Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!

domenica 23 marzo 2008

...Dio è risorto!

... ... ...
Ma penso...
che questa mia/tua generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi,
perché noi tutti ormai sappiamo
che se Dio muore è per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo Dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
nel mondo che faremo... Dio è risorto...
Dio è risorto,
in ciò che noi crediamo Dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
nel mondo che faremo... Dio è risorto...
Dio è risorto...
Francesco GUCCINI
Per visionare i video della canzone:

venerdì 21 marzo 2008

Dio è morto...

Ho visto...
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,
dentro alle stanze da pastiglie trasformate,
lungo alle nuvole di fumo di un mondo fatto di città,
essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
è un Dio che è morto,
ai bordi delle strade Dio è morto,
nelle auto prese a rate Dio è morto,
nei miti dell'estate Dio è morto...
Mi han detto...
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede,
nei miti eterni della patria e dell'eroe
perché è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l'ipocrisia di chi sta sempre colla ragione e mai col torto
è un Dio che è morto,
nei campi/in tutti di sterminio Dio è morto,
coi miti della razza Dio è morto,
con gli odi di partito... Dio è morto...
... ... ...

mercoledì 19 marzo 2008

S. Giuseppe castissimo sposo di Maria & padre putativo di Gesù

ATTENZIONE!
Nel giorno tradizionalmente dedicato al santo in questione veniamo a conoscenza che la Chiesa Universale quest'anno (come in tutti quelli in cui ricorre la medesima condizione!), ha spostato la solennità, anticipandola al sabato precedente, ovvero al 15 u.s., poiché coincidente con un giorno della Settimana Santa.
Il santo del giorno
(ma l’intero mese gli è dedicato!) è considerato ufficialmente dalla Chiesa Cattolica superiore a tutti i Santi e secondo solo alla Madonna, tanto da essere considerato patrono della Chiesa Universale, ed è nella devozione popolare investito di innumerevoli patronati.
Egli, infatti, è considerato il protettore
: dei padri di famiglia (che nell'accezione comune romana di pater familias accomunava le caratteristiche di rigore mitigato dall'affetto, rendendolo l'esempio, il modello, lo specchio non solo del padre propriamente detto, ma anche dello sposo devoto e, per la Chiesa, l'esempio dell'uomo ideale che sa obbedire al volere divino assumendosi responsabilità verso il prossimo rinunciando anche a propri diritti, per cui il giorno odierno è considerato la ricorrenza della Festa del papà!), delle famiglie (per cui viene celebrato insieme colla Madonna e con Gesù nella festività della Sacra Famiglia la domenica tra il 26 dicembre e l'1 gennaio, ovvero il 30 dicembre qualora in tale periodo non vi ricorra la domenica), delle ragazze da marito, dei friggitori (e si vedrà in seguito il perché!), dei carpentieri, degli ebanisti, dei falegnami (che da sempre sono i principali promotori della sua festa!), degli artigiani e degli operai in genere (per cui viene festeggiato come artigiano [o lavoratore] l'1 maggio, giornata quasi universalmente riconosciuta per la celebrazione della Festa dei lavoratori, comunemente detta Festa del lavoro), dei poveri, dei senzatetto, dei pionieri, dei migranti, dei moribondi (per i quali è invocato per l'ottenimento di una buona morte!), ed è anche invocato contro le tentazioni carnali e contro l’usura.
La festa a lui dedicata è associata ad alcune tradizioni, che se pur varianti di luogo in luogo, denotano comunque un denominatore comune, di provenienza popolare, a volte leggendaria quando non addirittura pagana.
Di provenienza popolare
è l'usanza ormai preterita di alcuni paesi della Sicilia (ma anche di altre regioni d'Italia), di invitare i poveri al pranzo del giorno, la cui mensa era benedetta da un sacerdote e servita dal padrone di casa. In alcuni luoghi, addirittura, il banchetto veniva allestito in chiesa e, mentre due sacerdoti servivano i poveri, un terzo predicava per nove volte, tante quante erano le pietanze che venivano servite.
Ciò a ricordo del rifiuto oppostogli quando, marito premuroso di una giovane donna gravida pronta al parto, chiese invano riparo per sé e per la moglie, mentre fuggitivi e perseguitati erano erranti in una regione forestiera. Atto altamente proditorio, che viola due sacri sentimenti dettati dallo ius gentium: l'ospitalità & l'amore familiare.
Leggendaria è l'origine di produrre e consumare in suo onore, soprattutto nell'Italia centromeridionale, dolci (soprattutto fritti [frittelle]) più o meno ripieni o guarniti di crema pasticcera e amarene (ma anche di ricotta), di varia foggia, fattura & nome (zeppole, bignè, frittelle di riso, frittelle all'uvetta, "sfinci").
Ciò in commemorazione, forse, del fatto che San Giuseppe, oltre che il falegname, dopo la fuga in Egitto, avrebbe anche fatto il venditore di frittelle, meritandosi così, almeno da parte del popolo romano, l’affettuoso nomignolo di S. Giuseppe frittellaio.
Infine pagano è il terreno in cui affondano le radici
dell'usanza di effettuare in tale ricorrenza dei falò, in varie parti d'Italia, al nord come al sud, uguali nella forma, nella sostanza e, a volte anche nel nome (focarine, di S. Giuseppe, appunto!). In quest'occasione, infatti, si bruciano i residui del raccolto nei campi e a tale scopo vengono accumulate grandi quantità di fascine in modo da creare enormi cataste di legna che vengono accese ai margini delle strade mentre sono serviti e offerti agli amici e ai viandanti piatti tipici, come, in Calabria, le "lagane" (specie di tagliatelle di origine greca) coi ceci, assieme ad altre leccornie tipiche della cultura contadina, il tutto accompagnato, oltre che dall'immancabile vino, dalla musica dei musicanti e dalle grida festose dei bimbi. Quando il fuoco sta per estinguersi, alcuni lo scavalcano con grandi salti, mentre le vecchiette, filando, intonano inni al santo.
Quest'ultima usanza, in alcuni luoghi era caduta in disuso, ma per fortuna l'amore per la propria terra e le proprie usanze & costumanze, ha indotto, chi crede ancora nelle tradizioni, a riportarle in auge.
Poiché la celebrazione del santo coincide colla fine dell'inverno
, ciò è avvenuto in sovrapposizione e successiva sostituzione per rimozione, delle feste pagane legate ai riti di purificazione agraria, denominate Liberali, perché dedicate al dio italico della fecondità, del vino e dei vizi Libero. Feste che iniziavano il 17 del mese e si protraevano nei giorni seguenti e prevedevano il riposo lavorativo e la distensione con feste e divertimenti, soprattutto da parte degli adolescenti che ricevevano dagli adulti la toga virile, facendo ufficialmente ingresso nella comunità dei grandi.
Per altro l'appellativo di "Padre", dato al dio, nonché la sua iconografia, che lo rappresentava con un ragazzo al suo fianco
(un po’ come San Giuseppe con Gesù!), non hanno che facilitato il processo di assimilazione.
Inoltre,
nel giorno dedicato al dio Libero Padre si consumavano focacce, tradizione che, successivamente, colla contaminazione della leggenda di un santo frittellaio, si è mutata in quella delle frittelle.
Per tutte queste motivazioni la festa laica del papà non poteva che essere celebrata in questa data, anche se solo quando giunse in Italia si decise in tal senso. Sembra infatti che l'usanza ci pervenga dagli USA, dove fu celebrata per la prima volta intorno ai primi anni del XX secolo, quando una giovane donna
decise di dedicare un giorno speciale a suo padre, il signore SMART, nel mese di giugno, in concomitanza del suo compleanno.
In principio nacque come festa nazionale, in seguito abrogata: ma ancora oggi continua ad essere una ricorrenza sentita da tutti, nonché un'occasione per le famiglie, e sopratutto per i bambini, per festeggiare i loro papà.
In virtù di ciò, accanto ai dolci più tradizionali, si sono affiancati i Biscotti del papà, un motivo in più per festeggiare in quel luogo, come la famiglia, dove sembra che sempre meno si festeggi più!
In fine permetteteci di riportare una poesia sul papà e, per chi crede, l'atto di consacrazione dell'Italia a S. Giuseppe.
PAPA'
Sublime parola racchiusa nel tuo cuore.
Angelo che segretamente guida i tuoi passi e vive della tua vita,
pronto a sempre dare, senza mai nulla chiedere.
Il sacrificio quotidiano della sua vita ti sia d'esempio.
E quando un giorno sarai chiamato al compimento dei tuoi doveri,
soltanto allora saprai quanto sia stato grande il suo amore.
X
ATTO DI CONSACRAZIONE DELL'ITALIA A S. GIUSEPPE
San Giuseppe, sposo di Maria Santissima, madre di Gesù e madre dell'Umanità, che hai voluto la nostra Italia disseminata dei suoi santuari, e che sempre hai guardato ad essa con lo stesso amore di predilezione con cui l'ha guardata Gesù, che volle stabilire il suo vicario in terra, il Papa, a te, oggi, noi consacriamo questa amata Italia e le sue famiglie.
Custodiscila, difendila, proteggila! Sia pura la fede; siano santi i pastori; siano copiose le vocazioni; sia sacra e difesa la vita; siano sani i costumi; siano ordinate le famiglie; sia cristiana la scuola; siano illuminati i governanti; regni ovunque amore, giustizia e pace.

Custodisci, difendi, proteggi, o provvido custode della Divina Famiglia, i nostri giovani, speranza di un mondo migliore, e gli anziani, radici della nostra fede e maestri di vita.

Ottienici con la tua potente intercessione, unita a quella della tua Santissima sposa, uomini nuovi che abbiano il coraggio di abrogare le inique leggi contro Dio e contro l'uomo, ereditate da un triste ed oscuro passato.

Con la tua protezione, o San Giuseppe, continui l'Italia ad essere centro vivo e di civiltà cristiana, faro di luce evangelica a tutto il mondo, terra di Santi per la gloria del Padre Celeste e per la salvezza di tutti gli uomini.

E, come un tempo scampasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così difendi la Santa Chiesa di Dio e la fede delle nostre famiglie da tutte le oscure insidie del male.

Gesù, Giuseppe e Maria, benedite, proteggete, salvate l'Italia!

Ritorni col vostro aiuto e per vostra intercessione a spalancare le porte a Cristo.

Amen.

Una delle tante focarine della scorsa notte.
Questa pubblicazione è dedicata a tutti coloro che si chiamano col nome del santo del giorno (varianti femminili comprese!) e a tutti i papà, a cui va il nostro pensiero e la nostra riconoscenza!
Per approfondimenti:

lunedì 17 marzo 2008

S. Patrizio vescovo

Il santo odierno, patrono d'Irlanda, così sentitamente festeggiato dalla comunità irlandese tanto in patria che all'estero, colla tipica calda devozione di un popolo d'amore, lo sentiamo particolarmente vicino, e non soltanto per le innumerevoli occasioni di festeggiamento che i tantissimi locali di ispirazione irlandese disseminati nelle nostre città ci propinano.
L'Irlanda & l'Italia, gli Irlandesi & gli Italiani, pur così lontani geograficamente e linguisticamente, possiedono dei tratti in comune che li rendono simili nella diversità.
Ambedue le terre
invase e ostelli secolari dello straniero stupratore; ambedue i popoli costretti alla migrazione e altrove reietti.
Ambedue le terre ancora non del tutto redente;
ambedue i popoli ancora non del tutto uniti.
Ambed
ue le storie intrise della medesima religiosità cattolica.
Anch
e le bandiere, nella loro similitudine, pur nella diversità delle loro proporzioni (2:1 & 3:2), sembrano sorelle!
Irlanda & Italia, Irlandesi & Italiani: due terre & due popoli.
D'amore!
Il trifoglio, uno dei simboli tradizionali irlandesi, collegato a S. Patrizio.
Per approfondimenti:

sabato 15 marzo 2008

“Guardati dalle Idi di Marzo"

E' questo l'avvertimento che l'augure Spirinna rivolge a Gaio Giulio CESARE, che quel giorno sarà comunque esortato a non andare al Senato da sua moglie Calpurnia, che aveva avuto un presentimento onirico di quanto stava per accadere. E “Beware the Ides of March” riecheggia dopo secoli nel dramma storico Giulio CESARE di William SHAKESPEARE.
Una volta, in una discussione del tutto informale, sentimmo un'affermazione che non pretendiamo essere né condivisa, né tanto meno veritiera, ma che comunque ci colpì.
Il raffinato e colto interlocutore sosteneva che i mali d'Italia avevano avuto origine coll'uccisione del suddetto.
Egli argomentava tale tesi col fatto che il popolo della nostra tanto amata e bistrattata nazione è stato da allora turlupinato da un gruppo di oligarchi affaristi, che col pretesto di impedire ad un solo uomo di raggiungere il potere, che probabilmente avrebbe esercitato per fare piazza pulita del marciume politico a tutto vantaggio dei ceti subalterni che mai avrebbero avuto l'opportunità di esprimersi, ha continuato a razziare impunemente, in nome della libertà.
Non sappiamo se è così, ma, rimandando ad altri l'analisi di quanto esposto, ci viene comunque da dire al popolo italiano, in accordo con Spirinna & Calpurnia: “Guardati dalle Idi di Marzo" (anche se quest'anno è il caso di guardarsi dalle idi di aprile & dal loro postridie!)
Per approfondimenti:

venerdì 14 marzo 2008

Giorno di Pi greco

Nell'enorme varietà di feste più o meno laiche, più o meno religiose, più o meno utili che il calendario ci propina nel corso dell'anno, ci si può imbattere in quella dell'odierna giornata.
Essa deriva dalla notazione angloamericana del giorno del mese 3/14, che tanto ricorda le prime tre cifre del numero reale irrazionale trascendente a cui è dedicata.
E' questa l'occasione per i matematici di tutto il mondo per organizzare feste, ovvero sfide matematiche mondiali in Rete (nel qual caso assume la denominazione di Giornata Mondiale della Matematica).
I puristi ritengono che sia necessario festeggiare all'1:59 (pm), in modo da adeguarsi all'approssimazione con cinque cifre 3.14159.
Ultima curiosità: è questa anche la data di nascita di uno dei più famosi scienziati della Storia: Albert EINSTEIN.
Quando si dice che la data è presagio!
Per approfondimenti:

sabato 8 marzo 2008

Giornata Internazionale della Donna

La giornata attuale, fortemente voluta negli anni in cui l'"altra metà del Cielo" (come ebbe a definirla il capo carismatico della Lunga Marcia), non poteva neanche immaginare di poter godere sulla carta della metà dei diritti della Terra, e fortemente festeggiata negli anni della contestazione giovanile, è divenuta, purtroppo, negli ultimi tempi una data festeggiata in modo duplice da due diversi filoni di pensiero: quello che propone i medesimi contenuti di sempre, spesso ormai consunti dalla Storia e del tutto non più attuali, e quello che li ha totalmente avulsi.
Il primo è il
caso dei movimenti femministi radicali di ispirazione veterocomunista che, con una punta di narcisismo, quasi di impronta omosessuale, tendono a voler dimostrare con argomentazioni, spesso pusillanimi, costantemente e pedissequamente, la superiorità della donna sull'uomo (ma forse dovremmo dire della femmina sul maschio!), partendo da considerazioni di tipo politico (vedendo la metà del Cielo a loro complementare come un insormontabile ed eterno ostacolo alla loro affermazione in ogni campo, accusandolo di maschilismo fallocratico) e finendo a considerazioni di tipo biologico (paventando scenari, a dir poco apocalittici, di un mondo totalmente abitato da donne, per via della possibilità, non del tutto teorica, di poter da sole, anche se coll'aiuto della scienza e della tecnica, riprodursi, quasi per partenogenesi), i cui incontri sono organizzati, gestiti, vissuti solo ed esclusivamente da donne in luoghi penosamente grigi che ci rimandano ad una tristezza di stampo sovietico.
Il secondo è il caso dei movimenti postfascisti di ispirazione neoliberista, che colgon
o tutte le occasioni di festa per avere l'opportunità di ostentare la propria ricchezza interiore (!) a suon di ostriche, sciampagna e caviale, i cui incontri, in luoghi da "bilionari" che poco concedono all'introspezione o al dialogo, prevedono la presenza del sesso forte solo per concedere agli occhi (e non solo!) il piacere di emozioni forti.
Tutt'e due penosamente e inconsapevolmen
te orientate sulla medesima via del maschio tanto vituperato, tanto da poter parlare di un vero desiderio di potere che potrebbe a buon ragione essere definito "colpocrazia".
Ci verrebbe da chiedere, allora, che senso ha celebrare, ancora oggi quella che comunemente è definita Festa della Donna?
Le motivazioni sono almeno triplici.
1. Se anche nel nostro mondo occidentale (colle sue caratteristiche di cultura, progresso, civiltà, ricchezza, &c.) i diritti per le donne sono ormai acquisiti sulla carta quasi ovunque, non sempre sono applicati nella realtà per ostacoli provenienti da diverse cause.
2. Vi sono varie altre parti del mondo che per le medesime cause non vedono i diritti suddetti neanche sanciti teoricamente.
3. Quand'anche si dovesse giungere (ci auguriamo il più brevemente e incruentemente possibile!) al riconoscimento in ogni dove nell'umana famiglia della parità totale dei diritti delle donne e degli uomini, la data che tanto ha significato in questo lungo e sofferto
percorso dovrà rappresentare un monito, per le generazioni a venire, di quanto sia stato importante l'impegno profuso da tanti esseri umani (donne e uomini!) perché le rappresentanti il gentil sesso non rappresentassero solo la metà del Cielo!

La mimosa (Acacia dealbata): simbolo floreale della giornata.

In apertura: le
tre Grazie.
Per approfondimenti:

sabato 1 marzo 2008

1938-1968-2008: ovvero il "nero" D'ANNUNZIO, il "rosso" Sessantotto e la "grigia" memoria (negata)

Cosa hanno in comune Gabriele d'ANNUNZIO, principe di Monte Nevoso, e il Sessantotto?
A prima vista niente. Il luogo comune, uno dei più acerrimi nemici della Verità, li vorrebbe in posizioni diametralmente opposte.
Ma noi amiamo i "tipi" che fanno la Storia, non gli "stereo-tipi" che la distruggono!
Ed è per questo che non ci piace fermarci né alle app
arenze, né ai sensazionalismi che una cultura superficiale e approssimativa tramanda ad uso e consumo di ignoranti pseudoacculturati da strapazzo.
Tanto
per cominciare hanno una data in comune: oggi.
Nel giorno odierno si commemora l'anniversario della morte del Duca Minimo, nonché quello della così detta "Battaglia di Valle Giulia". Ma quest'anno, inoltre, la ricorrenza è piena: rispettivamente 70.o & 40.o dei due avvenimenti.
Non è nostra intenzione in questa sede parlare né, in particolare, dell'evento summenzionato, né, in generale, del fenomeno della Contestazione giovanile, che vide elevare l'anno '68 a simbolo del rinnovamento dei sistemi valoriali e delle strutture sociali tradizionali: per ciò ci riserviamo un'altra occasione.
E' in realtà nostra intenzione porre l'accento su come la partigianeria e il settarismo possano alterare la realtà, e indirizzare la storia da magistra vitae ad ancilla ideologiae.
Il fatto stesso che non sia stata pubblicizzata nella giusta modalità mediatica nessuna iniziativa atta a commemorare un uomo che non fu solo scrittore, drammaturgo, poeta, nonché disegnatore dei costumi dei propri drammi, ma anche combattente (di terra, di mare e di cielo!), uomo politico, ideatore, artefice e comandante di spedizione militare (l'Impresa di FIUME), nonché capo di Stato (!), è indice di come sia caduta in basso la cultura nella nostra nazione.
L'esperienza vissuta da coloro che ebbero la ventura di vivere gli anni della Reggenza Italiana del Carnaro (prima) e dello Stato Libero di FIUME (dopo), quegli anni sì diciamo noi "formidabili", come ebbe a dire, riferendosi invece agli anni contestatari qualche tempo fa Mario CAPANNA, animatore sessantottino della scena studentesca milanese, nonché capo storico di un movimento extra-parlamentare in seguito confluito nel parlamentarismo, di nome Democrazia Proletaria, fu un'esperienza che a ben conoscerla farebbe a dir poco impallidire quella dei giovani contestatori di più recente memoria.
La "fantasia al potere" non fu una novità richiesta circa 40 anni or sono da un gruppo, seppur numeroso, di giovani sfaticati, capelloni, drogati, fancazzisti, ignoranti, sporchi, trasandati, vuoti, proletari (nelle parole, ma schifosamente borghesi nella realtà), pacifisti (sempre nelle parole, ma ancora una volta schifosamente violenti nella realtà) [e per queste due ultime caratteristiche si veda quello che scrisse Pier Paolo PASOLINI proprio in occasione della Battaglia di Valle Giulia!], ma una novità attuata circa 90 anni fa, non certo da uomini (e donne) di basso profilo!
Lo Stato corporativo teorizzato dalla Carta del Carnaro, vera e propria costituzione dettata dal sindacalista rivoluzionario Alceste DE AMBRIS e curata nello stile dal Comandante, che incarnando l'ideale di bellezza la fa uscire dai canoni dei testi costituzionali, rappresenta ancora oggi una delle esperienze più ardite di autogoverno che nulla ha che invidiare alle esperienze di autogestione di sapore sessantottino.
La libertà, la democrazia, la giustizia non furono solo parole: divennero fatti!
Dall'equidistanza dai due materialismi dell'individualismo liberista e del collettivismo socialista, al riconoscimento di lingue diverse da quella maggioritaria per le minoranze etniche; dall'istruzione primaria obbligatoria, al salario minimo per il lavoratore, sufficiente per una vita dignitosa; dall'assistenza in caso di malattia o di disoccupazione involontaria, alla pensione di vecchiaia; dall'uso dei beni privati, all'inviolabilità domiciliare; dall'inviolabilità personale, al risarcimento dei danni per errore giudiziario o per abuso di potere; dall'introduzione del sistema referendario, sia in chiave propositiva che abrogativa, all'incompatibilità di funzioni diverse; fino a teorizzare lo Stato come una vera repubblica fondata sul lavoro, che garantisse le autonomie locali e riconoscesse la sovranità collettiva senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di classe e di religione (!!!).
Per il giorno della sua dipartita l'almanacco "Barbanera" aveva vaticinato la "morte di una personalità": fosca previsione che il Vate aveva sottolineato con una matita rossa.
Strano destino il suo: nel passato se ne sarebbe conosciuta anche la morte, nel futuro se ne sarebbe dimenticata pure la vita!
Per approfondimenti: