feste danzanti, i botti. Ma in una società dove è più facile morire per indigestione piuttosto che per fame (a meno che la scelta perversa di apparire sempre più simili a modelli umani inutili, inarrivabili e insulsi ci spinga all'anoressia), tutto questo rappresenta un vergognoso vortice che fa sprofondare verso l'Inferno quell'Umanità che in nome del dio "uno e quattrino" pensa di elevarsi sempre più verso il Paradiso.
L'Avvento di Gesù Bambino è diventato l'avvento di Babbo Natale! E i vari cenoni e pranzoni sono diventati sempre più occasioni autoreferenzianti in cui, nel totale disinteresse o, nella migliore delle ipotesi, nella marginale attenzione rivolta a chi muore per la fame (ma non a causa dell'anoressia!), i partecipanti, crogiolandosi dell'opportunità e della possibilità della crapula data loro dalla società, gli unici complessi di colpa che provano sono dettati dall'aumentata massa corporea con conseguente deleterio aumento ponderale, che più che per i motivi sanitari, igienici e salutistici, rappresentano un problema per quelli estetici.
Ed ecco allora, in un crescendo senza fine, aprirsi, finite le feste colle loro spese, un altro periodo con sue spese, per cercare di rientrare nei canoni cosmetici che la società (lei sì bulimica!), impone: "Dieta & Palestra", sembra il grido d'arme che i novelli cavalieri della "gozzoviglia alla faccia del mondo" (dal primo al quarto compresi!) urlano, quasi fosse un novello verbo che porta la salvezza agli uomini dalla mente ottenebrata; ma non si rendono conto che sono più simili ai Cavalieri dell'Apocalisse, e che la loro è la mente ottenebrata, poiché la lucentezza è passata esclusivamente ai loro vestiti, gli involucri, dimostrandosi sempre più simili, come disse Qualcuno (Gesù Cristo o Babbo Natale, fate voi!), a dei "sepolcri imbiancati".
Una società bulimica, dicevamo, ed anche schizofrenica, se è vero che oltre agli acquisti dei giorni passati, con cifre da capogiro, si sommano quelli dei giorni a venire, per via dei "$aldi", "$aldi", "$aldi", che sembra tanto una grafia errata di "$oldi", "$oldi", "$oldi", dove non solo bisogna fare attenzione a non farsi appioppare le rimanenze di magazzino della stagione autunno-invernale precedente (come neanche fosse una collezione medievale!), ma si deve pregare Nostra Signora dell'Economia che nella stagione prossima non risultino essi come di qualche secolo fa.
Nell'ottica di tutto ciò, forse si può comprendere perché questa festa non ha più il significato di una volta: la Befana portava soprattutto dolci, con cui si concludevano le feste in un finale esplosivo che non ha più senso, essendoci, come diceva già una canzone di Raffaella CARRA' del 1970, "una Befana per settimana".
Ma soprattutto, come si può accettare che qualcuno scelga l'incenso quando gli viene offerto l'oro? Non ci sarebbe più religione!
O forse sì.
Per approfondimenti:
Per leggere il testo e visionare il video della canzone
Ma che musica maestro:

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