Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!

venerdì 29 febbraio 2008

Via libera!

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domenica 17 febbraio 2008

Cossovo nazione?

Alle 15:51 di oggi il Parlamento del Cossovo, Provincia Autonoma della Serbia, ha dichiarato la sua indipendenza, proclamandosi Stato sovrano.
Questo almeno di fatto, perché, di diritto la posizione del Cossovo è piuttosto controversa, in quanto la comunità internazionale è divisa a riguardo.
Nella definizione della situazione entra in gioco il diritto internazionale, colle molteplici interpretazioni a cui esso va incontro. Esso, infatti, contempla il principio all'autodeterminazione dei popoli, ma, al contempo, il rispetto della legislazione interna degli Stati che regolarmente siedono all'ONU, nella fattispecie, la Serbia.
Potrebbe venire in aiuto la Risoluzione 1244 del 1999 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. In base ad essa il Cossovo è stato provvisto di un parlamento e di un governo provvisori ed è stato posto sotto il protettorato internazionale UNMIK e NATO in attesa di un accordo internazionale.
Purtroppo si è giunti alla data ultima, il 10 dicembre 2007, con un nulla di fatto. Quando, cioè, è scaduto il periodo dei negoziati condotti dall'ONU, lasciando la Serbia e il Cossovo praticamente sulle rispettive posizioni. In base sempre a tale risoluzione, il mancato accordo internazionale farebbe sì che, sul piano legale, resti valida la risoluzione stessa, che contempla la sovranità della Serbia sul Cossovo.
Ma, non ostante ciò, le autorità cossovare erano comunque orientate alla proclamazione dell'indipendenza in modo unilaterale, soluzione presa in considerazione dalla maggioranza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, cha già aveva appoggiato l'unico precedente di Timor Est, ma avversata dalla Russia e dalla Cina.
La dualità della visione internazionale è riflessa anche tra gli Stati membri dell'Unione Europea. In tale consesso si associano ai due Stati summenzionati la Spagna, la Romania, la Grecia e Cipro. Ufficialmente tale posizione è giustificata col rispetto delle norme del diritto internazionale, realmente è dettata dalla concreta paura di innescare un pericoloso effetto domino con ripercussioni a livello globale.
E' infatti indiscusso che più gruppi etnici, il più delle volte alloglotti nel contesto statale in cui sono inglobati, ovvero professanti una confessione religiosa differente da quella ufficiale o tradizionalmente maggioritaria nel contesto nazionale, chiedano, da più o meno tempo, con motivazioni più o meno valide e con modalità più o meno pacifiche, l'autonomia amministrativa, se non, addirittura, l'indipendenza.
E gli Stati che si sono schierati nel fronte del "No" lo sanno benissimo, vivendo al loro interno numerose realtà con aspirazioni a volte anche secessionistiche.
Senza entrare nello specifico delle varie nazioni e minoranze etniche che nei vari paesi guardano con particolare attenzione ai movimenti autonomistici ed indipendentistici, basta citare, per la Spagna, i Paesi Baschi e la Catalogna; per la Romania, la parte ungherese della Transilvania; per la Grecia, gli Arvaniti dell'Epiro; per Cipro, la Repubblica Turca di Cipro del Nord.Per non parlare della Russia e della Cina, le cui spine nel fianco sono più numerose e più consistenti: due casi emblematici sono, infatti, rispettivamente la Cecenia e il Tibet.
Riguardo alla Russia, inoltre, vi è da considerare, ovviamente, anche la riduzione del prestigio della stessa, che nel corso della storia ha sempre giocato il ruolo di alma mater et magistra dei popoli slavi tutti, e che sempre più vede limitato il suo ruolo a livello mondiale e, nella fattispecie, a livello continentale.
In tutto ciò la visione degli Stati che si sono schierati nel fronte del "Sì" risulta alquanto debole, lasciando intravvedere motivazioni prettamente di carattere geopolitico (economiche & strategiche). Infatti anche all'interno di essi vi sono movimenti con spinte centrifughe.
Anche in questo caso, senza entrare nello specifico, basta ricordare, per il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord, l'Irlanda del Nord stessa; per la Francia, la Corsica; per l'Italia, la Padania e l'Alto Adige/Sudtirolo.
Il riconoscimento della nuova entità statuale, infatti, difficilmente potrà essere fatta passare da tali paesi come una legittimità dettata dalla volontà di autodeterminazione della componente albanese (maggioritaria) del Cossovo! Ma, piuttosto, sarà da tutti avvertita come l'ennesima volontà di gestire un territorio abitato da popolazioni tradizionalmente antislave, in funzione anche, se non addirittura, antirussa; tentativo già sfruttato, infatti, in passato dai tedeschi, che, durante l'ultimo conflitto mondiale, costituirono la 21.a Divisione Waffen SS da montagna "Skanderbeg" (1.a Albanese), impiegando essenzialmente personale albanese cossovaro di religione musulmana. Il principale obiettivo dello sterminio della popolazione serba cossovara portò al massacro di una buona parte di essa, e all'esodo forzato dei superstiti verso la Serbia stessa.
Giusto a complicare ulteriormente la situazione, già problematica di suo, vi sono le istanze, a loro volta, dei serbi cossovari, che rappresentano una "minoranza nella minoranza", concentrati a nord del fiume Ibar, in un territorio definito Cossovo del Nord, che già dal 1999 si è dichiarato indipendente dal Cossovo stesso (!).
Un vero e proprio vicolo cieco, in cui nessuno riesce a trovare la via giusta per sortirne. Infatti: i serbi cossovari rifiutato qualsiasi forma di collaborazione con il governo cossovaro albanese; la maggioranza di essi, inoltre, non solo non accetta la possibilità di vivere in un Cossovo indipendente, ma rifiuta l'opportunità di vivere in un Cossovo che, non ostante sia unito alla Serbia, sia governo dalla maggioranza albanofona.
Anche l'eventuale proposta della secessione di questo territorio non trova d'accordo nessuno: né il Cossovo, né l'ONU, né la Serbia stessa. Persino i serbi cossovari arricciano il naso a tale soluzione, in quanto la maggioranza degli stessi, sebbene dispersi, nonché i luoghi più importanti della loro tradizione si trovano nel resto della regione.
Se pur volessimo ascoltare gli echi della storia, anche in questo caso non troveremmo una soluzione: essa, infatti, non ci viene in aiuto, risultando alquanto lacunosa a riguardo. Gli studiosi di entrambi gli schieramenti, pertanto, non sono concordi sulle origini etniche della regione, accusando gli omologhi di faziosità.
Per altro, anche il suo status giuridico all'interno della Iugoslavia rappresentava un'anomalia, essendo stato riconosciuto alle altre componenti quello di Repubblica, che gli conferiva costituzionalmente l'oppotunità della secessione, mentre ad esso e alla Voivodina (a forte componente ungherese), quello semplice di Provincia Autonoma, senza tale diritto.
In conclusione, per gestire al meglio queste situazioni, sarebbe opportuno che l'ONU diventi veramente un'organizzazione di nazioni e non già di Stati, o almeno non solo di essi, col compito di avviare uno studio approfondito delle varie, innumerevoli etnie che compongono la grande famiglia umana, delineando grazie, a studi approfonditi che tengano conto di svariati elementi (storici, geografici, etnici, culturali, &c.), i confini corretti da richiedere per ottenere un territorio dove vivere pacificamente, in libertà e con dignità .
Nel corpo dell'articolo, nell'ordine: la bandiera nazionale, lo stemma statale e la bandiera presidenziale del Cossovo.
Per approfondimenti:

venerdì 15 febbraio 2008

Ss. Faustino presbitero & Giovita diacono martiri

In tempi di par condicio alla festa degli innamorati si doveva rispondere coll'istituzione della festa degli "scoppiati". Forse perché i soldi degli ultimi fanno "parimenti" gola di quelli dei primi.
Pecunia non olet!

giovedì 14 febbraio 2008

S. Valentino vescovo martire

Ancora un santo, ancora una festa (quasi comandata!).

Il
nostro pensiero e i nostri auguri oggi vanno non già agli innamorati, i quali non hanno certo bisogno di un giorno particolare dell'anno, specificamente a loro dedicato, per ricordarsi del loro amore, che se è vero, sincero, puro ha le caratteristiche divine della contemporaneità della trascendenza e dell'immanenza, sia quando si connota come il fuoco che vampa della passione dei primi momenti, sia quando si connota come la brace che cova dell'affetto degli ultimi tempi.
No, il
nostro pensiero e i nostri auguri oggi vanno a tutti coloro che non credono all'odioso ricatto del mondo del materialismo & co(nsumismo) che pretende di distribuire il diploma di verità, sincerità e purezza a quegli amori che saranno festeggiati oggi, e che pertanto vivranno il giorno odierno come uno dei tanti magici giorni che hanno, nel bene e nel male, la ventura di vivere insieme.
Come Natura crea & come Amore comanda!

domenica 10 febbraio 2008

Giorno del Ricordo

Tale giornata è stata istituita, con legge dello Stato "in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale".
Dopo anni di colpevole silenzio, dettato da irragionevoli ragioni politiche, lo Stato italiano ha deciso di mettere una toppa alla vergognosa situazione scaturita dalla penosa condizione di alcune popolazioni italiane: della Venezia Giulia (Province di TRIESTE e GORIZIA), dell'Istria (ex Provincia di POLA), del Carnaro (ex Provincia di FIUME) e della Dalmazia (ex Provincia di ZARA).
Tali popolazioni, oltre all'onta di vedersi considerati stranieri in Patria in seguito all'invasione e cessione del loro territorio allo straniero (il nemico di sempre!), sono stati oggetto di una vera e propria pulizia etnica, costretti all'esodo, disprezzati in Italia, ridotti al silenzio e infine dimenticati se non addirittura condannati moralmente.
La giornata odierna, anche se fortemente voluta da una certa parte politica, deve essere considerata un momento di unità per l'intera comunità nazionale, che deve sempre considerare le ferite inferte ad una parte di sé stessa come inferte a tutto il corpo sociale. E da ciò scaturiscono i nostri disappunti nei confronti di chi, fortemente ideologizzato, vuole negarne il ricordo o, all'opposto, vuole strumentalizzarlo.
La giornata odierna, anche se fortemente voluta dall'Italia, deve essere considerata un momento di aggregazione per l'intera Europa, che deve sempre ricordare che i movimenti nazionali di indipendenza e unità hanno la loro ragion d'essere e la loro legittimazione nel rispetto delle altre comunità nazionali. E da ciò scaturiscono i nostri disappunti nei confronti di chi, esasperato da secoli di odio etnico, a sua volta amplificato da ideologizzazioni politiche, vuol negare l'accaduto con una vera e propria "congiura del silenzio", senza per questo passare a loro volta sotto silenzio le responsabilità italiane durante il periodo dell'annessione al rimante suolo patrio.
Sono già di un anno le recriminazioni di ZAGABRIA HR alle parole dure, come sanno essere solo quelle vere, del nostro presidente Giorgio NAPOLITANO, ma pur sempre vive, sicuramente ancora sentite e mai del tutto smentite con azioni concrete, se è vero, come purtroppo lo è, che la controversia tra i presidente croato Stjepan MESIĆ e il nostro fu sedata solo dopo la convocazione dell'ambasciatore croato da parte del Ministro degli Esteri Massimo D'ALEMA e dopo il pronunciamento dell'Unione Europea, che metteva in forse la candidatura europea della Croazia: una lieve marcia indietro, quindi, e solo per meri motivi di interesse e non di amore per la Verità!
Era infatti alquanto singolare che critiche che riferivano di "elementi di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico" venissero da quella parte dell'Adriatico dove ancora sono vive le ferite delle stragi inter- ed intra-slave, tanto da configurarsi quasi come una guerra fratricida, e dove gli strascichi di tale odio sono ancora presenti nelle continue secessioni e proclamazioni d'indipendenza di paesi da operetta.
Come era altresì singolare vedere trattato il nostro presidente alla stregua di uno scalmanato razzista, che avrebbe intenzionalmente archiviato "i crimini fascisti", quasi non avesse una storia alle spalle che lo consegnasse alla memoria come uno dei più sinceri comunisti.
Tale "reazione inconsulta" per aver detto la verità sulla questione dell'Italia orientale irredenta, per aver parlato di un "disegno annessionistico slavo che prevalse nel trattato di pace del 1947 e che assunse i sinistri connotati di una pulizia etnica".
Se ci vuole così poco per essere considerati fascisti, in questo giorno, tutti gli italiani colla memoria lunga non affetti da improvvisa e selettiva amnesia, lo siamo.
Con in testa il nostro presidente!
In apertura: le armi della Città di GORIZIA, della Città di TRIESTE, dell'Istria, della Città di FIUME e della Dalmazia.
In chiusura: le armi della Provincia di GORIZIA, della Provincia di TRIESTE, della Città di POLA, della Città di ZARA e le bandiere della Reggenza Italiana del Carnaro e dello Stato Libero di FIUME. xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx
Per approfondimennti: