Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!

giovedì 24 aprile 2008

93 anni di vergogna!

Chissà perché ci sono uomini che anche dopo essere stati assassinati, lo vengono ulteriormente dopo morti!
Chissà perché ci sono popoli che dopo essere stati sterminati, devono subire il silenzio assordante della Storia!
Chissà perché ci sono delle realtà che non si vuole, non si può, non si deve consegnare alla Verità!
Non vogliamo spendere una parola nel raccontare cosa è successo, lasciando al lettore l'incombenza, ma vogliamo urlare a Dio & all'Umanità la nostra indignazione per ciò che sta continuando a succedere.
E' oggi il giorno che il popolo armeno (che si ritiene dimenticato anche da Dio, se infatti afferma che quando Egli fece la Terra, tutte le pietre che Gli avanzarono le gettò nel loro Paese!) commemora il così detto Genocidio armeno od Olocausto degli Armeni o Massacro degli Armeni (e che nella loro lingua madre suona Metz Yeghern, "Grande Male").
Onore al popolo armeno, che tra l'altro ha anche l'orgoglio di aver adottato nel 301, primo al mondo, il cristianesimo come religione ufficiale.
Chissà perché ci sono popoli che anche dopo essere stati dimenticati in vita, meritano l'infamia della condanna all'oblio!
Quando questa congiura del silenzio finirà?
Sono 93 anni.
Di vergogna!
La bandiera nazionale armena.
Per approfondimenti:

lunedì 21 aprile 2008

(Dies) Natalis ROMÆ

Sulla data ufficiale d'inizio della storia d'Italia gli studiosi non sono concordi: c'è chi sostiene che coincida con quella odierna, colla data che nel 753 a.C. vedeva, secondo una leggenda riportata anche dall'erudito Marco Terenzio VARRONE, la fondazione, da parte di Romolo (& Remo), dell'Urbe immortale, della Città eterna, tanto da farvi derivare la cronologia romana, definita infatti colla locuzione ab Urbe condita; c'è chi punta, invece, sul 4 settembre del 476 d.C. (MCCXXIX a.U.c), quando, cioè, colla deposizione dell'imperatore Romolo Augustolo, ultimo sovrano dell'Impero d'Occidente, il crollo di questa entità, porta l'Italia a non essere identificata più coll'Impero, ma con un regno (o più regni) indipendente, e con un nuovo sovrano, il re degli Eruli & dei Romani (ovvero d'Italia!) Odoacre.
Noi propendiamo per quest'ultima tesi, poiché, se l'Italia è e deve essere degli Italiani, ROMA è e deve essere anche dell'Umanità intera, per la Storia, la religione, il diritto, la lingua, l'ingegneria, l'arte, la bellicistica, &c.
E proprio per questo motivo, e non in contrasto ad esso, che avendo la ventura di averla come capitale del nostro Stato, avremmo l'obbligo di festeggiare questa data, senza darle significati politici ulteriori e superando le remore che ostano a questa scelta dovuta all'unica città divinizzata.
Auguri, alla Città (& al Mondo), per i suoi 2761 anni!
Iscrizione lapidea romana riportante il motto puntato.
In apertura: La Lupa Capitolina.
Per approfondimenti:

domenica 20 aprile 2008

פסח ΠΑΣΧΑ PASCHA

La data della Pasqua (per qualunque confessione: ebraica, cristiana cattolica & cristiana evangelica insieme, cristiana ortodossa) non è fissa: per cui, la Pasqua stessa è definita una festa mobile.
Non ostante il diverso metodo per calcolarla, ciò dipende da quando cade il primo plenilunio di primavera. In quella data, infatti, che nel loro calendario liturgico (lunisolare) è il giorno 15 del mese di nisan (germoglio, maturazione [dell'orzo]), la celebrano gli Ebrei, indipendentemente dal giorno della settimana, anche se l'inizio dei festeggiamenti avviene al tramonto del giorno precedente (il 14), come per tutte le altre feste giudaiche, volendo, la tradizione israelitica, la fine del giorno vecchio (e di conseguenza l'inizio del nuovo!) col tramonto.
Il 15 di nisan dovrebbe corrispondere, astronomicamente, sempre al primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera; ma, poiché l'anno ebraico medio è di circa 6,5' più lungo rispetto all'anno tropico medio, nel corso dei secoli si sono accumulati alcuni giorni di ritardo.
Attualmente la Pasqua ebraica cade sempre tra il 26 marzo e il 25 aprile; questo intervallo di date, però, si sposta lentamente sempre più in avanti (1 giorno ogni 216 anni circa!). Inoltre, per la regola del calendario ebraico, secondo cui l'anno può iniziare solo di lunedì, martedì, giovedì o sabato (se la luna nuova cade in uno dei giorni vietati, il capodanno si sposta al giorno successivo), corrispondentemente la Pasqua può cadere solo di sabato, domenica, martedì o giovedì.
La Chiesa cristiana, sin dai primi tempi, aveva abbandonato questa strada, in favore della domenica successiva. Ciò perché, se la Pasqua giudaica (nella lingua israelitica פסח [Pesach], vuol dire "passare oltre", in ricordo del passare oltre dell'angelo sterminatore di Dio dell'ultima delle 10 piaghe d'Egitto al vedere le porte del popolo ebraico cosparse di sangue d'agnello nello sterminio dei primogeniti egiziani [uomini & animali], che porterà all'uscita (esodo) dall'Egitto del polopo eletto, condotto da Mosè verso la terra promessa coll'attraversamento del Mar Rosso e, quindi, alla fine della schiavitù; tanto che in inglese vi sono due differenti lemmi per indicare le due Pasque, rispettivamente ebraica & cristiana: Passover [propriamente: "passare oltre"] & Easter, situazione esattamente speculare a quella dei discendenti mosaici, che se per la propria usano il termine פסח [Pesach], per quella altrui utilizzano פסחא [Pascha], divenendo, a sua volta, un prestito di un prestito!), nel mondo cristiano non è altro che il giorno della morte di Gesù, essendo, per ormai diffusa dottrina, l'Ultima Cena non altro che il pasto dopo il tramonto del 14 di nisan (che in ebraico si chiama seder cioè "ordine", ovvero quel preciso ordine rituale con cui si svolge la serata), la Pasqua cristiana, perduto il suo significato giudaico originario, è venuta a connotarsi come il "passaggio" dalla morte alla vita di Gesù e ad una nuova vita per i cristiani, soprattutto per chi, convertitosi alla nuova fede, durante la Veglia Pasquale, riceve il battesimo (catecumeni).
Il motivo per cui si scelse la domenica successiva e non quella più vicina, al punto che, se il plenilunio cade di domenica, la data viene fissata giusto sette giorni dopo, è da ricercarsi nel fatto che Cristo risuscitò dopo la Pasqua israelitica, anche se a tale motivazione non è del tutto impensabile che vadano aggiunte pure ragioni polemiche contro l'ebraismo/giudaismo.
La scelta della prima domenica successiva al primo plenilunio di primavera non fu però, in un primo momento, accolta da tutta la Chiesa, se si rintraccia, già dal II sec. fino a poco oltre il primo Concililo di NICEA (l'attuale IZNIK [TR]) (325), una disputa teologica, detta "Controversia quartodecimana", tra la Chiesa dell'Asia minore, che riteneva che i cristiani dovessero proseguire nella tradizione degli Apostoli, citando anche la tradizione risalente all'apostolo & evangelista S. Giovanni, che vedeva la celebrazione dell'evento cristiano in concomitanza con quello ebraico (con inizio la sera del 14, da cui il nome, del mese di nisan), e le Chiese romana & alessandrina che erano ormai da tempo di tutt'altro avviso.
Fu proprio tale Concilio a stabilire definitivamente il criterio per la determinazione della data della Pasqua cristiana "nella data dei Romani & degli Alessandrini" e, per l'importanza scientifica riconosciuta alla città di ALESSANDRIA (ET), fu incaricata la Chiesa di tale città di determinare e comunicare ogni anno a tutte le Chiese, colla così detta "lettera festale", la data stabilita per tale solennità e, quindi, per tutte le altre feste mobili da essa dipendenti (probabilmente usando il calendario copto).
Attualmente solo alcune confessioni evangeliche, molto vicine ad una visione biblica di stampo veterotestamentario, preferiscono la strada quartodecimana.
Da tale regola ne consegue che le date limite della Pasqua cristiana sarebbero il 22 marzo & il 25 aprile, dato per ufficiale e immodificabile l'equinozio di primavera a GERUSALEMME il 21 marzo (!), come stabilito nel suddetto Concilio, dove si convenne di spostare di quattro giorni la data che allora era dedicata ufficialmente all’equinozio di primavera, il 25 marzo, anche se, per varie ragioni, la data astronomica esatta dell'equinozio varia da un anno all'altro e nel corso dei secoli (quest’anno, per esempio, è caduta il 20 marzo!)
Ma, a complicare le cose vi è che i fratelli separati d'Oriente difficilmente celebrano la festa più importante della cristianità il medesimo giorno dei cristiani fedeli a ROMA. Ciò deriva dal fatto che, se dal punto di vista civile ormai la quasi totalità dei popoli del mondo ha adottato il calendario gregoriano, dal punto di vista liturgico, i cristiani ortodossi sono ancora legati al vecchio calendario, quello giuliano, appunto, che a cagione del ritardo accumulato (che ora ha raggiunto i 13 giorni!), sfasa la data della celebrazione della solennità facendola cadere tra il 4 aprile e l'8 maggio del calendario gregoriano!
E' per questo che è in corso, da alcuni anni, un tentativo, da parte dei rappresentati delle confessioni cattolica, ortodossa & evangelica, di stabilire una data di Pasqua che sia la medesima per tutti: in modo da poter celebrare la festa tutti i cristiani nel medesimo giorno.
E’ infatti sintomatico delle divisioni che lacerano il corpo mistico di Cristo (la Chiesa) che proprio la solennità per eccellenza del Cristianesimo (più importante del Natale, poiché tutti gli uomini vissuti sono nati, ma nessuno, morto, è risorto per la propria divinità!) sia motivo di divisione. Ut omnes unum sint, fu detto dal Signore nella preghiera sacerdotale dell’Ultima Cena, e ciò fu ripetuto nel Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II Magno in occasione dell’ora di preghiera della Curia Romana per l’unità dei cristiani il giorno 23 del mese di gennaio dell’anno 1981.
E sicuramente questo problema potrebbe essere risolto se, anziché far ricorso ad algoritmi che partono da una data dell'equinozio stabilita a priori, e a volte peggiorata da un computo basato su un calendario errato, si procedesse invece nel calcolo, sulla base del momento esatto degli eventi astronomici (equinozi & pleniluni).
Col trascorrere dei secoli, il calendario giuliano, come è noto, mostrò i suoi difetti, sia in termini di retrogradazione dell'equinozio (precessione) (tanto da fare scrivere a Dante ALIGHIERI: “prima che gennaio tutto si sverni/per la centesma ch'è laggiù negletta”, Par. XXVII, 142-143), sia in termini di previsione del plenilunio.
La prima causa di errore è ben nota: la durata dell'anno non e' di 365,25 giorni, ma di 365,242199 (cifra che dovrebbe essere quella data da Simon NEWCOMB alla fine dell'Ottocento per l'anno 1900), che comporta un errore di un giorno ogni 128,188694 anni (a fronte del giorno ogni 3323 del il calendario gregoriano!)
La seconda lo è meno: la durata media della lunazione non è di 29,530851 giorni (ossia di 365,25X19/235), ma di 29,530588, il che comporta un errore di un giorno ogni 307,4 anni!
Per conseguenza, la riforma del calendario dovette occuparsi anche del metodo di computazione della data di celebrazione della Pasqua (computus paschalis).
Per risolvere questo problema, cioè trovare un metodo per calcolare la data di questa importante festa religiosa, si sono mobilitati nei secoli le migliori menti di importanti & conosciuti sia astronomi che matematici, e diverse sono le variabili da cui dipende questo calcolo: la lettera domenicale, il numero d’oro, l’epatta.
Si possono individuare, tra i più diffusi, quattro procedimenti di calcolo (algoritmi) per tale data: il primo è dovuto a Dionigi (o Dionisio) il Piccolo, e fonde il ciclo lunare di Metone (mediante la conoscenza del numero d’oro) con quello solare; il secondo è dovuto a Carl Friedrich GAUSS, riproposto e modificato da Giuseppe TAVERNINI; il terzo è dovuto a J. M. OUDIN, ed è stato riproposto e modificato da Claus TØNDERING nel suo sito Frequently asked questions about calendars (Domande frequentemente poste sui calendari), e sotto molti aspetti è il più comodo, vantaggioso e universale di tutti, soprattutto se si effettuano i calcoli mediante l’elaboratore; il quarto è dovuto a Luigi (o Alvise) GIGLIO (o LILIO) GHIRALDI (medico & astronomo calabrese della corte papale, artefice, insieme col matematico gesuita tedesco Christopher CLAVIUS, nato Christoph CLAU, col matematico, astronomo & cosmografo Ignazio DANTI, al secolo Pellegrino Rainaldi DANTI, & col proprio fratello Antonio, della riforma del calendario che, dal papa allora felicemente regnante, Gregorio XIII, al secolo Ugo B(U)ONCOMPAGNI, che fortemente la incentivò, fu chiamata gregoriana), e richiede la conoscenza dell'epatta.
In realtà, di metodi ne esistono di svariati, limitandoci a citarne altri quattro: il primo è dovuto a Vincenzo BRONZIN, che è stato descritto da Bruno CESTER sulla rivista L'astronomia; il secondo è dovuto a Samuel BUTCHER, descritto nell’Ecclesiastical astronomy, e descritto successivamente da Harold Spencer JONES nella General astronomy, e descritto ulteriormente da Leopoldo BENACCHIO sempre nell’Ecclesiastical astronomy; il terzo è dovuto a Roland W. MALLEN; il quarto è dovuto a CARTER.
Esistono alcuni metodi empirici provenienti dalla saggezza popolare che risultano essere poco precisi e che ormai hanno solo una rilevanza puramente culturale & demologica; uno è immortalato in alcuni versi latini: “Post martis, nonas ubi sit nova luna require tertia lux domini proxima pascha dabit” (ovvero: "Dopo il sette di marzo la luna nuova cercate, contate tre domeniche e la Pasqua troverete"); l’altro è l’adagio di un vecchio motto: “Non c’è Sabato Santo al mondo, che il cerchio della luna non sia tondo”.
Poiché la ricorrenza della Pasqua deve ricadere all’interno di un periodo che va dal 22 marzo al 25 aprile, a seconda che essa avvenga nei primi giorni possibili, in quelli mediani o negli ultimi, da ciò derivano le definizioni (contrariamente alle accezioni comunemente date ai termini alto & basso, che rispettivamente indicano un evento caduto presto o tardi) di Pasqua bassa (dal 22 marzo al 2 aprile), Pasqua media (dal 3 aprile al 13 aprile) e Pasqua alta (dal 14 aprile al 25 aprile).
Riguardo all'Ultima Cena, infine, c'è da aggiungere che non tutti sono d'accordo che fosse la celebrazione della Pasqua giudaica. Se infatti i Vangeli sinottici parlano di una sala preparata per poter mangiare la Pasqua, il quarto Vangelo riporta che al mattino del venerdì i Giudei non vollero entrare nel pretorio di Ponzio Pilato per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua, denotando, quindi, che essa non era ancora stata festeggiata; lo stesso S. Giovanni, inoltre, parla del giorno successivo come di un giorno solenne, senza però dire che fosse Pasqua.
Ancora più arduo è cercare di identificare la data precisa dell'evento che le Chiese cristiane, sia cattoliche, che ortodosse, che evangeliche, ogni anno celebrano: evento che per gli uomini di fede è una speranza e che per tutti è il più grande mistero della Storia!
Cogliamo l’occasione per porgere i nostri auguri di una felice Pasqua (A fraylekhn Pesah) agli Ebrei (nostri fratelli maggiori in Abramo, santo, patriarca & padre di tutti i credenti) che la celebrano oggi!
Vorremmo concludere con un omaggio a (quasi) tutti i popoli della Terra, elencando, nella loro lingua la parola Pasqua (cercando, lì dove possibile, la pronuncia, il significato & l'origine ), e rivolgendo, sempre nella loro lingua l'augurio per tale festa!
Nella maggior parte delle lingue, nei paesi con un patrimonio cristiano, il nome di Pasqua deriva da פסח [Pesach]:
  1. Africano: Paasfees
  2. Albanese: Pashkët
  3. Amarico: [Fasika]
  4. Arabo: عيد الفصح [Aīd ul-Figh]
  5. Azero Pasxa Fish (pronunciato fis`h)
  6. Berbero: Tafaska (oggi è il nome dell'islamica "Festa del sacrificio")
  7. Catalano: Pasqua
  8. Danese: Påske
  9. Esperanto: Pasko
  10. Faroese: Páskir (plurale)
  11. Finlandese: Pääsiäinen
  12. Francese: Pâques
  13. Ebraico: פסחא [Pascha]
  14. Gallese: Pasg
  15. Giapponese: Seidai Pasuha (Santa & Gran Pasqua), utilizzato dai membri orientali ortodossi Greco: Πάσχα [Paskha]
  16. Irlandese: Cáisc
  17. Islandese: Pasen/Paasfeest
  18. Italiano: Pasqua
  19. Latino: Pascha/Festa Paschalia
  20. Malayalam: പെശഹ [Pæsa(c)ha]
  21. Ndebele settentrionale : Pasika
  22. Norvegese: Påske
  23. Persiano: [Pas `h]
  24. Polacco: Pascha
  25. Portoghese: Páscoa
  26. Rumeno: Paşte
  27. Russo: Пасха [Paskha]
  28. Scozzese: Casca
  29. Spagnolo: Pascua
  30. Svedese: Påsk
  31. Tagalog (filippino): Pasko ng Muling Pagkabuhay (Pasqua di Risurrezione)
  32. Tedesco del Basso Reno: Paisken
  33. Turco: Paskalya
  34. Ucraino: Паска [Paska]
Sulla base di "grande giorno" o "Grande Notte". Questo termine è utilizzato nella maggior parte delle lingue slave:
  1. Bielorusso: Вялікдзень [Vjalikdzěn']
  2. Bulgaro: Великден [Vělikděn']
  3. Ceco: Velikonoce
  4. Lettone: Lieldienas (plurale)
  5. Lituano Velykos (plurale)
  6. Macedone: Велигден [Veligden]
  7. Polacco: Wielkanoc
  8. Slovacco: Veľká Noc
  9. Sloveno: Velika no
  10. Ucraino: Вялікдзень [Vjalikdzěn']/Великдень [Vělykděn]
Sulla base di "Resurrezione":
  1. Armeno: Սուրբ Հարություն [Sourb Haroutiwn] (Santa Resurrezione)
  2. Bosniaco: Uskrs/Vaskrs (Resurrezione)
  3. Bulgaro: Възкресение Христово [Vazkresenie Hristovo] (Resurrezione di Cristo)
  4. Cinese: Fùhuó Jié (Festa della Resurrezione)
  5. Croato: Uskrs (Resurrezione)
  6. Coreano: Buhwalchol (Festa della Resurrezione)
  7. Georgiano: აღდგომა [Aĝdgoma] (Resurrezione)
  8. Giapponese: Fukkatsusai (Festa della Resurrezione)
  9. Lakota: Woekicetuanpetu (Giorno della Resurrezione)
  10. Macedone: Воскрес [Voskres] (Resurrezione)
  11. Serbo: Ускрс [Uskrs]/Васкрс [Vaskrs] (Resurrezione)
  12. Vietnamita: Lễ Phục Sinh (Festa della Resurrezione)
Su altre basi:
  1. Armeno: Զատիկ (Zatik/Zadik) (Separazione)
  2. Estone: Lihavõtted ("Prendere la carne")/Ülestõusmispühad
  3. Giapponese: Iisutaa (trasposizione in giapponese katakana di Easter)
  4. Inglese: Easter
  5. Maltese: L-Għid il-Kbir (La Grande Festa")
  6. Ossetico: куадзæн, da комуадз æ н (Fine del Digiuno)
  7. Persiano: عيد پاك (Festa casta)
  8. Tedesco: Ostern
  9. Tongano: Pekia (Morte [di un Signore])
  10. Ungherese: Húsvét (Prendere/Acquistare la carne)

Auguri!

  1. Africano: Geseënde Paafees!
  2. Albanese: Gëzuar Pashkët!
  3. Arabo: !فِصْحُ سعيدُ
  4. Basco: Ondo izan Bazko garaian!
  5. Bretone: Pask Seder!
  6. Bulgaro: Честит Великден!
  7. Cantonese: 閣活節! [Feukweutjit faaileok!]
  8. Catalano: Bona Pasqua!
  9. Ceco: Veselé Velikonoce!
  10. Coreano: 행복한 부활절이 되시길!
  11. Cornico: Pask Lowen!
  12. Croato: Sretan Uskrs!
  13. Danese: God Påske!
  14. Ebraico: !פסח כשר ושמח
  15. Esperanto: Feliĉan Paskon!
  16. Estone: Häid lihavõttepühi!
  17. Fiammingo: Zalig Pasen!
  18. Finlandese: Hyvää pääsiäistä!
  19. Francese: Joyeuses Pâques!
  20. Friulano: Buine Pasche!/Bune Pasche!
  21. Inglese: Happy Easter!
  22. Irlandese: Cáisc shona dhuit!
  23. Mannese: Caisht sonney dhyt!
  24. Slovacco: Radostné veľkonočné sviatky!
  25. Spagnolo: Feliz Pascua
  26. Galiziano: Boas Pascuas!
  27. Gallese: Pasg Hapus!
  28. Giapponese: イースターおめでとう!
  29. Giudeo-spagnolo: !פיליז פסח
  30. Greco antico: Καλόν Πάσχα
  31. Greco moderno: Καλό Πάσχα!
  32. Islandese: Gledilega paska!
  33. Indonesiano: Selamat Paskah!
  34. Latino: Prospera Pascha sit!
  35. Lettone: Priecīgas Lieldienas!
  36. Lituano: Su Šventom Velykom!
  37. Maltese: L-Għid it-tajjeb!
  38. Mandarino: 復活節快樂! [Fùhuójié kùailè!]
  39. Moldavo: Паште феричит!
  40. Montenegrino: Srećan Yskrs!
  41. Norvegese Bokmål: God påske!
  42. Olandese: Zalig Pasen!/Vrolijk Pasen!
  43. Osseto: Куадзæны хорзæх уæ уæд! (pl.) Куадзæны хорзæх дæ уæд! (sing.)
  44. Persiano: !عيد پاک مبارکù
  45. Polacco: Wesołych Świąt Wielkanocnych!
  46. Punjabi: ਈਸਟਰ ਖੁਸ਼ਿਯਾੰਵਾਲਾ ਹੋਵੇ॥
  47. Romeno: Paşte fericit!
  48. Russo: С праздником Пасхи!
  49. Scozzese: A' Chàisg sona!
  50. Serbo: Срећан Ускрс!
  51. Slovacco: Milostiplné prežitie!/Veľkonočných sviatkov!
  52. Sloveno: Vesele velikonočne praznike!
  53. Swahili: Heri kwa sikukuu ya Pasaka!
  54. Svedese: Glad Påsk!
  55. Tagicco: Maligayang pasko ng pagkabuhay!
  56. Tedesco: Frohe Ostern!
  57. Tailandese: สุขสันต์วันอีสเตอร์
  58. Turco: Paskalya bayramınız kutlu olsun!
  59. Ucraino: З Великодніми святами!
  60. Ungherese: Kellemes Húsvéti Ünnepeket!
  61. Volapük: Lesustanazäli yofik!
  62. Yoruba: Eku odun ajinde!
  63. Yiddish: !אַ פֿרײַלעכן פּסח
Siti con programmi per calcolare la Pasqua:
[dal 325 al 2500] cristiana cattolica (& cristiana evangelica); cristiana ortodossa (con data secondo il calendario giuliano & quello gregoriano); ebraica; + indicazione del ciclo solare, dell'indizione romana, del numero d'oro, della lettera domenicale del calcolo giuliano & di quello gregoriano, dell'epatta del calcolo giuliano & di quello gregoriano)
[dal 326 al 4099] cristiana cattolica (& cristiana evangelica); cristiana ortodossa (con data secondo il calendario gregoriano):
Per approfondimenti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Abramo_(patriarca)

giovedì 17 aprile 2008

Buon Natale!

E' ormai da chiunque risaputo che la data precisa del Natale sembra non coincidere affatto, né per giorno, né per mese, né per anno, con quella che siamo soliti celebrare, e cioè quel 25 dicembre dell'anno 753 dalla fondazione di ROMA, anno che il monaco Dionigi (o Dionisio) il Piccolo aveva posto come quello iniziale dell'era volgare.
Se già sull'anno vi sono problemi difficilmente sormontabili, per il mese e a ddirittura per il giorno l'impresa da ardua diventa pressochhé impossibile.
Molti studiosi hanno tentato di dare una risposta definitiva ad una delle domande più care alla storiografia di tutti i tempi: quando è nato veramente Gesù?
Tutti sanno che la festa attuale si sovrappose, per sostituirla del tutto (come tante altre feste cristiane!) ad una festa romana precedente, di stampo pagano: il dies natalis Solis Invicti; e chi, se non il Cristo, il Novello Sole di Giustizia, poteva essere celebrato in questo giorno, che vedeva già la nascita di un Sole Invitto, che altri non era, nel mondo romano, se non quel dio indo-persiano, di nome Mitra e appellato il Salvatore che, nato da vergine, aveva avuto 12 discepoli, era morto a 33 anni ed era risorto dopo tre giorni per donare, coi culti misterici con cui era adorato, la speranza di una vita nuova ai suoi seguaci? Questo culto, infatti, (mitraismo) fu il più concorrenziale al cristianesimo, arrivando a fondervisi sincreticamente.
Per altro questa data (o comunque questo periodo dell’anno, ovvero quello del solstizio d'inverno, quado il sole, cioè, sembra riprendere il vigore che aveva gradatamente perso) è associata in modo sorprendente (ma poi non tanto, se si pensa che molti dei sono identificati, in tutte le religioni, al sole, che non vinto da niente, neanche dalla morte, è fonte di speranza di vita!) alla nascita di svariate divinità, e non solo in contesti geografici che avevano contiguità & continuità col mondo giudaico.
Giusto mo' di esempio si citi il dio accadico-sumerico Sama/Utu; il dio posteriore babilonese (anch'egli accadico-sumero) Dumuzi/Tammuzi; il dio siriano Adone (per il quale William WILLIAMSON [pseudonimo di W. SCOTT-ELLIOT], nella Legge suprema: Studio sulle origini delle religioni e sulla loro unità fondamentale, scrive: "... alcuni dei primi Padri della Chiesa Cristiana asseriscono che la grotta di BETLEMME, in cui si celebravano i misteri di Adone, fosse quella in cui era nato Gesù"); il dio egizio Oro (rappresentato in braccio alla madre, la dea Isi[de]); il dio egizio Osiri(de) (padre del precedente, e anch'egli morto & risorto); il dio greco-romano Dioniso/Bacco; il dio norreno Freyr (che vuol dire Signore!); il dio maya Bacab (che si riteneva messo al mondo da una vergine di nome Chiribirias); il dio maya Kukulkán; il dio quiché Gukumatz (identificato col precedente); il dio azteco Quetzalcoatl (anch'egli, a sua volta, identificato coi precedenti); il dio azteco (Huitzil)opochtli; il dio inca (Con Tiqui) Viracocha (anch'egli appellato tra l'altro Signore, e per il quale c'è da precisare che la festa della sua nascita era celebrata sempre in occasione del solstizio d'inverno, ma che essendo nell'emisfero australe, e non, come per le popolazioni relate alle divinità precedenti, in quello boreale, ciò avveniva il 24 giugno!).
Per altro anche la data della morte del Cristo (e quindi della sua resurrezione!) sono state sottoposte ad un'attenta analisi da parte degli studiosi: di ciò ci riserviamo di farne oggetto di nostro interessamento in altra occasione.
In seguito ad un accurato studio effettuato sui Sacri testi e comparato coll'osservazione di eventi astronomici pregressi (comete, supernovae, congiunzioni astrali, &c.), associabili al fenomeno astronomico noto come Stella di BETLEMME (e impropriamente definito Stella Cometa), grazie all'ausilio di strumentazioni informatiche, uno studioso, l'astrofisico Michael R. MOLNAR, dopo innumerevoli ipotesi precedentemente formulate da svariati & variegati studiosi, tutte interessanti ed egualmente suggestive quanto valide, sembra che sia addivenuto alla conclusione che la data più probabile dell'evento che avrebbe trasformato la Storia, al punto da identificarne un prima e in un dopo, sarebbe il giorno 17 del mese di aprile dell'anno 6 avanti Cristo!
Come egli stesso nel suo libro La Stella di BETLEMME: L'eredità dei Magi riporta, tutto è iniziato, nel più puro stile "'Indiana' JONES", da una moneta romana di ANTIOCHIA, in cui è mostrato l'ariete Ram, simbolo del popolo ebraico e simbolo della costellazione omonima, e dove sono indicati dei fenomeni celesti compatibili col racconto neotestamentario dell'evangelista & apostolo S. Matteo.
L'ulteriore conferma alla sua ipotesi la ebbe nell'apprendere che le condizioni astronomiche di quel giorno erano state ritenute, da Giulio Firmico MATERNO, un retore & astrologo romano, annuncianti la nascita, sotto il segno degli Israeliti, di un essere immortale, divino & onnipotente.
Ecco perché oggi ci pregiamo di rivolgervi il nostro augurio, consci, come siamo, di commemorarlo da ormai 2014 anni!
In chiusura: la Natività di Giotto di BONDONE, prototipo dell'ipotesi cometaria.
Per approfondimenti:

sabato 12 aprile 2008

Dell'amicizia

A prescindere che anche l'inimicizia ha i suoi valori (molti nemici, molto onore!), è indubbio che l'amicizia nel corso della Storia e in tutte le culture ha riscosso sempre una particolare attenzione.
Ciò non solo lo è da parte delle persone semplici, che vivono essa come il naturale sbocco della socializzazione, caratteristica che ci contraddistingue dagli altri animali (l'uomo è un animale sociale, affemava Aristotele), ma, oltre ai poeti, agli scrittori, ai drammaturghi, agli sceneggiatori, ai musicisti e a quant'altri lavorano colla parola, libera o in versi, declamata o cantata, che del trinomio cuore, dolore, amore (termini che a buon diritto entrano anche in questa tematica) hanno fatto la base delle loro opere, ciò lo è anche da parte dei filosofi, che si sa, per costituzione, non si intendono di cose amene, ed esplicativa a riguardo è l'opera più celebre sull'argomento, il Lelio sull'amicizia di Marco Tullio CICERONE.
L'amicizia, nel tempo e nei luoghi, si è configurata in molteplici aspetti, tanto da essere connotata da elementi differenti, dipendenti anche dal contesto in cui essa allignava. Alcuni di questi non sempre sono condivisibili in culture distanti (nel tempo come nello spazio): per ciò basta ricordare il rapporto amicale tipico della Grecia classica, espresso egregiamente da Aristocle, più famoso come Platone, nel suo Simposio, con caratteristiche apertamente sessuali: certamente non proponibili in una dinamica prettamente "amichevole" nella nostra società (occidentale & contemporanea).
Per gli antichi Romani si identificava col senso di sodalitas, ovvero quella "solidarietà" che contraddistingue gli appartenenti a un gruppo umano accomunato da un medesimo scopo. Tipico, in tal senso, era il rapporto che contraddistingueva i legionari romani, traducibile col senso di "cameratismo" (ovvero di sentimento verso il "camerata" con cui si divide il luogo deputato al sonno e verso cui si deve avere fiducia nel turno di guardia sua e attenzione nel turno di guardia propria) che contraddistingue chi, ancora oggi, divide "pane & morte".
D'altronde il pane è uno degli elementi fondamentali dell'amicizia: condividere il pane, prototipo del cibo, è un po' come condividere la vita, e cosa sono i "compagni" se non degli amici con cui si con-divide la mensa (cum+panis); e ci fu qualcuno che intorno ad una Mensa invitò i Suoi Compagni a volersi bene e istituì un memoriale con cui tutti i suoi seguaci, ricordandosi di quella Mensa, si sentissero amici. Di più: fratelli.
Se nei rapporti umani dovrebbe prevalere l'em-patia (ovvero il "percepire dentro" l'altro, il mettersi nei panni dell'altro), nell'amicizia deve prevale la sim-patia (ovvero il "percepire con" l'altro, cioè il percepire insieme, il provare le medesime emozioni). Ecco perché spesso il tradimento dell'amico è vissuto più fortemente del tradimento della persona amata. In alcune lingue (come l'inglese e il tedesco), addirittura non vi è un corrispettivo della frase italiana "ti voglio bene" (frase certamente adatta a due amici) che viene comunque tradotta come "ti amo" (che a sua volta è molto forte in italiano, avendo acqusito, nella nostra lingua, una connotazione di stampo sessuale e quindi poco adatta al contesto).
Dagli amici ci si aspetta di essere compresi, capiti, quasi in modo intuitivo, al punto tale da poter affermare che i veri amici sono come gli uccelli: si incontrano al volo.
Ecco perché chi trova un amico trova un tesoro. Da cui: chi perde un amico perde un tesoro. E quindi: chi ritrova un amico ritrova un tesoro!
Dedicato a tutti gli amici che per incontrarsi in cielo spesso si scontrano sulla terra!
Nel corpo dell'articolo: tre imterpretazioni artistiche pittoriche dell'amicizia, nell'ordine, rispettivamente di: Pablo PICASSO, Egon SCHIELE & Keith HARING.
Per approfondimenti: