Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!

lunedì 28 luglio 2008

Attendere prego!

Ci scusiamo, anche se in ritardo, coi nostri visitatori.

Questo spazio non ha cessato di esistere, ma ha solo sospeso momentaneamente la sua attività per motivi tecnici.
Quanto prima tornerà con articoli in sospeso riprendendo il suo normale percorso.

giovedì 24 aprile 2008

93 anni di vergogna!

Chissà perché ci sono uomini che anche dopo essere stati assassinati, lo vengono ulteriormente dopo morti!
Chissà perché ci sono popoli che dopo essere stati sterminati, devono subire il silenzio assordante della Storia!
Chissà perché ci sono delle realtà che non si vuole, non si può, non si deve consegnare alla Verità!
Non vogliamo spendere una parola nel raccontare cosa è successo, lasciando al lettore l'incombenza, ma vogliamo urlare a Dio & all'Umanità la nostra indignazione per ciò che sta continuando a succedere.
E' oggi il giorno che il popolo armeno (che si ritiene dimenticato anche da Dio, se infatti afferma che quando Egli fece la Terra, tutte le pietre che Gli avanzarono le gettò nel loro Paese!) commemora il così detto Genocidio armeno od Olocausto degli Armeni o Massacro degli Armeni (e che nella loro lingua madre suona Metz Yeghern, "Grande Male").
Onore al popolo armeno, che tra l'altro ha anche l'orgoglio di aver adottato nel 301, primo al mondo, il cristianesimo come religione ufficiale.
Chissà perché ci sono popoli che anche dopo essere stati dimenticati in vita, meritano l'infamia della condanna all'oblio!
Quando questa congiura del silenzio finirà?
Sono 93 anni.
Di vergogna!
La bandiera nazionale armena.
Per approfondimenti:

lunedì 21 aprile 2008

(Dies) Natalis ROMÆ

Sulla data ufficiale d'inizio della storia d'Italia gli studiosi non sono concordi: c'è chi sostiene che coincida con quella odierna, colla data che nel 753 a.C. vedeva, secondo una leggenda riportata anche dall'erudito Marco Terenzio VARRONE, la fondazione, da parte di Romolo (& Remo), dell'Urbe immortale, della Città eterna, tanto da farvi derivare la cronologia romana, definita infatti colla locuzione ab Urbe condita; c'è chi punta, invece, sul 4 settembre del 476 d.C. (MCCXXIX a.U.c), quando, cioè, colla deposizione dell'imperatore Romolo Augustolo, ultimo sovrano dell'Impero d'Occidente, il crollo di questa entità, porta l'Italia a non essere identificata più coll'Impero, ma con un regno (o più regni) indipendente, e con un nuovo sovrano, il re degli Eruli & dei Romani (ovvero d'Italia!) Odoacre.
Noi propendiamo per quest'ultima tesi, poiché, se l'Italia è e deve essere degli Italiani, ROMA è e deve essere anche dell'Umanità intera, per la Storia, la religione, il diritto, la lingua, l'ingegneria, l'arte, la bellicistica, &c.
E proprio per questo motivo, e non in contrasto ad esso, che avendo la ventura di averla come capitale del nostro Stato, avremmo l'obbligo di festeggiare questa data, senza darle significati politici ulteriori e superando le remore che ostano a questa scelta dovuta all'unica città divinizzata.
Auguri, alla Città (& al Mondo), per i suoi 2761 anni!
Iscrizione lapidea romana riportante il motto puntato.
In apertura: La Lupa Capitolina.
Per approfondimenti:

domenica 20 aprile 2008

פסח ΠΑΣΧΑ PASCHA

La data della Pasqua (per qualunque confessione: ebraica, cristiana cattolica & cristiana evangelica insieme, cristiana ortodossa) non è fissa: per cui, la Pasqua stessa è definita una festa mobile.
Non ostante il diverso metodo per calcolarla, ciò dipende da quando cade il primo plenilunio di primavera. In quella data, infatti, che nel loro calendario liturgico (lunisolare) è il giorno 15 del mese di nisan (germoglio, maturazione [dell'orzo]), la celebrano gli Ebrei, indipendentemente dal giorno della settimana, anche se l'inizio dei festeggiamenti avviene al tramonto del giorno precedente (il 14), come per tutte le altre feste giudaiche, volendo, la tradizione israelitica, la fine del giorno vecchio (e di conseguenza l'inizio del nuovo!) col tramonto.
Il 15 di nisan dovrebbe corrispondere, astronomicamente, sempre al primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera; ma, poiché l'anno ebraico medio è di circa 6,5' più lungo rispetto all'anno tropico medio, nel corso dei secoli si sono accumulati alcuni giorni di ritardo.
Attualmente la Pasqua ebraica cade sempre tra il 26 marzo e il 25 aprile; questo intervallo di date, però, si sposta lentamente sempre più in avanti (1 giorno ogni 216 anni circa!). Inoltre, per la regola del calendario ebraico, secondo cui l'anno può iniziare solo di lunedì, martedì, giovedì o sabato (se la luna nuova cade in uno dei giorni vietati, il capodanno si sposta al giorno successivo), corrispondentemente la Pasqua può cadere solo di sabato, domenica, martedì o giovedì.
La Chiesa cristiana, sin dai primi tempi, aveva abbandonato questa strada, in favore della domenica successiva. Ciò perché, se la Pasqua giudaica (nella lingua israelitica פסח [Pesach], vuol dire "passare oltre", in ricordo del passare oltre dell'angelo sterminatore di Dio dell'ultima delle 10 piaghe d'Egitto al vedere le porte del popolo ebraico cosparse di sangue d'agnello nello sterminio dei primogeniti egiziani [uomini & animali], che porterà all'uscita (esodo) dall'Egitto del polopo eletto, condotto da Mosè verso la terra promessa coll'attraversamento del Mar Rosso e, quindi, alla fine della schiavitù; tanto che in inglese vi sono due differenti lemmi per indicare le due Pasque, rispettivamente ebraica & cristiana: Passover [propriamente: "passare oltre"] & Easter, situazione esattamente speculare a quella dei discendenti mosaici, che se per la propria usano il termine פסח [Pesach], per quella altrui utilizzano פסחא [Pascha], divenendo, a sua volta, un prestito di un prestito!), nel mondo cristiano non è altro che il giorno della morte di Gesù, essendo, per ormai diffusa dottrina, l'Ultima Cena non altro che il pasto dopo il tramonto del 14 di nisan (che in ebraico si chiama seder cioè "ordine", ovvero quel preciso ordine rituale con cui si svolge la serata), la Pasqua cristiana, perduto il suo significato giudaico originario, è venuta a connotarsi come il "passaggio" dalla morte alla vita di Gesù e ad una nuova vita per i cristiani, soprattutto per chi, convertitosi alla nuova fede, durante la Veglia Pasquale, riceve il battesimo (catecumeni).
Il motivo per cui si scelse la domenica successiva e non quella più vicina, al punto che, se il plenilunio cade di domenica, la data viene fissata giusto sette giorni dopo, è da ricercarsi nel fatto che Cristo risuscitò dopo la Pasqua israelitica, anche se a tale motivazione non è del tutto impensabile che vadano aggiunte pure ragioni polemiche contro l'ebraismo/giudaismo.
La scelta della prima domenica successiva al primo plenilunio di primavera non fu però, in un primo momento, accolta da tutta la Chiesa, se si rintraccia, già dal II sec. fino a poco oltre il primo Concililo di NICEA (l'attuale IZNIK [TR]) (325), una disputa teologica, detta "Controversia quartodecimana", tra la Chiesa dell'Asia minore, che riteneva che i cristiani dovessero proseguire nella tradizione degli Apostoli, citando anche la tradizione risalente all'apostolo & evangelista S. Giovanni, che vedeva la celebrazione dell'evento cristiano in concomitanza con quello ebraico (con inizio la sera del 14, da cui il nome, del mese di nisan), e le Chiese romana & alessandrina che erano ormai da tempo di tutt'altro avviso.
Fu proprio tale Concilio a stabilire definitivamente il criterio per la determinazione della data della Pasqua cristiana "nella data dei Romani & degli Alessandrini" e, per l'importanza scientifica riconosciuta alla città di ALESSANDRIA (ET), fu incaricata la Chiesa di tale città di determinare e comunicare ogni anno a tutte le Chiese, colla così detta "lettera festale", la data stabilita per tale solennità e, quindi, per tutte le altre feste mobili da essa dipendenti (probabilmente usando il calendario copto).
Attualmente solo alcune confessioni evangeliche, molto vicine ad una visione biblica di stampo veterotestamentario, preferiscono la strada quartodecimana.
Da tale regola ne consegue che le date limite della Pasqua cristiana sarebbero il 22 marzo & il 25 aprile, dato per ufficiale e immodificabile l'equinozio di primavera a GERUSALEMME il 21 marzo (!), come stabilito nel suddetto Concilio, dove si convenne di spostare di quattro giorni la data che allora era dedicata ufficialmente all’equinozio di primavera, il 25 marzo, anche se, per varie ragioni, la data astronomica esatta dell'equinozio varia da un anno all'altro e nel corso dei secoli (quest’anno, per esempio, è caduta il 20 marzo!)
Ma, a complicare le cose vi è che i fratelli separati d'Oriente difficilmente celebrano la festa più importante della cristianità il medesimo giorno dei cristiani fedeli a ROMA. Ciò deriva dal fatto che, se dal punto di vista civile ormai la quasi totalità dei popoli del mondo ha adottato il calendario gregoriano, dal punto di vista liturgico, i cristiani ortodossi sono ancora legati al vecchio calendario, quello giuliano, appunto, che a cagione del ritardo accumulato (che ora ha raggiunto i 13 giorni!), sfasa la data della celebrazione della solennità facendola cadere tra il 4 aprile e l'8 maggio del calendario gregoriano!
E' per questo che è in corso, da alcuni anni, un tentativo, da parte dei rappresentati delle confessioni cattolica, ortodossa & evangelica, di stabilire una data di Pasqua che sia la medesima per tutti: in modo da poter celebrare la festa tutti i cristiani nel medesimo giorno.
E’ infatti sintomatico delle divisioni che lacerano il corpo mistico di Cristo (la Chiesa) che proprio la solennità per eccellenza del Cristianesimo (più importante del Natale, poiché tutti gli uomini vissuti sono nati, ma nessuno, morto, è risorto per la propria divinità!) sia motivo di divisione. Ut omnes unum sint, fu detto dal Signore nella preghiera sacerdotale dell’Ultima Cena, e ciò fu ripetuto nel Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II Magno in occasione dell’ora di preghiera della Curia Romana per l’unità dei cristiani il giorno 23 del mese di gennaio dell’anno 1981.
E sicuramente questo problema potrebbe essere risolto se, anziché far ricorso ad algoritmi che partono da una data dell'equinozio stabilita a priori, e a volte peggiorata da un computo basato su un calendario errato, si procedesse invece nel calcolo, sulla base del momento esatto degli eventi astronomici (equinozi & pleniluni).
Col trascorrere dei secoli, il calendario giuliano, come è noto, mostrò i suoi difetti, sia in termini di retrogradazione dell'equinozio (precessione) (tanto da fare scrivere a Dante ALIGHIERI: “prima che gennaio tutto si sverni/per la centesma ch'è laggiù negletta”, Par. XXVII, 142-143), sia in termini di previsione del plenilunio.
La prima causa di errore è ben nota: la durata dell'anno non e' di 365,25 giorni, ma di 365,242199 (cifra che dovrebbe essere quella data da Simon NEWCOMB alla fine dell'Ottocento per l'anno 1900), che comporta un errore di un giorno ogni 128,188694 anni (a fronte del giorno ogni 3323 del il calendario gregoriano!)
La seconda lo è meno: la durata media della lunazione non è di 29,530851 giorni (ossia di 365,25X19/235), ma di 29,530588, il che comporta un errore di un giorno ogni 307,4 anni!
Per conseguenza, la riforma del calendario dovette occuparsi anche del metodo di computazione della data di celebrazione della Pasqua (computus paschalis).
Per risolvere questo problema, cioè trovare un metodo per calcolare la data di questa importante festa religiosa, si sono mobilitati nei secoli le migliori menti di importanti & conosciuti sia astronomi che matematici, e diverse sono le variabili da cui dipende questo calcolo: la lettera domenicale, il numero d’oro, l’epatta.
Si possono individuare, tra i più diffusi, quattro procedimenti di calcolo (algoritmi) per tale data: il primo è dovuto a Dionigi (o Dionisio) il Piccolo, e fonde il ciclo lunare di Metone (mediante la conoscenza del numero d’oro) con quello solare; il secondo è dovuto a Carl Friedrich GAUSS, riproposto e modificato da Giuseppe TAVERNINI; il terzo è dovuto a J. M. OUDIN, ed è stato riproposto e modificato da Claus TØNDERING nel suo sito Frequently asked questions about calendars (Domande frequentemente poste sui calendari), e sotto molti aspetti è il più comodo, vantaggioso e universale di tutti, soprattutto se si effettuano i calcoli mediante l’elaboratore; il quarto è dovuto a Luigi (o Alvise) GIGLIO (o LILIO) GHIRALDI (medico & astronomo calabrese della corte papale, artefice, insieme col matematico gesuita tedesco Christopher CLAVIUS, nato Christoph CLAU, col matematico, astronomo & cosmografo Ignazio DANTI, al secolo Pellegrino Rainaldi DANTI, & col proprio fratello Antonio, della riforma del calendario che, dal papa allora felicemente regnante, Gregorio XIII, al secolo Ugo B(U)ONCOMPAGNI, che fortemente la incentivò, fu chiamata gregoriana), e richiede la conoscenza dell'epatta.
In realtà, di metodi ne esistono di svariati, limitandoci a citarne altri quattro: il primo è dovuto a Vincenzo BRONZIN, che è stato descritto da Bruno CESTER sulla rivista L'astronomia; il secondo è dovuto a Samuel BUTCHER, descritto nell’Ecclesiastical astronomy, e descritto successivamente da Harold Spencer JONES nella General astronomy, e descritto ulteriormente da Leopoldo BENACCHIO sempre nell’Ecclesiastical astronomy; il terzo è dovuto a Roland W. MALLEN; il quarto è dovuto a CARTER.
Esistono alcuni metodi empirici provenienti dalla saggezza popolare che risultano essere poco precisi e che ormai hanno solo una rilevanza puramente culturale & demologica; uno è immortalato in alcuni versi latini: “Post martis, nonas ubi sit nova luna require tertia lux domini proxima pascha dabit” (ovvero: "Dopo il sette di marzo la luna nuova cercate, contate tre domeniche e la Pasqua troverete"); l’altro è l’adagio di un vecchio motto: “Non c’è Sabato Santo al mondo, che il cerchio della luna non sia tondo”.
Poiché la ricorrenza della Pasqua deve ricadere all’interno di un periodo che va dal 22 marzo al 25 aprile, a seconda che essa avvenga nei primi giorni possibili, in quelli mediani o negli ultimi, da ciò derivano le definizioni (contrariamente alle accezioni comunemente date ai termini alto & basso, che rispettivamente indicano un evento caduto presto o tardi) di Pasqua bassa (dal 22 marzo al 2 aprile), Pasqua media (dal 3 aprile al 13 aprile) e Pasqua alta (dal 14 aprile al 25 aprile).
Riguardo all'Ultima Cena, infine, c'è da aggiungere che non tutti sono d'accordo che fosse la celebrazione della Pasqua giudaica. Se infatti i Vangeli sinottici parlano di una sala preparata per poter mangiare la Pasqua, il quarto Vangelo riporta che al mattino del venerdì i Giudei non vollero entrare nel pretorio di Ponzio Pilato per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua, denotando, quindi, che essa non era ancora stata festeggiata; lo stesso S. Giovanni, inoltre, parla del giorno successivo come di un giorno solenne, senza però dire che fosse Pasqua.
Ancora più arduo è cercare di identificare la data precisa dell'evento che le Chiese cristiane, sia cattoliche, che ortodosse, che evangeliche, ogni anno celebrano: evento che per gli uomini di fede è una speranza e che per tutti è il più grande mistero della Storia!
Cogliamo l’occasione per porgere i nostri auguri di una felice Pasqua (A fraylekhn Pesah) agli Ebrei (nostri fratelli maggiori in Abramo, santo, patriarca & padre di tutti i credenti) che la celebrano oggi!
Vorremmo concludere con un omaggio a (quasi) tutti i popoli della Terra, elencando, nella loro lingua la parola Pasqua (cercando, lì dove possibile, la pronuncia, il significato & l'origine ), e rivolgendo, sempre nella loro lingua l'augurio per tale festa!
Nella maggior parte delle lingue, nei paesi con un patrimonio cristiano, il nome di Pasqua deriva da פסח [Pesach]:
  1. Africano: Paasfees
  2. Albanese: Pashkët
  3. Amarico: [Fasika]
  4. Arabo: عيد الفصح [Aīd ul-Figh]
  5. Azero Pasxa Fish (pronunciato fis`h)
  6. Berbero: Tafaska (oggi è il nome dell'islamica "Festa del sacrificio")
  7. Catalano: Pasqua
  8. Danese: Påske
  9. Esperanto: Pasko
  10. Faroese: Páskir (plurale)
  11. Finlandese: Pääsiäinen
  12. Francese: Pâques
  13. Ebraico: פסחא [Pascha]
  14. Gallese: Pasg
  15. Giapponese: Seidai Pasuha (Santa & Gran Pasqua), utilizzato dai membri orientali ortodossi Greco: Πάσχα [Paskha]
  16. Irlandese: Cáisc
  17. Islandese: Pasen/Paasfeest
  18. Italiano: Pasqua
  19. Latino: Pascha/Festa Paschalia
  20. Malayalam: പെശഹ [Pæsa(c)ha]
  21. Ndebele settentrionale : Pasika
  22. Norvegese: Påske
  23. Persiano: [Pas `h]
  24. Polacco: Pascha
  25. Portoghese: Páscoa
  26. Rumeno: Paşte
  27. Russo: Пасха [Paskha]
  28. Scozzese: Casca
  29. Spagnolo: Pascua
  30. Svedese: Påsk
  31. Tagalog (filippino): Pasko ng Muling Pagkabuhay (Pasqua di Risurrezione)
  32. Tedesco del Basso Reno: Paisken
  33. Turco: Paskalya
  34. Ucraino: Паска [Paska]
Sulla base di "grande giorno" o "Grande Notte". Questo termine è utilizzato nella maggior parte delle lingue slave:
  1. Bielorusso: Вялікдзень [Vjalikdzěn']
  2. Bulgaro: Великден [Vělikděn']
  3. Ceco: Velikonoce
  4. Lettone: Lieldienas (plurale)
  5. Lituano Velykos (plurale)
  6. Macedone: Велигден [Veligden]
  7. Polacco: Wielkanoc
  8. Slovacco: Veľká Noc
  9. Sloveno: Velika no
  10. Ucraino: Вялікдзень [Vjalikdzěn']/Великдень [Vělykděn]
Sulla base di "Resurrezione":
  1. Armeno: Սուրբ Հարություն [Sourb Haroutiwn] (Santa Resurrezione)
  2. Bosniaco: Uskrs/Vaskrs (Resurrezione)
  3. Bulgaro: Възкресение Христово [Vazkresenie Hristovo] (Resurrezione di Cristo)
  4. Cinese: Fùhuó Jié (Festa della Resurrezione)
  5. Croato: Uskrs (Resurrezione)
  6. Coreano: Buhwalchol (Festa della Resurrezione)
  7. Georgiano: აღდგომა [Aĝdgoma] (Resurrezione)
  8. Giapponese: Fukkatsusai (Festa della Resurrezione)
  9. Lakota: Woekicetuanpetu (Giorno della Resurrezione)
  10. Macedone: Воскрес [Voskres] (Resurrezione)
  11. Serbo: Ускрс [Uskrs]/Васкрс [Vaskrs] (Resurrezione)
  12. Vietnamita: Lễ Phục Sinh (Festa della Resurrezione)
Su altre basi:
  1. Armeno: Զատիկ (Zatik/Zadik) (Separazione)
  2. Estone: Lihavõtted ("Prendere la carne")/Ülestõusmispühad
  3. Giapponese: Iisutaa (trasposizione in giapponese katakana di Easter)
  4. Inglese: Easter
  5. Maltese: L-Għid il-Kbir (La Grande Festa")
  6. Ossetico: куадзæн, da комуадз æ н (Fine del Digiuno)
  7. Persiano: عيد پاك (Festa casta)
  8. Tedesco: Ostern
  9. Tongano: Pekia (Morte [di un Signore])
  10. Ungherese: Húsvét (Prendere/Acquistare la carne)

Auguri!

  1. Africano: Geseënde Paafees!
  2. Albanese: Gëzuar Pashkët!
  3. Arabo: !فِصْحُ سعيدُ
  4. Basco: Ondo izan Bazko garaian!
  5. Bretone: Pask Seder!
  6. Bulgaro: Честит Великден!
  7. Cantonese: 閣活節! [Feukweutjit faaileok!]
  8. Catalano: Bona Pasqua!
  9. Ceco: Veselé Velikonoce!
  10. Coreano: 행복한 부활절이 되시길!
  11. Cornico: Pask Lowen!
  12. Croato: Sretan Uskrs!
  13. Danese: God Påske!
  14. Ebraico: !פסח כשר ושמח
  15. Esperanto: Feliĉan Paskon!
  16. Estone: Häid lihavõttepühi!
  17. Fiammingo: Zalig Pasen!
  18. Finlandese: Hyvää pääsiäistä!
  19. Francese: Joyeuses Pâques!
  20. Friulano: Buine Pasche!/Bune Pasche!
  21. Inglese: Happy Easter!
  22. Irlandese: Cáisc shona dhuit!
  23. Mannese: Caisht sonney dhyt!
  24. Slovacco: Radostné veľkonočné sviatky!
  25. Spagnolo: Feliz Pascua
  26. Galiziano: Boas Pascuas!
  27. Gallese: Pasg Hapus!
  28. Giapponese: イースターおめでとう!
  29. Giudeo-spagnolo: !פיליז פסח
  30. Greco antico: Καλόν Πάσχα
  31. Greco moderno: Καλό Πάσχα!
  32. Islandese: Gledilega paska!
  33. Indonesiano: Selamat Paskah!
  34. Latino: Prospera Pascha sit!
  35. Lettone: Priecīgas Lieldienas!
  36. Lituano: Su Šventom Velykom!
  37. Maltese: L-Għid it-tajjeb!
  38. Mandarino: 復活節快樂! [Fùhuójié kùailè!]
  39. Moldavo: Паште феричит!
  40. Montenegrino: Srećan Yskrs!
  41. Norvegese Bokmål: God påske!
  42. Olandese: Zalig Pasen!/Vrolijk Pasen!
  43. Osseto: Куадзæны хорзæх уæ уæд! (pl.) Куадзæны хорзæх дæ уæд! (sing.)
  44. Persiano: !عيد پاک مبارکù
  45. Polacco: Wesołych Świąt Wielkanocnych!
  46. Punjabi: ਈਸਟਰ ਖੁਸ਼ਿਯਾੰਵਾਲਾ ਹੋਵੇ॥
  47. Romeno: Paşte fericit!
  48. Russo: С праздником Пасхи!
  49. Scozzese: A' Chàisg sona!
  50. Serbo: Срећан Ускрс!
  51. Slovacco: Milostiplné prežitie!/Veľkonočných sviatkov!
  52. Sloveno: Vesele velikonočne praznike!
  53. Swahili: Heri kwa sikukuu ya Pasaka!
  54. Svedese: Glad Påsk!
  55. Tagicco: Maligayang pasko ng pagkabuhay!
  56. Tedesco: Frohe Ostern!
  57. Tailandese: สุขสันต์วันอีสเตอร์
  58. Turco: Paskalya bayramınız kutlu olsun!
  59. Ucraino: З Великодніми святами!
  60. Ungherese: Kellemes Húsvéti Ünnepeket!
  61. Volapük: Lesustanazäli yofik!
  62. Yoruba: Eku odun ajinde!
  63. Yiddish: !אַ פֿרײַלעכן פּסח
Siti con programmi per calcolare la Pasqua:
[dal 325 al 2500] cristiana cattolica (& cristiana evangelica); cristiana ortodossa (con data secondo il calendario giuliano & quello gregoriano); ebraica; + indicazione del ciclo solare, dell'indizione romana, del numero d'oro, della lettera domenicale del calcolo giuliano & di quello gregoriano, dell'epatta del calcolo giuliano & di quello gregoriano)
[dal 326 al 4099] cristiana cattolica (& cristiana evangelica); cristiana ortodossa (con data secondo il calendario gregoriano):
Per approfondimenti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Abramo_(patriarca)

giovedì 17 aprile 2008

Buon Natale!

E' ormai da chiunque risaputo che la data precisa del Natale sembra non coincidere affatto, né per giorno, né per mese, né per anno, con quella che siamo soliti celebrare, e cioè quel 25 dicembre dell'anno 753 dalla fondazione di ROMA, anno che il monaco Dionigi (o Dionisio) il Piccolo aveva posto come quello iniziale dell'era volgare.
Se già sull'anno vi sono problemi difficilmente sormontabili, per il mese e a ddirittura per il giorno l'impresa da ardua diventa pressochhé impossibile.
Molti studiosi hanno tentato di dare una risposta definitiva ad una delle domande più care alla storiografia di tutti i tempi: quando è nato veramente Gesù?
Tutti sanno che la festa attuale si sovrappose, per sostituirla del tutto (come tante altre feste cristiane!) ad una festa romana precedente, di stampo pagano: il dies natalis Solis Invicti; e chi, se non il Cristo, il Novello Sole di Giustizia, poteva essere celebrato in questo giorno, che vedeva già la nascita di un Sole Invitto, che altri non era, nel mondo romano, se non quel dio indo-persiano, di nome Mitra e appellato il Salvatore che, nato da vergine, aveva avuto 12 discepoli, era morto a 33 anni ed era risorto dopo tre giorni per donare, coi culti misterici con cui era adorato, la speranza di una vita nuova ai suoi seguaci? Questo culto, infatti, (mitraismo) fu il più concorrenziale al cristianesimo, arrivando a fondervisi sincreticamente.
Per altro questa data (o comunque questo periodo dell’anno, ovvero quello del solstizio d'inverno, quado il sole, cioè, sembra riprendere il vigore che aveva gradatamente perso) è associata in modo sorprendente (ma poi non tanto, se si pensa che molti dei sono identificati, in tutte le religioni, al sole, che non vinto da niente, neanche dalla morte, è fonte di speranza di vita!) alla nascita di svariate divinità, e non solo in contesti geografici che avevano contiguità & continuità col mondo giudaico.
Giusto mo' di esempio si citi il dio accadico-sumerico Sama/Utu; il dio posteriore babilonese (anch'egli accadico-sumero) Dumuzi/Tammuzi; il dio siriano Adone (per il quale William WILLIAMSON [pseudonimo di W. SCOTT-ELLIOT], nella Legge suprema: Studio sulle origini delle religioni e sulla loro unità fondamentale, scrive: "... alcuni dei primi Padri della Chiesa Cristiana asseriscono che la grotta di BETLEMME, in cui si celebravano i misteri di Adone, fosse quella in cui era nato Gesù"); il dio egizio Oro (rappresentato in braccio alla madre, la dea Isi[de]); il dio egizio Osiri(de) (padre del precedente, e anch'egli morto & risorto); il dio greco-romano Dioniso/Bacco; il dio norreno Freyr (che vuol dire Signore!); il dio maya Bacab (che si riteneva messo al mondo da una vergine di nome Chiribirias); il dio maya Kukulkán; il dio quiché Gukumatz (identificato col precedente); il dio azteco Quetzalcoatl (anch'egli, a sua volta, identificato coi precedenti); il dio azteco (Huitzil)opochtli; il dio inca (Con Tiqui) Viracocha (anch'egli appellato tra l'altro Signore, e per il quale c'è da precisare che la festa della sua nascita era celebrata sempre in occasione del solstizio d'inverno, ma che essendo nell'emisfero australe, e non, come per le popolazioni relate alle divinità precedenti, in quello boreale, ciò avveniva il 24 giugno!).
Per altro anche la data della morte del Cristo (e quindi della sua resurrezione!) sono state sottoposte ad un'attenta analisi da parte degli studiosi: di ciò ci riserviamo di farne oggetto di nostro interessamento in altra occasione.
In seguito ad un accurato studio effettuato sui Sacri testi e comparato coll'osservazione di eventi astronomici pregressi (comete, supernovae, congiunzioni astrali, &c.), associabili al fenomeno astronomico noto come Stella di BETLEMME (e impropriamente definito Stella Cometa), grazie all'ausilio di strumentazioni informatiche, uno studioso, l'astrofisico Michael R. MOLNAR, dopo innumerevoli ipotesi precedentemente formulate da svariati & variegati studiosi, tutte interessanti ed egualmente suggestive quanto valide, sembra che sia addivenuto alla conclusione che la data più probabile dell'evento che avrebbe trasformato la Storia, al punto da identificarne un prima e in un dopo, sarebbe il giorno 17 del mese di aprile dell'anno 6 avanti Cristo!
Come egli stesso nel suo libro La Stella di BETLEMME: L'eredità dei Magi riporta, tutto è iniziato, nel più puro stile "'Indiana' JONES", da una moneta romana di ANTIOCHIA, in cui è mostrato l'ariete Ram, simbolo del popolo ebraico e simbolo della costellazione omonima, e dove sono indicati dei fenomeni celesti compatibili col racconto neotestamentario dell'evangelista & apostolo S. Matteo.
L'ulteriore conferma alla sua ipotesi la ebbe nell'apprendere che le condizioni astronomiche di quel giorno erano state ritenute, da Giulio Firmico MATERNO, un retore & astrologo romano, annuncianti la nascita, sotto il segno degli Israeliti, di un essere immortale, divino & onnipotente.
Ecco perché oggi ci pregiamo di rivolgervi il nostro augurio, consci, come siamo, di commemorarlo da ormai 2014 anni!
In chiusura: la Natività di Giotto di BONDONE, prototipo dell'ipotesi cometaria.
Per approfondimenti:

sabato 12 aprile 2008

Dell'amicizia

A prescindere che anche l'inimicizia ha i suoi valori (molti nemici, molto onore!), è indubbio che l'amicizia nel corso della Storia e in tutte le culture ha riscosso sempre una particolare attenzione.
Ciò non solo lo è da parte delle persone semplici, che vivono essa come il naturale sbocco della socializzazione, caratteristica che ci contraddistingue dagli altri animali (l'uomo è un animale sociale, affemava Aristotele), ma, oltre ai poeti, agli scrittori, ai drammaturghi, agli sceneggiatori, ai musicisti e a quant'altri lavorano colla parola, libera o in versi, declamata o cantata, che del trinomio cuore, dolore, amore (termini che a buon diritto entrano anche in questa tematica) hanno fatto la base delle loro opere, ciò lo è anche da parte dei filosofi, che si sa, per costituzione, non si intendono di cose amene, ed esplicativa a riguardo è l'opera più celebre sull'argomento, il Lelio sull'amicizia di Marco Tullio CICERONE.
L'amicizia, nel tempo e nei luoghi, si è configurata in molteplici aspetti, tanto da essere connotata da elementi differenti, dipendenti anche dal contesto in cui essa allignava. Alcuni di questi non sempre sono condivisibili in culture distanti (nel tempo come nello spazio): per ciò basta ricordare il rapporto amicale tipico della Grecia classica, espresso egregiamente da Aristocle, più famoso come Platone, nel suo Simposio, con caratteristiche apertamente sessuali: certamente non proponibili in una dinamica prettamente "amichevole" nella nostra società (occidentale & contemporanea).
Per gli antichi Romani si identificava col senso di sodalitas, ovvero quella "solidarietà" che contraddistingue gli appartenenti a un gruppo umano accomunato da un medesimo scopo. Tipico, in tal senso, era il rapporto che contraddistingueva i legionari romani, traducibile col senso di "cameratismo" (ovvero di sentimento verso il "camerata" con cui si divide il luogo deputato al sonno e verso cui si deve avere fiducia nel turno di guardia sua e attenzione nel turno di guardia propria) che contraddistingue chi, ancora oggi, divide "pane & morte".
D'altronde il pane è uno degli elementi fondamentali dell'amicizia: condividere il pane, prototipo del cibo, è un po' come condividere la vita, e cosa sono i "compagni" se non degli amici con cui si con-divide la mensa (cum+panis); e ci fu qualcuno che intorno ad una Mensa invitò i Suoi Compagni a volersi bene e istituì un memoriale con cui tutti i suoi seguaci, ricordandosi di quella Mensa, si sentissero amici. Di più: fratelli.
Se nei rapporti umani dovrebbe prevalere l'em-patia (ovvero il "percepire dentro" l'altro, il mettersi nei panni dell'altro), nell'amicizia deve prevale la sim-patia (ovvero il "percepire con" l'altro, cioè il percepire insieme, il provare le medesime emozioni). Ecco perché spesso il tradimento dell'amico è vissuto più fortemente del tradimento della persona amata. In alcune lingue (come l'inglese e il tedesco), addirittura non vi è un corrispettivo della frase italiana "ti voglio bene" (frase certamente adatta a due amici) che viene comunque tradotta come "ti amo" (che a sua volta è molto forte in italiano, avendo acqusito, nella nostra lingua, una connotazione di stampo sessuale e quindi poco adatta al contesto).
Dagli amici ci si aspetta di essere compresi, capiti, quasi in modo intuitivo, al punto tale da poter affermare che i veri amici sono come gli uccelli: si incontrano al volo.
Ecco perché chi trova un amico trova un tesoro. Da cui: chi perde un amico perde un tesoro. E quindi: chi ritrova un amico ritrova un tesoro!
Dedicato a tutti gli amici che per incontrarsi in cielo spesso si scontrano sulla terra!
Nel corpo dell'articolo: tre imterpretazioni artistiche pittoriche dell'amicizia, nell'ordine, rispettivamente di: Pablo PICASSO, Egon SCHIELE & Keith HARING.
Per approfondimenti:

venerdì 4 aprile 2008

S. Isidoro di SIVIGLIA vescovo, Padre & Dottore "egregio" della Chiesa

La memoria odierna è dedicata a un santo spagnolo antichissimo, non molto venerato dalle nostre parti e non molto conosciuto da i non addetti ai lavori, il quale nel 2000 balzò agli onori della cronaca perché fu designato quale patrono della Rete dal Papa Giovanni Paolo II Magno.

Tale scelta fu indirizzata dal fatto che egli fu appassionato sostenitore della divulgazione delle informazioni (lo scopo precipuo della Rete!), in quanto autore di ben 30 opere sugli argomenti più disparati (la cui lista è riportata in calce) e, anche, dal fatto che l'opera sua più famosa e corposa (ben 20 libri!) Etymologiae sive Origines, la prima enciclopedia al mondo, può essere vista come progenitrice delle moderne basi di dati.

La preghiera suggerita al navigatore per Rete contextum è la seguente:

Affinché con la Sua intercessione,

possiamo dirigere le nostre mani ed i nostri occhi

solo verso ciò che fa piacere a Dio

e trattare con carità e pazienza tutti coloro che incontreremo in Rete.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.

Di seguito: il corpo sostanzioso delle sue opere.

OPERA

Opus

Quod manetNotæ

De disciplinis

De natura rerum ad Sisebutum regem liber

(superest)

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Differentiæ

(superest)

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Differentiarum appendix

(superest)

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Originum libri XX

(superest)

I 20 libri dell'opera, che fu conclusa ed edita da Braulio di SARAGOZZA, sono divisi per argomento:

Libri I-III: arti del trivio e del quadrivio;

Libro IV: medicina;

Libri V-VIII: giurisprudenza & vita religiosa;

Libro IX: etnologia (lingue, regni, eserciti, città);

Libro X: spiegazione di alcune parole difficili;

Libro XI: antropologia;

Libro XII: zoologia;

Libro XIII: cosmologia;

Libro XIV: geografia;

Libro XV: pietre & metalli;

Libro XVI: architettura;

Libro XVII: agricoltura;

Libro XVIII: guerra;

Libro XIX: navigazione;

Libro XX: economia domestica.

Epistulæ

Epistulæ

(superest)

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Explanatoria

Allegoriæ quædam Sacræ Scripturæ

(superest)

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In libros Veteris ac Novi Testamenti proœmia

(superest)

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In librum quartum Regum

(superest)

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Liber Numerorum qui in sanctis scripturis occurrunt

(superest)

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Quæstiones in Deuteronomium

(superest)

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Quæstiones in Esdram

(superest)

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Quæstiones in Exodum

(superest)

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Quæstiones in Genesin

(superest)

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Quæstiones in Iosue

(superest)

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Quæstiones in Leviticum

(superest)

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Quæstiones in librum Iudicum

(superest)

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Quæstiones in librum Maccabeorum

(superest)

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Quæstiones in Numeros

(superest)

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Historica

Chronica maiora

(superest)

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De viris illustribus

(superest)

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Dedicatio historiarum ad Sisenandum

(superest)

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Historia de regibus Gothorum Vandalorum et Suevorum

(superest)

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Moralia

De ecclesiasticis officiis libri II

(superest)

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De fide catholica contra Iudæos

(superest)

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De ortu et obitu patrum

(superest)

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Sententiarum libri III

(superest)

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Synonymorum libri II

(superest)

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Varia

Regula monachorum

(superest)

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Subditiva

De ordine creaturarum

(superest)

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De Veteri et Novo Testamento quæstiones

(superest)

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Per approfondimenti:

giovedì 3 aprile 2008

1973-2008: 35 anni di telefonia mobile cellulare

35 anni fa, come oggi, avveniva la prima chiamata effettuata con apparecchi portatili denominati (telefoni) cellulari o più semplicemente telefonini, anche se solo nel 1983 saranno prodotti i primi modelli commerciabili, al costo non certo economico di $ 3500 (attuali $ 7000!).
A compiere la prima telefonata mobile non veicolare, da un marciapiede del centro di MANHATTAN, a NUOVA YORK USA, fu Martin COOPER, capo della ricerca della Motorola e attualmente presidente, amministratore delegato e co-fondatore nel 1992 della ArrayComm, che contattando Joel ENGEL, suo omologo dei BELL Laboratories (più conosciuti come BELL Labs, da dove nel 1947 uscì probabilmente la loro invenzione più importante: il transistore), gli comunicava di essere riuscito nell'intento, seppur attaccato ad 1 kg di plastica e fili vari, prototipo del modello che in seguito sarà commercializzato col nome di DynaTac 8000X.
Successivamente, per tale invenzione, dichiarò di essersi ispirato al capitano James Tiberius KIRK della saga di Star Trek che colloquiava grazie al suo comunicatore.

In un'intervista rilasciata alla BBC, Marty, come affettuosamente si fa chiamare, confessò che non avrebbe immaginato che un giorno il telefono cellulare sarebbe potuto essere così piccolo al punto che si sarebbe potuto appendere al proprio orecchio o che addirittura lo avrebbero potuto incorporare sottopelle.
Ha inoltre sostenuto cheil mondo senza-fili è la libertà, che ha permesso di rendere la vita delle persone più confortevole e di promuovere la produttività, svincolando il numero di telefono da un luogo, fosse esso la casa o l'ufficio, per associarlo esclusivamente ad un solo individuo.
Inoltre, il fatto di aver dato questo "piccolo" contributo per migliorare la vita delle persone, lo fa sentire molto bene, al punto tale da fargli affermare di essere ricco al di là di ogni immaginazione in soddisfazione e in felicità e nella realizzazione di sé.

Chissà se ogni volta che digiteremo la tastiera del nostro apparecchio portatile, ci ricorderemo delle sue parole!
Per approfondimenti:

martedì 1 aprile 2008

Pesce d'aprile

Si avvertono tutti i "dittionauti" che la giornata odierna è dedicata ai pesci d'aprile.
Si invita pertanto a prestare molta attenzione per non cadere nella rete dei trabocchetti più o meno simpatici che sarà tesa all'uopo
nel mondo reale come in quello virtuale (la Rete per eccellenza!)
Non fate i pesci. Non abboccate!
Buon Pesce d'aprile a tutti!
Per approfondimenti:

domenica 23 marzo 2008

...Dio è risorto!

... ... ...
Ma penso...
che questa mia/tua generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi,
perché noi tutti ormai sappiamo
che se Dio muore è per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo Dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
nel mondo che faremo... Dio è risorto...
Dio è risorto,
in ciò che noi crediamo Dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
nel mondo che faremo... Dio è risorto...
Dio è risorto...
Francesco GUCCINI
Per visionare i video della canzone:

venerdì 21 marzo 2008

Dio è morto...

Ho visto...
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,
dentro alle stanze da pastiglie trasformate,
lungo alle nuvole di fumo di un mondo fatto di città,
essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
è un Dio che è morto,
ai bordi delle strade Dio è morto,
nelle auto prese a rate Dio è morto,
nei miti dell'estate Dio è morto...
Mi han detto...
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede,
nei miti eterni della patria e dell'eroe
perché è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l'ipocrisia di chi sta sempre colla ragione e mai col torto
è un Dio che è morto,
nei campi/in tutti di sterminio Dio è morto,
coi miti della razza Dio è morto,
con gli odi di partito... Dio è morto...
... ... ...

mercoledì 19 marzo 2008

S. Giuseppe castissimo sposo di Maria & padre putativo di Gesù

ATTENZIONE!
Nel giorno tradizionalmente dedicato al santo in questione veniamo a conoscenza che la Chiesa Universale quest'anno (come in tutti quelli in cui ricorre la medesima condizione!), ha spostato la solennità, anticipandola al sabato precedente, ovvero al 15 u.s., poiché coincidente con un giorno della Settimana Santa.
Il santo del giorno
(ma l’intero mese gli è dedicato!) è considerato ufficialmente dalla Chiesa Cattolica superiore a tutti i Santi e secondo solo alla Madonna, tanto da essere considerato patrono della Chiesa Universale, ed è nella devozione popolare investito di innumerevoli patronati.
Egli, infatti, è considerato il protettore
: dei padri di famiglia (che nell'accezione comune romana di pater familias accomunava le caratteristiche di rigore mitigato dall'affetto, rendendolo l'esempio, il modello, lo specchio non solo del padre propriamente detto, ma anche dello sposo devoto e, per la Chiesa, l'esempio dell'uomo ideale che sa obbedire al volere divino assumendosi responsabilità verso il prossimo rinunciando anche a propri diritti, per cui il giorno odierno è considerato la ricorrenza della Festa del papà!), delle famiglie (per cui viene celebrato insieme colla Madonna e con Gesù nella festività della Sacra Famiglia la domenica tra il 26 dicembre e l'1 gennaio, ovvero il 30 dicembre qualora in tale periodo non vi ricorra la domenica), delle ragazze da marito, dei friggitori (e si vedrà in seguito il perché!), dei carpentieri, degli ebanisti, dei falegnami (che da sempre sono i principali promotori della sua festa!), degli artigiani e degli operai in genere (per cui viene festeggiato come artigiano [o lavoratore] l'1 maggio, giornata quasi universalmente riconosciuta per la celebrazione della Festa dei lavoratori, comunemente detta Festa del lavoro), dei poveri, dei senzatetto, dei pionieri, dei migranti, dei moribondi (per i quali è invocato per l'ottenimento di una buona morte!), ed è anche invocato contro le tentazioni carnali e contro l’usura.
La festa a lui dedicata è associata ad alcune tradizioni, che se pur varianti di luogo in luogo, denotano comunque un denominatore comune, di provenienza popolare, a volte leggendaria quando non addirittura pagana.
Di provenienza popolare
è l'usanza ormai preterita di alcuni paesi della Sicilia (ma anche di altre regioni d'Italia), di invitare i poveri al pranzo del giorno, la cui mensa era benedetta da un sacerdote e servita dal padrone di casa. In alcuni luoghi, addirittura, il banchetto veniva allestito in chiesa e, mentre due sacerdoti servivano i poveri, un terzo predicava per nove volte, tante quante erano le pietanze che venivano servite.
Ciò a ricordo del rifiuto oppostogli quando, marito premuroso di una giovane donna gravida pronta al parto, chiese invano riparo per sé e per la moglie, mentre fuggitivi e perseguitati erano erranti in una regione forestiera. Atto altamente proditorio, che viola due sacri sentimenti dettati dallo ius gentium: l'ospitalità & l'amore familiare.
Leggendaria è l'origine di produrre e consumare in suo onore, soprattutto nell'Italia centromeridionale, dolci (soprattutto fritti [frittelle]) più o meno ripieni o guarniti di crema pasticcera e amarene (ma anche di ricotta), di varia foggia, fattura & nome (zeppole, bignè, frittelle di riso, frittelle all'uvetta, "sfinci").
Ciò in commemorazione, forse, del fatto che San Giuseppe, oltre che il falegname, dopo la fuga in Egitto, avrebbe anche fatto il venditore di frittelle, meritandosi così, almeno da parte del popolo romano, l’affettuoso nomignolo di S. Giuseppe frittellaio.
Infine pagano è il terreno in cui affondano le radici
dell'usanza di effettuare in tale ricorrenza dei falò, in varie parti d'Italia, al nord come al sud, uguali nella forma, nella sostanza e, a volte anche nel nome (focarine, di S. Giuseppe, appunto!). In quest'occasione, infatti, si bruciano i residui del raccolto nei campi e a tale scopo vengono accumulate grandi quantità di fascine in modo da creare enormi cataste di legna che vengono accese ai margini delle strade mentre sono serviti e offerti agli amici e ai viandanti piatti tipici, come, in Calabria, le "lagane" (specie di tagliatelle di origine greca) coi ceci, assieme ad altre leccornie tipiche della cultura contadina, il tutto accompagnato, oltre che dall'immancabile vino, dalla musica dei musicanti e dalle grida festose dei bimbi. Quando il fuoco sta per estinguersi, alcuni lo scavalcano con grandi salti, mentre le vecchiette, filando, intonano inni al santo.
Quest'ultima usanza, in alcuni luoghi era caduta in disuso, ma per fortuna l'amore per la propria terra e le proprie usanze & costumanze, ha indotto, chi crede ancora nelle tradizioni, a riportarle in auge.
Poiché la celebrazione del santo coincide colla fine dell'inverno
, ciò è avvenuto in sovrapposizione e successiva sostituzione per rimozione, delle feste pagane legate ai riti di purificazione agraria, denominate Liberali, perché dedicate al dio italico della fecondità, del vino e dei vizi Libero. Feste che iniziavano il 17 del mese e si protraevano nei giorni seguenti e prevedevano il riposo lavorativo e la distensione con feste e divertimenti, soprattutto da parte degli adolescenti che ricevevano dagli adulti la toga virile, facendo ufficialmente ingresso nella comunità dei grandi.
Per altro l'appellativo di "Padre", dato al dio, nonché la sua iconografia, che lo rappresentava con un ragazzo al suo fianco
(un po’ come San Giuseppe con Gesù!), non hanno che facilitato il processo di assimilazione.
Inoltre,
nel giorno dedicato al dio Libero Padre si consumavano focacce, tradizione che, successivamente, colla contaminazione della leggenda di un santo frittellaio, si è mutata in quella delle frittelle.
Per tutte queste motivazioni la festa laica del papà non poteva che essere celebrata in questa data, anche se solo quando giunse in Italia si decise in tal senso. Sembra infatti che l'usanza ci pervenga dagli USA, dove fu celebrata per la prima volta intorno ai primi anni del XX secolo, quando una giovane donna
decise di dedicare un giorno speciale a suo padre, il signore SMART, nel mese di giugno, in concomitanza del suo compleanno.
In principio nacque come festa nazionale, in seguito abrogata: ma ancora oggi continua ad essere una ricorrenza sentita da tutti, nonché un'occasione per le famiglie, e sopratutto per i bambini, per festeggiare i loro papà.
In virtù di ciò, accanto ai dolci più tradizionali, si sono affiancati i Biscotti del papà, un motivo in più per festeggiare in quel luogo, come la famiglia, dove sembra che sempre meno si festeggi più!
In fine permetteteci di riportare una poesia sul papà e, per chi crede, l'atto di consacrazione dell'Italia a S. Giuseppe.
PAPA'
Sublime parola racchiusa nel tuo cuore.
Angelo che segretamente guida i tuoi passi e vive della tua vita,
pronto a sempre dare, senza mai nulla chiedere.
Il sacrificio quotidiano della sua vita ti sia d'esempio.
E quando un giorno sarai chiamato al compimento dei tuoi doveri,
soltanto allora saprai quanto sia stato grande il suo amore.
X
ATTO DI CONSACRAZIONE DELL'ITALIA A S. GIUSEPPE
San Giuseppe, sposo di Maria Santissima, madre di Gesù e madre dell'Umanità, che hai voluto la nostra Italia disseminata dei suoi santuari, e che sempre hai guardato ad essa con lo stesso amore di predilezione con cui l'ha guardata Gesù, che volle stabilire il suo vicario in terra, il Papa, a te, oggi, noi consacriamo questa amata Italia e le sue famiglie.
Custodiscila, difendila, proteggila! Sia pura la fede; siano santi i pastori; siano copiose le vocazioni; sia sacra e difesa la vita; siano sani i costumi; siano ordinate le famiglie; sia cristiana la scuola; siano illuminati i governanti; regni ovunque amore, giustizia e pace.

Custodisci, difendi, proteggi, o provvido custode della Divina Famiglia, i nostri giovani, speranza di un mondo migliore, e gli anziani, radici della nostra fede e maestri di vita.

Ottienici con la tua potente intercessione, unita a quella della tua Santissima sposa, uomini nuovi che abbiano il coraggio di abrogare le inique leggi contro Dio e contro l'uomo, ereditate da un triste ed oscuro passato.

Con la tua protezione, o San Giuseppe, continui l'Italia ad essere centro vivo e di civiltà cristiana, faro di luce evangelica a tutto il mondo, terra di Santi per la gloria del Padre Celeste e per la salvezza di tutti gli uomini.

E, come un tempo scampasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così difendi la Santa Chiesa di Dio e la fede delle nostre famiglie da tutte le oscure insidie del male.

Gesù, Giuseppe e Maria, benedite, proteggete, salvate l'Italia!

Ritorni col vostro aiuto e per vostra intercessione a spalancare le porte a Cristo.

Amen.

Una delle tante focarine della scorsa notte.
Questa pubblicazione è dedicata a tutti coloro che si chiamano col nome del santo del giorno (varianti femminili comprese!) e a tutti i papà, a cui va il nostro pensiero e la nostra riconoscenza!
Per approfondimenti:

lunedì 17 marzo 2008

S. Patrizio vescovo

Il santo odierno, patrono d'Irlanda, così sentitamente festeggiato dalla comunità irlandese tanto in patria che all'estero, colla tipica calda devozione di un popolo d'amore, lo sentiamo particolarmente vicino, e non soltanto per le innumerevoli occasioni di festeggiamento che i tantissimi locali di ispirazione irlandese disseminati nelle nostre città ci propinano.
L'Irlanda & l'Italia, gli Irlandesi & gli Italiani, pur così lontani geograficamente e linguisticamente, possiedono dei tratti in comune che li rendono simili nella diversità.
Ambedue le terre
invase e ostelli secolari dello straniero stupratore; ambedue i popoli costretti alla migrazione e altrove reietti.
Ambedue le terre ancora non del tutto redente;
ambedue i popoli ancora non del tutto uniti.
Ambed
ue le storie intrise della medesima religiosità cattolica.
Anch
e le bandiere, nella loro similitudine, pur nella diversità delle loro proporzioni (2:1 & 3:2), sembrano sorelle!
Irlanda & Italia, Irlandesi & Italiani: due terre & due popoli.
D'amore!
Il trifoglio, uno dei simboli tradizionali irlandesi, collegato a S. Patrizio.
Per approfondimenti:

sabato 15 marzo 2008

“Guardati dalle Idi di Marzo"

E' questo l'avvertimento che l'augure Spirinna rivolge a Gaio Giulio CESARE, che quel giorno sarà comunque esortato a non andare al Senato da sua moglie Calpurnia, che aveva avuto un presentimento onirico di quanto stava per accadere. E “Beware the Ides of March” riecheggia dopo secoli nel dramma storico Giulio CESARE di William SHAKESPEARE.
Una volta, in una discussione del tutto informale, sentimmo un'affermazione che non pretendiamo essere né condivisa, né tanto meno veritiera, ma che comunque ci colpì.
Il raffinato e colto interlocutore sosteneva che i mali d'Italia avevano avuto origine coll'uccisione del suddetto.
Egli argomentava tale tesi col fatto che il popolo della nostra tanto amata e bistrattata nazione è stato da allora turlupinato da un gruppo di oligarchi affaristi, che col pretesto di impedire ad un solo uomo di raggiungere il potere, che probabilmente avrebbe esercitato per fare piazza pulita del marciume politico a tutto vantaggio dei ceti subalterni che mai avrebbero avuto l'opportunità di esprimersi, ha continuato a razziare impunemente, in nome della libertà.
Non sappiamo se è così, ma, rimandando ad altri l'analisi di quanto esposto, ci viene comunque da dire al popolo italiano, in accordo con Spirinna & Calpurnia: “Guardati dalle Idi di Marzo" (anche se quest'anno è il caso di guardarsi dalle idi di aprile & dal loro postridie!)
Per approfondimenti:

venerdì 14 marzo 2008

Giorno di Pi greco

Nell'enorme varietà di feste più o meno laiche, più o meno religiose, più o meno utili che il calendario ci propina nel corso dell'anno, ci si può imbattere in quella dell'odierna giornata.
Essa deriva dalla notazione angloamericana del giorno del mese 3/14, che tanto ricorda le prime tre cifre del numero reale irrazionale trascendente a cui è dedicata.
E' questa l'occasione per i matematici di tutto il mondo per organizzare feste, ovvero sfide matematiche mondiali in Rete (nel qual caso assume la denominazione di Giornata Mondiale della Matematica).
I puristi ritengono che sia necessario festeggiare all'1:59 (pm), in modo da adeguarsi all'approssimazione con cinque cifre 3.14159.
Ultima curiosità: è questa anche la data di nascita di uno dei più famosi scienziati della Storia: Albert EINSTEIN.
Quando si dice che la data è presagio!
Per approfondimenti:

sabato 8 marzo 2008

Giornata Internazionale della Donna

La giornata attuale, fortemente voluta negli anni in cui l'"altra metà del Cielo" (come ebbe a definirla il capo carismatico della Lunga Marcia), non poteva neanche immaginare di poter godere sulla carta della metà dei diritti della Terra, e fortemente festeggiata negli anni della contestazione giovanile, è divenuta, purtroppo, negli ultimi tempi una data festeggiata in modo duplice da due diversi filoni di pensiero: quello che propone i medesimi contenuti di sempre, spesso ormai consunti dalla Storia e del tutto non più attuali, e quello che li ha totalmente avulsi.
Il primo è il
caso dei movimenti femministi radicali di ispirazione veterocomunista che, con una punta di narcisismo, quasi di impronta omosessuale, tendono a voler dimostrare con argomentazioni, spesso pusillanimi, costantemente e pedissequamente, la superiorità della donna sull'uomo (ma forse dovremmo dire della femmina sul maschio!), partendo da considerazioni di tipo politico (vedendo la metà del Cielo a loro complementare come un insormontabile ed eterno ostacolo alla loro affermazione in ogni campo, accusandolo di maschilismo fallocratico) e finendo a considerazioni di tipo biologico (paventando scenari, a dir poco apocalittici, di un mondo totalmente abitato da donne, per via della possibilità, non del tutto teorica, di poter da sole, anche se coll'aiuto della scienza e della tecnica, riprodursi, quasi per partenogenesi), i cui incontri sono organizzati, gestiti, vissuti solo ed esclusivamente da donne in luoghi penosamente grigi che ci rimandano ad una tristezza di stampo sovietico.
Il secondo è il caso dei movimenti postfascisti di ispirazione neoliberista, che colgon
o tutte le occasioni di festa per avere l'opportunità di ostentare la propria ricchezza interiore (!) a suon di ostriche, sciampagna e caviale, i cui incontri, in luoghi da "bilionari" che poco concedono all'introspezione o al dialogo, prevedono la presenza del sesso forte solo per concedere agli occhi (e non solo!) il piacere di emozioni forti.
Tutt'e due penosamente e inconsapevolmen
te orientate sulla medesima via del maschio tanto vituperato, tanto da poter parlare di un vero desiderio di potere che potrebbe a buon ragione essere definito "colpocrazia".
Ci verrebbe da chiedere, allora, che senso ha celebrare, ancora oggi quella che comunemente è definita Festa della Donna?
Le motivazioni sono almeno triplici.
1. Se anche nel nostro mondo occidentale (colle sue caratteristiche di cultura, progresso, civiltà, ricchezza, &c.) i diritti per le donne sono ormai acquisiti sulla carta quasi ovunque, non sempre sono applicati nella realtà per ostacoli provenienti da diverse cause.
2. Vi sono varie altre parti del mondo che per le medesime cause non vedono i diritti suddetti neanche sanciti teoricamente.
3. Quand'anche si dovesse giungere (ci auguriamo il più brevemente e incruentemente possibile!) al riconoscimento in ogni dove nell'umana famiglia della parità totale dei diritti delle donne e degli uomini, la data che tanto ha significato in questo lungo e sofferto
percorso dovrà rappresentare un monito, per le generazioni a venire, di quanto sia stato importante l'impegno profuso da tanti esseri umani (donne e uomini!) perché le rappresentanti il gentil sesso non rappresentassero solo la metà del Cielo!

La mimosa (Acacia dealbata): simbolo floreale della giornata.

In apertura: le
tre Grazie.
Per approfondimenti:

sabato 1 marzo 2008

1938-1968-2008: ovvero il "nero" D'ANNUNZIO, il "rosso" Sessantotto e la "grigia" memoria (negata)

Cosa hanno in comune Gabriele d'ANNUNZIO, principe di Monte Nevoso, e il Sessantotto?
A prima vista niente. Il luogo comune, uno dei più acerrimi nemici della Verità, li vorrebbe in posizioni diametralmente opposte.
Ma noi amiamo i "tipi" che fanno la Storia, non gli "stereo-tipi" che la distruggono!
Ed è per questo che non ci piace fermarci né alle app
arenze, né ai sensazionalismi che una cultura superficiale e approssimativa tramanda ad uso e consumo di ignoranti pseudoacculturati da strapazzo.
Tanto
per cominciare hanno una data in comune: oggi.
Nel giorno odierno si commemora l'anniversario della morte del Duca Minimo, nonché quello della così detta "Battaglia di Valle Giulia". Ma quest'anno, inoltre, la ricorrenza è piena: rispettivamente 70.o & 40.o dei due avvenimenti.
Non è nostra intenzione in questa sede parlare né, in particolare, dell'evento summenzionato, né, in generale, del fenomeno della Contestazione giovanile, che vide elevare l'anno '68 a simbolo del rinnovamento dei sistemi valoriali e delle strutture sociali tradizionali: per ciò ci riserviamo un'altra occasione.
E' in realtà nostra intenzione porre l'accento su come la partigianeria e il settarismo possano alterare la realtà, e indirizzare la storia da magistra vitae ad ancilla ideologiae.
Il fatto stesso che non sia stata pubblicizzata nella giusta modalità mediatica nessuna iniziativa atta a commemorare un uomo che non fu solo scrittore, drammaturgo, poeta, nonché disegnatore dei costumi dei propri drammi, ma anche combattente (di terra, di mare e di cielo!), uomo politico, ideatore, artefice e comandante di spedizione militare (l'Impresa di FIUME), nonché capo di Stato (!), è indice di come sia caduta in basso la cultura nella nostra nazione.
L'esperienza vissuta da coloro che ebbero la ventura di vivere gli anni della Reggenza Italiana del Carnaro (prima) e dello Stato Libero di FIUME (dopo), quegli anni sì diciamo noi "formidabili", come ebbe a dire, riferendosi invece agli anni contestatari qualche tempo fa Mario CAPANNA, animatore sessantottino della scena studentesca milanese, nonché capo storico di un movimento extra-parlamentare in seguito confluito nel parlamentarismo, di nome Democrazia Proletaria, fu un'esperienza che a ben conoscerla farebbe a dir poco impallidire quella dei giovani contestatori di più recente memoria.
La "fantasia al potere" non fu una novità richiesta circa 40 anni or sono da un gruppo, seppur numeroso, di giovani sfaticati, capelloni, drogati, fancazzisti, ignoranti, sporchi, trasandati, vuoti, proletari (nelle parole, ma schifosamente borghesi nella realtà), pacifisti (sempre nelle parole, ma ancora una volta schifosamente violenti nella realtà) [e per queste due ultime caratteristiche si veda quello che scrisse Pier Paolo PASOLINI proprio in occasione della Battaglia di Valle Giulia!], ma una novità attuata circa 90 anni fa, non certo da uomini (e donne) di basso profilo!
Lo Stato corporativo teorizzato dalla Carta del Carnaro, vera e propria costituzione dettata dal sindacalista rivoluzionario Alceste DE AMBRIS e curata nello stile dal Comandante, che incarnando l'ideale di bellezza la fa uscire dai canoni dei testi costituzionali, rappresenta ancora oggi una delle esperienze più ardite di autogoverno che nulla ha che invidiare alle esperienze di autogestione di sapore sessantottino.
La libertà, la democrazia, la giustizia non furono solo parole: divennero fatti!
Dall'equidistanza dai due materialismi dell'individualismo liberista e del collettivismo socialista, al riconoscimento di lingue diverse da quella maggioritaria per le minoranze etniche; dall'istruzione primaria obbligatoria, al salario minimo per il lavoratore, sufficiente per una vita dignitosa; dall'assistenza in caso di malattia o di disoccupazione involontaria, alla pensione di vecchiaia; dall'uso dei beni privati, all'inviolabilità domiciliare; dall'inviolabilità personale, al risarcimento dei danni per errore giudiziario o per abuso di potere; dall'introduzione del sistema referendario, sia in chiave propositiva che abrogativa, all'incompatibilità di funzioni diverse; fino a teorizzare lo Stato come una vera repubblica fondata sul lavoro, che garantisse le autonomie locali e riconoscesse la sovranità collettiva senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di classe e di religione (!!!).
Per il giorno della sua dipartita l'almanacco "Barbanera" aveva vaticinato la "morte di una personalità": fosca previsione che il Vate aveva sottolineato con una matita rossa.
Strano destino il suo: nel passato se ne sarebbe conosciuta anche la morte, nel futuro se ne sarebbe dimenticata pure la vita!
Per approfondimenti:

venerdì 29 febbraio 2008

Via libera!

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domenica 17 febbraio 2008

Cossovo nazione?

Alle 15:51 di oggi il Parlamento del Cossovo, Provincia Autonoma della Serbia, ha dichiarato la sua indipendenza, proclamandosi Stato sovrano.
Questo almeno di fatto, perché, di diritto la posizione del Cossovo è piuttosto controversa, in quanto la comunità internazionale è divisa a riguardo.
Nella definizione della situazione entra in gioco il diritto internazionale, colle molteplici interpretazioni a cui esso va incontro. Esso, infatti, contempla il principio all'autodeterminazione dei popoli, ma, al contempo, il rispetto della legislazione interna degli Stati che regolarmente siedono all'ONU, nella fattispecie, la Serbia.
Potrebbe venire in aiuto la Risoluzione 1244 del 1999 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. In base ad essa il Cossovo è stato provvisto di un parlamento e di un governo provvisori ed è stato posto sotto il protettorato internazionale UNMIK e NATO in attesa di un accordo internazionale.
Purtroppo si è giunti alla data ultima, il 10 dicembre 2007, con un nulla di fatto. Quando, cioè, è scaduto il periodo dei negoziati condotti dall'ONU, lasciando la Serbia e il Cossovo praticamente sulle rispettive posizioni. In base sempre a tale risoluzione, il mancato accordo internazionale farebbe sì che, sul piano legale, resti valida la risoluzione stessa, che contempla la sovranità della Serbia sul Cossovo.
Ma, non ostante ciò, le autorità cossovare erano comunque orientate alla proclamazione dell'indipendenza in modo unilaterale, soluzione presa in considerazione dalla maggioranza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, cha già aveva appoggiato l'unico precedente di Timor Est, ma avversata dalla Russia e dalla Cina.
La dualità della visione internazionale è riflessa anche tra gli Stati membri dell'Unione Europea. In tale consesso si associano ai due Stati summenzionati la Spagna, la Romania, la Grecia e Cipro. Ufficialmente tale posizione è giustificata col rispetto delle norme del diritto internazionale, realmente è dettata dalla concreta paura di innescare un pericoloso effetto domino con ripercussioni a livello globale.
E' infatti indiscusso che più gruppi etnici, il più delle volte alloglotti nel contesto statale in cui sono inglobati, ovvero professanti una confessione religiosa differente da quella ufficiale o tradizionalmente maggioritaria nel contesto nazionale, chiedano, da più o meno tempo, con motivazioni più o meno valide e con modalità più o meno pacifiche, l'autonomia amministrativa, se non, addirittura, l'indipendenza.
E gli Stati che si sono schierati nel fronte del "No" lo sanno benissimo, vivendo al loro interno numerose realtà con aspirazioni a volte anche secessionistiche.
Senza entrare nello specifico delle varie nazioni e minoranze etniche che nei vari paesi guardano con particolare attenzione ai movimenti autonomistici ed indipendentistici, basta citare, per la Spagna, i Paesi Baschi e la Catalogna; per la Romania, la parte ungherese della Transilvania; per la Grecia, gli Arvaniti dell'Epiro; per Cipro, la Repubblica Turca di Cipro del Nord.Per non parlare della Russia e della Cina, le cui spine nel fianco sono più numerose e più consistenti: due casi emblematici sono, infatti, rispettivamente la Cecenia e il Tibet.
Riguardo alla Russia, inoltre, vi è da considerare, ovviamente, anche la riduzione del prestigio della stessa, che nel corso della storia ha sempre giocato il ruolo di alma mater et magistra dei popoli slavi tutti, e che sempre più vede limitato il suo ruolo a livello mondiale e, nella fattispecie, a livello continentale.
In tutto ciò la visione degli Stati che si sono schierati nel fronte del "Sì" risulta alquanto debole, lasciando intravvedere motivazioni prettamente di carattere geopolitico (economiche & strategiche). Infatti anche all'interno di essi vi sono movimenti con spinte centrifughe.
Anche in questo caso, senza entrare nello specifico, basta ricordare, per il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord, l'Irlanda del Nord stessa; per la Francia, la Corsica; per l'Italia, la Padania e l'Alto Adige/Sudtirolo.
Il riconoscimento della nuova entità statuale, infatti, difficilmente potrà essere fatta passare da tali paesi come una legittimità dettata dalla volontà di autodeterminazione della componente albanese (maggioritaria) del Cossovo! Ma, piuttosto, sarà da tutti avvertita come l'ennesima volontà di gestire un territorio abitato da popolazioni tradizionalmente antislave, in funzione anche, se non addirittura, antirussa; tentativo già sfruttato, infatti, in passato dai tedeschi, che, durante l'ultimo conflitto mondiale, costituirono la 21.a Divisione Waffen SS da montagna "Skanderbeg" (1.a Albanese), impiegando essenzialmente personale albanese cossovaro di religione musulmana. Il principale obiettivo dello sterminio della popolazione serba cossovara portò al massacro di una buona parte di essa, e all'esodo forzato dei superstiti verso la Serbia stessa.
Giusto a complicare ulteriormente la situazione, già problematica di suo, vi sono le istanze, a loro volta, dei serbi cossovari, che rappresentano una "minoranza nella minoranza", concentrati a nord del fiume Ibar, in un territorio definito Cossovo del Nord, che già dal 1999 si è dichiarato indipendente dal Cossovo stesso (!).
Un vero e proprio vicolo cieco, in cui nessuno riesce a trovare la via giusta per sortirne. Infatti: i serbi cossovari rifiutato qualsiasi forma di collaborazione con il governo cossovaro albanese; la maggioranza di essi, inoltre, non solo non accetta la possibilità di vivere in un Cossovo indipendente, ma rifiuta l'opportunità di vivere in un Cossovo che, non ostante sia unito alla Serbia, sia governo dalla maggioranza albanofona.
Anche l'eventuale proposta della secessione di questo territorio non trova d'accordo nessuno: né il Cossovo, né l'ONU, né la Serbia stessa. Persino i serbi cossovari arricciano il naso a tale soluzione, in quanto la maggioranza degli stessi, sebbene dispersi, nonché i luoghi più importanti della loro tradizione si trovano nel resto della regione.
Se pur volessimo ascoltare gli echi della storia, anche in questo caso non troveremmo una soluzione: essa, infatti, non ci viene in aiuto, risultando alquanto lacunosa a riguardo. Gli studiosi di entrambi gli schieramenti, pertanto, non sono concordi sulle origini etniche della regione, accusando gli omologhi di faziosità.
Per altro, anche il suo status giuridico all'interno della Iugoslavia rappresentava un'anomalia, essendo stato riconosciuto alle altre componenti quello di Repubblica, che gli conferiva costituzionalmente l'oppotunità della secessione, mentre ad esso e alla Voivodina (a forte componente ungherese), quello semplice di Provincia Autonoma, senza tale diritto.
In conclusione, per gestire al meglio queste situazioni, sarebbe opportuno che l'ONU diventi veramente un'organizzazione di nazioni e non già di Stati, o almeno non solo di essi, col compito di avviare uno studio approfondito delle varie, innumerevoli etnie che compongono la grande famiglia umana, delineando grazie, a studi approfonditi che tengano conto di svariati elementi (storici, geografici, etnici, culturali, &c.), i confini corretti da richiedere per ottenere un territorio dove vivere pacificamente, in libertà e con dignità .
Nel corpo dell'articolo, nell'ordine: la bandiera nazionale, lo stemma statale e la bandiera presidenziale del Cossovo.
Per approfondimenti:

venerdì 15 febbraio 2008

Ss. Faustino presbitero & Giovita diacono martiri

In tempi di par condicio alla festa degli innamorati si doveva rispondere coll'istituzione della festa degli "scoppiati". Forse perché i soldi degli ultimi fanno "parimenti" gola di quelli dei primi.
Pecunia non olet!

giovedì 14 febbraio 2008

S. Valentino vescovo martire

Ancora un santo, ancora una festa (quasi comandata!).

Il
nostro pensiero e i nostri auguri oggi vanno non già agli innamorati, i quali non hanno certo bisogno di un giorno particolare dell'anno, specificamente a loro dedicato, per ricordarsi del loro amore, che se è vero, sincero, puro ha le caratteristiche divine della contemporaneità della trascendenza e dell'immanenza, sia quando si connota come il fuoco che vampa della passione dei primi momenti, sia quando si connota come la brace che cova dell'affetto degli ultimi tempi.
No, il
nostro pensiero e i nostri auguri oggi vanno a tutti coloro che non credono all'odioso ricatto del mondo del materialismo & co(nsumismo) che pretende di distribuire il diploma di verità, sincerità e purezza a quegli amori che saranno festeggiati oggi, e che pertanto vivranno il giorno odierno come uno dei tanti magici giorni che hanno, nel bene e nel male, la ventura di vivere insieme.
Come Natura crea & come Amore comanda!

domenica 10 febbraio 2008

Giorno del Ricordo

Tale giornata è stata istituita, con legge dello Stato "in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale".
Dopo anni di colpevole silenzio, dettato da irragionevoli ragioni politiche, lo Stato italiano ha deciso di mettere una toppa alla vergognosa situazione scaturita dalla penosa condizione di alcune popolazioni italiane: della Venezia Giulia (Province di TRIESTE e GORIZIA), dell'Istria (ex Provincia di POLA), del Carnaro (ex Provincia di FIUME) e della Dalmazia (ex Provincia di ZARA).
Tali popolazioni, oltre all'onta di vedersi considerati stranieri in Patria in seguito all'invasione e cessione del loro territorio allo straniero (il nemico di sempre!), sono stati oggetto di una vera e propria pulizia etnica, costretti all'esodo, disprezzati in Italia, ridotti al silenzio e infine dimenticati se non addirittura condannati moralmente.
La giornata odierna, anche se fortemente voluta da una certa parte politica, deve essere considerata un momento di unità per l'intera comunità nazionale, che deve sempre considerare le ferite inferte ad una parte di sé stessa come inferte a tutto il corpo sociale. E da ciò scaturiscono i nostri disappunti nei confronti di chi, fortemente ideologizzato, vuole negarne il ricordo o, all'opposto, vuole strumentalizzarlo.
La giornata odierna, anche se fortemente voluta dall'Italia, deve essere considerata un momento di aggregazione per l'intera Europa, che deve sempre ricordare che i movimenti nazionali di indipendenza e unità hanno la loro ragion d'essere e la loro legittimazione nel rispetto delle altre comunità nazionali. E da ciò scaturiscono i nostri disappunti nei confronti di chi, esasperato da secoli di odio etnico, a sua volta amplificato da ideologizzazioni politiche, vuol negare l'accaduto con una vera e propria "congiura del silenzio", senza per questo passare a loro volta sotto silenzio le responsabilità italiane durante il periodo dell'annessione al rimante suolo patrio.
Sono già di un anno le recriminazioni di ZAGABRIA HR alle parole dure, come sanno essere solo quelle vere, del nostro presidente Giorgio NAPOLITANO, ma pur sempre vive, sicuramente ancora sentite e mai del tutto smentite con azioni concrete, se è vero, come purtroppo lo è, che la controversia tra i presidente croato Stjepan MESIĆ e il nostro fu sedata solo dopo la convocazione dell'ambasciatore croato da parte del Ministro degli Esteri Massimo D'ALEMA e dopo il pronunciamento dell'Unione Europea, che metteva in forse la candidatura europea della Croazia: una lieve marcia indietro, quindi, e solo per meri motivi di interesse e non di amore per la Verità!
Era infatti alquanto singolare che critiche che riferivano di "elementi di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico" venissero da quella parte dell'Adriatico dove ancora sono vive le ferite delle stragi inter- ed intra-slave, tanto da configurarsi quasi come una guerra fratricida, e dove gli strascichi di tale odio sono ancora presenti nelle continue secessioni e proclamazioni d'indipendenza di paesi da operetta.
Come era altresì singolare vedere trattato il nostro presidente alla stregua di uno scalmanato razzista, che avrebbe intenzionalmente archiviato "i crimini fascisti", quasi non avesse una storia alle spalle che lo consegnasse alla memoria come uno dei più sinceri comunisti.
Tale "reazione inconsulta" per aver detto la verità sulla questione dell'Italia orientale irredenta, per aver parlato di un "disegno annessionistico slavo che prevalse nel trattato di pace del 1947 e che assunse i sinistri connotati di una pulizia etnica".
Se ci vuole così poco per essere considerati fascisti, in questo giorno, tutti gli italiani colla memoria lunga non affetti da improvvisa e selettiva amnesia, lo siamo.
Con in testa il nostro presidente!
In apertura: le armi della Città di GORIZIA, della Città di TRIESTE, dell'Istria, della Città di FIUME e della Dalmazia.
In chiusura: le armi della Provincia di GORIZIA, della Provincia di TRIESTE, della Città di POLA, della Città di ZARA e le bandiere della Reggenza Italiana del Carnaro e dello Stato Libero di FIUME. xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx xxx
Per approfondimennti:

mercoledì 30 gennaio 2008

Eroi di carta e uomini di cartone

In mezzo a tanti veri uomini mediocri, uomini di cartone, spesso la frequentazione di fumetti (certamente non la più nobile delle arti figurative, ma di sicuro una delle più diffuse e pervasive della nostra società!) può farci imbattere in personaggi che, per le loro personalità, psicologia, carattere, &c., possono essere considerati a tutti gli effetti degli eroi, per cui, non ostante il loro essere spesso di fantasia, rappresentano per i lettori dei veri punti di riferimento, dato il loro valore e il loro coraggio.
Ultimamente ci siamo imbattuti in un personaggio non del tutto nuovo, ma a noi sconosciuto, che oltre alle caratteristiche solite dell'eroe, ha anche il valore aggiunto di non dover essere elaborato dalla cultura dell'Estremo Oriente (come, per altro, il nostro Capitan HARLOCK!), e quindi importato, ma è del tutto europeo nella elaborazione delle storie, e italiano nella concezione.
Egli è Dago, il Giannizzero Nero, al secolo Cesare RENZI.
http://it.wikipedia.org/wiki/Dago

domenica 27 gennaio 2008

Giorno della Memoria

Oggi noi chiniam la fronte davanti ad una tragedia che non ha colpito solo un'etnia, ma l'Umanità intera; non solo perché insieme cogli ebrei sono stati interdetti, perseguitati, internati e trucidati esseri umani appartenenti a quelle categorie che un'idea folle e criminale indicava come "sottouomini" (slavi, pazzi, testimoni di Geova, omosessuali, &c.), ma perché, fossero stati colpiti anche solo appartenenti ad una categoria umana, l'Umanità intera si sentirebbe doverosamente offesa, non solo perché colpita, ma anche perché si sentirebbe di aver prodotto, al suo interno, i responsabili di tale mostruosità.

Due uomini nella storia hanno espresso il loro giudizio sulle morti di massa: tutti e due rimandano a quella vertigine che noi umani proviamo di fronte ad esse.

L'uno, tale Napoleone BONAPARTE, disse che se si uccide un uomo si è un assassino, mille uomini un grande generale, un milione di uomini un dio.

L'altro, tale Josif Vissarionovič DŽUGAŠVILI (in arte Stalin!), che l'uccisione di un uomo è un assassinio, quella di un milione di uomini statisica.

Di genocidi è costellata la storia; ma mentre quelli del lontano passato ci sembrano relegati, insieme colle ombre da cui sono usciti, in un tempo ormai lontano che ci sembra non più attuale, perché ci illudiamo di aver epurato dall'Umanità stessa quella ferocia beluina che li ha scatenati, quelli del passato recente ci fanno rabbrividire, facendoci provare una sensazione di spaesamento, in cui non riusciamo a collocare quell'idea di Uomo che le "magnifiche sorti e progressive" sembravano ormai definitivamente avere attualizzato.

Per dirla alla Thomas MANN, parafrasandolo, l'Uomo nel corso della storia ha raggiunto "vette sublimi ed esecrabili abissi".

"Mai più!" è stato il grido di dolore e di speranza che da più parti si è innalzato ad un cielo che è sembrato sordo. Ma la storia ha continuato a ripetersi: Ruanda, Bosnia-Erzegovina e, attualmente, Sudan gli esempi a noi più vicini.

"Mai più!" è il grido strozzato e commosso che dobbiamo indirizzare all'interno di noi stessi, perché i nostri occhi non possano mai più vedere negli occhi dei fratelli la luce del sole spenta per sempre.

Amen!

Per approfondimenti:

domenica 20 gennaio 2008

S. Sebastiano martire

Anche oggi, come tutti i giorni, se buttiamo lo sguardo al calendario, accanto alla data troveremo il nome di un santo.

Questa volta però il nostro interesse non è indirizzato alle "virtù eroiche" di quello del giorno, ma bensì al significato che lo stesso ha assunto nel contesto di una delle culture "alternative" che tanta parte stanno avendo nella società contemporanea.

Non è nostro interesse, in questa occasione, entrare nel merito della cultura in questione, per la discussione della quale ci riserviamo un'altra circostanza, ma semplicemente di esporre una curiosità a molti sconosciuta.

Non è un caso che, in apertura, si sia scelto un dipinto del pittore Michelangelo MERISI, detto il CARAVAGGIO!

Buona lettura. "Alternativi" & non!

Per approfondimenti: