Tale giornata è stata istituita, con legge dello Stato "in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale". Dopo anni di colpevole silenzio, dettato da irragionevoli ragioni politiche, lo Stato italiano ha deciso di mettere una toppa alla vergognosa situazione scaturita dalla penosa condizione di alcune popolazioni italiane: della Venezia Giulia (Province di TRIESTE e GORIZIA), dell'Istria (ex Provincia di POLA), del Carnaro (ex Provincia di FIUME) e della Dalmazia (ex Provincia di ZARA).
Tali popolazioni, oltre all'onta di vedersi considerati stranieri in Patria in seguito all'invasione e cessione del loro territorio allo straniero (il nemico di sempre!), sono stati oggetto di una vera e propria pulizia etnica, costretti all'esodo, disprezzati in Italia, ridotti al silenzio e infine dimenticati se non addirittura condannati moralmente.
La giornata odierna, anche se fortemente voluta da una certa parte politica, deve essere considerata un momento di unità per l'intera comunità nazionale, che deve sempre considerare le ferite inferte ad una parte di sé stessa come inferte a tutto il corpo sociale. E da ciò scaturiscono i nostri disappunti nei confronti di chi, fortemente ideologizzato, vuole negarne il ricordo o, all'opposto, vuole strumentalizzarlo.
La giornata odierna, anche se fortemente voluta dall'Italia, deve essere considerata un momento di aggregazione per l'intera Europa, che deve sempre ricordare che i movimenti nazionali di indipendenza e unità hanno la loro ragion d'essere e la loro legittimazione nel rispetto delle altre comunità nazionali. E da ciò scaturiscono i nostri disappunti nei confronti di chi, esasperato da secoli di odio etnico, a sua volta amplificato da ideologizzazioni politiche, vuol negare l'accaduto con una v
era e propria "congiura del silenzio", senza per questo passare a loro volta sotto silenzio le responsabilità italiane durante il periodo dell'annessione al rimante suolo patrio.
era e propria "congiura del silenzio", senza per questo passare a loro volta sotto silenzio le responsabilità italiane durante il periodo dell'annessione al rimante suolo patrio.
Sono già di un anno le recriminazioni di ZAGABRIA HR alle parole dure, come sanno essere solo quelle vere, del nostro presidente Giorgio NAPOLITANO, ma pur sempre vive, sicuramente ancora sentite e mai del tutto smentite con azioni concrete, se è vero, come purtroppo lo è, che
la controversia tra i presidente croato Stjepan MESIĆ e il nostro fu sedata solo dopo la convocazione
dell'ambasciatore croato da parte del Ministro degli Esteri Massimo D'ALEMA e dopo il pronunciamento dell'Unione Europea, che metteva in forse la candidatura europea della Croazia: una lieve marcia indietro, quindi, e solo per meri motivi di interesse e non di amore per la Verità!
la controversia tra i presidente croato Stjepan MESIĆ e il nostro fu sedata solo dopo la convocazione
dell'ambasciatore croato da parte del Ministro degli Esteri Massimo D'ALEMA e dopo il pronunciamento dell'Unione Europea, che metteva in forse la candidatura europea della Croazia: una lieve marcia indietro, quindi, e solo per meri motivi di interesse e non di amore per la Verità!
Era infatti alquanto singolare che critiche che riferivano di "elementi di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico" venissero da quella parte dell'Adriatico dove ancora sono vive le ferite delle stragi inter- ed intra-slave, tanto da configurarsi quasi come una guerra fratricida, e dove gli strascichi di tale odio sono ancora presenti nelle continue secessioni e proclamazioni d'indipendenza di paesi da operetta.
Come era altresì singolare vedere trattato il nostro presidente alla stregua di uno scalmanato razzista, che avrebbe intenzionalmente archiviato "i crimini fascisti", quasi non avesse una storia alle spalle che lo consegnasse alla memoria come uno dei più sinceri comunisti.
Tale "reazione inconsulta" per aver detto la verità sulla questione dell'Italia orientale irredenta, per aver parlato di un "disegno annessionistico slavo che prevalse nel trattato di pace del 1947 e che assunse i sinistri connotati di una pulizia etnica".
Se ci vuole così poco per essere considerati fascisti, in questo giorno, tutti gli italiani colla memoria lunga non affetti da improvvisa e selettiva amnesia, lo siamo.
Con in testa il nostro presidente!
In apertura: le armi della Città di GORIZIA, della Città di TRIESTE, dell'Istria, della Città di FIUME e della Dalmazia.
In chiusura: le armi della Provincia di GORIZIA, della Provincia di TRIESTE, della Città di POLA, della Città di ZARA e le bandiere della Reggenza Italiana del Carnaro e dello Stato Libero di FIUME.
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xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxxPer approfondimennti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Venezia_Giulia
http://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_di_Gorizia
http://it.wikipedia.org/wiki/Gorizia
http://it.wikipedia.org/wiki/Nova_Gorica
http://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_di_Trieste
http://it.wikipedia.org/wiki/Istria


1 commento:
O mio Capitano, sono pienamente d'accordo con quanto da te postato.
Qui di seguito ti allego la lettera che ho inviato al comitato organizzatore, di cui faccio parte, in occasione della fiaccolata che si è tenuta nella città dove vivo.
[...], 2008/02/09
Oggetto: Comunicazione di dissociazione da manifestazione
Alla cortese attenzione del Consigliere Nazionale di AU [...]
e di tutti i [...] del Circolo di AN, AG, AU [...]
[...]
Carissimo [...], carissimi [...],
colla presente vi comunico la mia assenza alla manifestazione che si dovrebbe tenere oggi a [...] con inizio alle ore 15:30 in commemorazione dei martiri delle foibe.
Questa scelta, sofferta e ponderata, è derivata da alcune considerazioni che qui di seguito provvederò ad esporvi in modo succinto, riservandomi altre occasioni per un’esplicazione più approfondita.
In primo luogo sembra, e non soltanto a me, assurdo, se non addirittura offensivo, sia nei confronti di chi è morto, sia di chi è sopravvissuto, sia dei loro familiari, l’aver anticipato la fiaccolata ad altro giorno per motivi non derivanti da considerazioni valide, come, per esempio, l’ordine pubblico, bensì, per l’assoggettamento al dio “Pallone”, caso, mi sembra, unico nel panorama delle celebrazioni italiane.
In secondo luogo nel leggere i volantini pubblicitari stampati sia da AG & AS, sia da AU, non ho potuto non notare che il corteo assume una connotazione fortemente politica, recitando, nel primo caso: “FIACCOLATA in memoria di tutte le vittime del comunismo”, e nel secondo caso:” FIACCOLATA contro i crimini del comunismo.
Ferma restando la condanna che dalla nostra parte, e non solo, si leva contro un sistema politico condannato e sconfitto dalla storia, parimenti si leva, e non solo da parte mia, un grido di dolore nel momento in cui manifestazioni, che dovrebbero aver una connotazione trasversale e una funzione aggregatrice del sentimento nazionale, diventano vergognosi sistemi di propaganda partitica, soprattutto in un momento in cui le imminenti elezioni politiche dovrebbero imporre agli spiriti retti e corretti un comportamento scevro da settarismi.
Così come nel passato abbiamo additato certa parte politica di aver volutamente e colpevolmente dimenticato i morti che domani l’Italia intera ricorderà, grazie ad una legge dello Stato, ricordandogli che furono uccisi, infoibati non perché appartenenti ad una parte politica, ma perché semplicemente italiani, allo stesso modo dovremmo ricordarci che fu, quella, una delle tante stragi che stanno non dietro un progetto politico particolare, ma dietro il desiderio criminale, che, a destra come a sinistra, ha inebriato, e continua farlo tuttora, uomini che considerano, in nome di un delirio di onnipotenza, sé stessi degni di vita e gli altri degni di morte.
I campi di sterminio nazisti stanno a testimoniarlo! E quando additano il nostro pensiero come responsabile di tale eccidio, noi ci risentiamo. Giustamente. Perché non è un ideale in particolare ad aver compiuto crimini. Perché questi crimini non sono stati commessi offendendo etnie particolari, ma l’Umanità intera. Non per nulla sono considerati crimini contro l’Umanità.
Perché, come dice una famosa canzone, “Nei campi di sterminio Dio è morto”. E Dio è morto nelle foibe. E’ continuato ad essere ucciso col silenzio. Continua ad essere ucciso col settarismo.
I morti delle foibe non appartengono a nessuno in particolare, ma alla comunità italiana e all’Umanità tutta.
Perché tutti possano sentirsi toccati da questa tragedia, non politicizziamo i morti.
Perché Dio, morto nei campi di stermino, morto nelle foibe, e che continua ad essere ucciso possa risorgere, non uccidiamo più la Verità!
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