Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!

sabato 1 marzo 2008

1938-1968-2008: ovvero il "nero" D'ANNUNZIO, il "rosso" Sessantotto e la "grigia" memoria (negata)

Cosa hanno in comune Gabriele d'ANNUNZIO, principe di Monte Nevoso, e il Sessantotto?
A prima vista niente. Il luogo comune, uno dei più acerrimi nemici della Verità, li vorrebbe in posizioni diametralmente opposte.
Ma noi amiamo i "tipi" che fanno la Storia, non gli "stereo-tipi" che la distruggono!
Ed è per questo che non ci piace fermarci né alle app
arenze, né ai sensazionalismi che una cultura superficiale e approssimativa tramanda ad uso e consumo di ignoranti pseudoacculturati da strapazzo.
Tanto
per cominciare hanno una data in comune: oggi.
Nel giorno odierno si commemora l'anniversario della morte del Duca Minimo, nonché quello della così detta "Battaglia di Valle Giulia". Ma quest'anno, inoltre, la ricorrenza è piena: rispettivamente 70.o & 40.o dei due avvenimenti.
Non è nostra intenzione in questa sede parlare né, in particolare, dell'evento summenzionato, né, in generale, del fenomeno della Contestazione giovanile, che vide elevare l'anno '68 a simbolo del rinnovamento dei sistemi valoriali e delle strutture sociali tradizionali: per ciò ci riserviamo un'altra occasione.
E' in realtà nostra intenzione porre l'accento su come la partigianeria e il settarismo possano alterare la realtà, e indirizzare la storia da magistra vitae ad ancilla ideologiae.
Il fatto stesso che non sia stata pubblicizzata nella giusta modalità mediatica nessuna iniziativa atta a commemorare un uomo che non fu solo scrittore, drammaturgo, poeta, nonché disegnatore dei costumi dei propri drammi, ma anche combattente (di terra, di mare e di cielo!), uomo politico, ideatore, artefice e comandante di spedizione militare (l'Impresa di FIUME), nonché capo di Stato (!), è indice di come sia caduta in basso la cultura nella nostra nazione.
L'esperienza vissuta da coloro che ebbero la ventura di vivere gli anni della Reggenza Italiana del Carnaro (prima) e dello Stato Libero di FIUME (dopo), quegli anni sì diciamo noi "formidabili", come ebbe a dire, riferendosi invece agli anni contestatari qualche tempo fa Mario CAPANNA, animatore sessantottino della scena studentesca milanese, nonché capo storico di un movimento extra-parlamentare in seguito confluito nel parlamentarismo, di nome Democrazia Proletaria, fu un'esperienza che a ben conoscerla farebbe a dir poco impallidire quella dei giovani contestatori di più recente memoria.
La "fantasia al potere" non fu una novità richiesta circa 40 anni or sono da un gruppo, seppur numeroso, di giovani sfaticati, capelloni, drogati, fancazzisti, ignoranti, sporchi, trasandati, vuoti, proletari (nelle parole, ma schifosamente borghesi nella realtà), pacifisti (sempre nelle parole, ma ancora una volta schifosamente violenti nella realtà) [e per queste due ultime caratteristiche si veda quello che scrisse Pier Paolo PASOLINI proprio in occasione della Battaglia di Valle Giulia!], ma una novità attuata circa 90 anni fa, non certo da uomini (e donne) di basso profilo!
Lo Stato corporativo teorizzato dalla Carta del Carnaro, vera e propria costituzione dettata dal sindacalista rivoluzionario Alceste DE AMBRIS e curata nello stile dal Comandante, che incarnando l'ideale di bellezza la fa uscire dai canoni dei testi costituzionali, rappresenta ancora oggi una delle esperienze più ardite di autogoverno che nulla ha che invidiare alle esperienze di autogestione di sapore sessantottino.
La libertà, la democrazia, la giustizia non furono solo parole: divennero fatti!
Dall'equidistanza dai due materialismi dell'individualismo liberista e del collettivismo socialista, al riconoscimento di lingue diverse da quella maggioritaria per le minoranze etniche; dall'istruzione primaria obbligatoria, al salario minimo per il lavoratore, sufficiente per una vita dignitosa; dall'assistenza in caso di malattia o di disoccupazione involontaria, alla pensione di vecchiaia; dall'uso dei beni privati, all'inviolabilità domiciliare; dall'inviolabilità personale, al risarcimento dei danni per errore giudiziario o per abuso di potere; dall'introduzione del sistema referendario, sia in chiave propositiva che abrogativa, all'incompatibilità di funzioni diverse; fino a teorizzare lo Stato come una vera repubblica fondata sul lavoro, che garantisse le autonomie locali e riconoscesse la sovranità collettiva senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di classe e di religione (!!!).
Per il giorno della sua dipartita l'almanacco "Barbanera" aveva vaticinato la "morte di una personalità": fosca previsione che il Vate aveva sottolineato con una matita rossa.
Strano destino il suo: nel passato se ne sarebbe conosciuta anche la morte, nel futuro se ne sarebbe dimenticata pure la vita!
Per approfondimenti: